L’uscita di Grillo contro il M5s e il partito di Alessandro Di Battista per le elezioni

L’ennesima uscita di Beppe Grillo contro il M5s targato Giuseppe Conte ha movimentato i movimentisti. Gli ex che hanno lasciato i grillini prima o dopo la svolta “governativa” dell’Avvocato del Popolo aspettano una mossa del fondatore. Tra questi c’è Alessandro Di Battista, che ha già l’associazione Schierarsi e che è ancora indeciso sulla possibilità di partecipare alle prossime elezioni politiche. Mentre l’ex fondatore punta di più sulla causa pendente a Roma su nome e simbolo.
La distanza tra Grillo e M5s
Nella sentenza d’appello del tribunale di Genova del 2021 su nome e simbolo, ricorda il Corriere della Sera, veniva sottolineata la continuità ideologica tra le associazioni che allora gestivano il partito grillino. Ora Grillo rimarca sempre una distanza. L’udienza si terrà a gennaio 2027, anche se si parla di un ricorso al procedimento cautelare, che potrebbe accorciare i tempi. Ma l’intenzione di Grillo nel post è anche politica. Lo si capisce quando scrive che le domande che hanno fatto nascere il Movimento «non sono scomparse, sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere».
Di Battista e Beppe Grillo
L’elettorato che nel frattempo ha abbandonato l’M5s è tornato ad astenersi. Alcuni, secondo i flussi, ora sostengono Roberto Vannacci. Poi c’è la frangia raccolta dietro Di Battista. Nell’associazione ci sono l’ex ministra Barbara Lezzi e l’ex capogruppo stellato Alessio Villarosa. Alcuni di loro sperano in una discesa in campo alle prossime elezioni. La raccolta firme per il referendum sull’abolizione dei finanziamenti pubblici ai giornali è stata vista come un test. Ma Dibba ha ancora dubbi. La presenza di un nuovo soggetto politico, vicino all’elettorato movimentista, potrebbe oltretutto complicare i piani e gli equilibri del Campo largo. Schierarsi potrebbe drenare il bacino elettorale delle forze di centrosinistra. Attingendo agli indecisi sostenitori fino ad ora di Pd, M5S e Avs.
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Davide Casaleggio
Intanto torna a farsi sentire Davide Casaleggio: «I meet up erano la rivoluzione del 2005, i movimenti digitali quella del decennio scorso. La prossima ha due facce. La prima sono gli agenti civici: assistenti AI personali che leggono per te i bilanci pubblici, ti avvisano quando una delibera tocca il tuo quartiere, ti fanno partecipare a una consultazione in cinque minuti invece che in cinque ore. Quando il costo della partecipazione crollerà, milioni di cittadini rientreranno in gioco. La seconda faccia sono i partiti sintetici: organizzazioni politiche costruite attorno all’AI, capaci di ascoltare ogni iscritto, sintetizzare milioni di posizioni in tempo reale e trasformarle in proposte. Come i movimenti digitali hanno sorpreso i partiti del Novecento, i partiti sintetici sorprenderanno quelli di oggi. La politica che conta le poltrone non se ne è ancora accorta. Se ne accorgerà».

