Ai domiciliari (o in comunità private) i tossicodipendenti fino ad 8 anni di carcere. M5s: «Usciranno i black bloc»; FnV: «È il Mondo al contrario»

I detenuti tossicodipendenti con condanne a pene detentive inferiori a 8 anni – o a 4 anni, secondo i casi previsti – potranno godere della detenzione domiciliare per tossicodipendenti se esiste una «correlazione tra la tossicodipendenza o l’alcoldipendenza e il reato». A sancirlo è la legge passata in via definitiva oggi, 29 luglio, alla Camera, dopo il sì del Senato. Un ddl presentato su proposta del Ministro della Giustizia Carlo Nordio – la cui assenza in Parlamento è stata sottolineata dall’opposizione – e del Ministro della Salute Orazio Schillaci, al quale in Aula si sono opposti M5s e Futuro Nazionale, mentre le altre opposizioni si sono astenute. Soddisfazione, invece, dalla maggioranza che ha parlato di «una legge che valorizza i percorsi terapeutici».
Cosa prevede la nuova legge
La nuova legge, approvata in via definitiva in mattinata alla Camera, con 153 sì, 42 no e 82 astenuti, prevede che soggetti con comprovati problemi di tossicodipendenza sottoposti a una condanna a pena detentiva, anche residua e congiunta a pena pecuniaria, non superiore a otto anni, possano richiedere in ogni momento «di proseguire o intraprendere un programma terapeutico socio-riabilitativo residenziale o semiresidenziale» presso una struttura privata accreditata» o «in una struttura pubblica residenziale del servizio sanitario nazionale specializzata per la cura e la riabilitazione delle tossicodipendenze o alcol dipendenze».
L’opzione della detenzione domiciliare terapeutica è riconosciuta anche a chi sia già soggetto a un programma terapeutico in corso, e la richiesta può essere avanzata in qualunque momento al tribunale a patto che esista una «correlazione tra la tossicodipendenza o l’alcoldipendenza e il reato». Il giudice potrà così accoglierla, se il pubblico ministero ha prestato il suo consenso, nel caso in cui ritenga che il programma contribuisca al concreto recupero del richiedente e prevenga il pericolo che egli commetta altri reati. Il magistrato di sorveglianza dispone così di 45 giorni per l’applicazione della misura detentiva alternativa.
Per quali reati è prevista la detenzione domiciliare terapeutica
La possibilità di beneficiare della detenzione domiciliare terapeutica è offerta a persona tossicodipendente o alcoldipendente sottoposta a «una pena detentiva, anche residua e congiunta a pena pecuniaria» all’interno di una condanna inferiore a 8 anni per reati ordinari e per rapina aggravata (art. 628, terzo comma), ed estorsione aggravata estorsione aggravata (art. 629, secondo comma).
Per gli altri reati previsti all’interno dell’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario, tra i quali figurano terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, associazione mafiosa, tratta di persone e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, la possibilità di trasformare la pena in detenzione domiciliare terapeutica è prevista solo in caso di condanna inferiore a 4 anni.
I reati esclusi dalla norma
Nel testo della nuova legge è riportato che la detenzione domiciliare non è prevista per i «reati indicati dall’articolo 444» comma 1-bis, del codice di procedura penale, per i quali è esclusa la possibilità di ricorrere al patteggiamento, «ovvero nei confronti di coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, o recidivi».
La soddisfazione del Presidente del Consiglio
Dal Governo, arriva il commento soddisfatto del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: «Soddisfazione per l’approvazione definitiva della legge che rafforza la concreta possibilità, per chi è stato condannato per reati commessi sulla spinta della tossicodipendenza, di affrontare un percorso di recupero in detenzione domiciliare in comunità invece che restare in carcere». «Una vittoria su più fronti»: per «chi usufruirà di questa opportunità», per «la popolazione penitenziaria» e per la «sicurezza di tutti», prosegue la nota diffusa da Chigi. E infine un testo, si precisa, arricchito anche dal «contributo delle opposizioni».
L’emendamento di Futuro Nazionale e il voto contrario
Dura la replica di Futuro Nazionale, che in Aula ha votato contro al ddl, e che a sua volta aveva presentato un emendamento “pro-Roggero”, giudicato però inammissibile. «È il Mondo al contrario. Si dice che il tossicodipendente o l’alcolista che fa una rapina può avere diritto alla detenzione domiciliare, ma chi esce e si difende non può beneficiarne», ha tuonato Gianangelo Bof di Futuro Nazionale.
L’emendamento avanzato da FnV prevedeva che «la detenzione domiciliare» potesse essere concessa anche in caso di reato commesso «in conseguenza di stati emotivi, purché determinati da un impulso contingente insorto in stato di provocazione, ovvero in reazione a reiterate condotte prevaricatrici o vessatorie», in assenza di motivi abietti o futili e di premeditazione. Evidente il riferimento al caso Roggero, per il quale FnV rivendica: «Noi cerchiamo di aiutarlo in Aula e oggi ci si inventa un cavillo procedurale all’interno di questo provvedimento».
La critica da M5s, Pd e Italia Viva
A parlare per il M5s nel corso della seduta prima delle votazioni è stata Valentina D’Orso, annunciando il voto contrario dei pentastellati e denunciando la pericolosità di una misura che rischia di mandare «in comunità di recupero anche il black bloc che in Val di Susa spacca la testa al poliziotto», insieme a persone che si macchiano di gravi reati. Una legge, continua, avanzata per di più proprio da chi ha introdotto «una cinquantina di nuovi reati e un numero di aggravanti di cui si è perso il conto».
«Pura propaganda» e gioco sporco con il proprio elettorato, denuncia D’Orso, senza che venga data risposta alla «domanda di giustizia e di certezza della pena che proviene dalle vittime e dalla collettività». Contestate, inoltre, le parti che prevedono l’individuazione di una «correlazione tra dipendenza e reato»: «Ma cosa si intende? Non lo avete scritto», continua D’Orso. Una previsione che rischia di risultare «troppo discrezionale» e per la quale la nuova legge prevede l’istituzione di una commissione di esperti, «che ancora oggi non esiste», e alla quale sono ora concessi 120 giorni per emanare le linee guida.
Dalla dem Debora Serracchiani era invece arrivata la denuncia per un irrisolto sovraffollamento delle carceri, mentre Roberto Giachetti, deputato di Iv-Casa Riformista, ha parlato di una «versione rinnovata dell’annuale specchietto per le allodole»: «I detenuti tossicodipendenti sono 19.755 e i circa 13277 posti letto nelle comunità terapeutiche sono in gran parte occupati». Limitante, inoltre, che della nuova misura possa «beneficiare poi solo chi è in cura al SerT (Servizio per le Tossicodipendenze) e non è recidivo: ovvero una minima parte dei detenuti tossicodipendenti», ha concluso.
Il punto di vista dal mondo del carcere
Dalle realtà vicine al mondo del carcere, la referente di CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti), Sonia Caronni, fa sapere: «Accogliamo con un atteggiamento positivo il fatto che la maggioranza abbia recepito le proposte di emendamenti che ha elaborato un gruppo di lavoro di cui CNCA ha fatto parte», riferendosi in particolare alla cancellazione dello spettro del carcere-comunità privato con la previsione del coinvolgimento di strutture pubbliche residenziali del servizio sanitario nazionale. Continua, però, con una precisazione: «Dobbiamo riconoscere che questo strumento è assolutamente inadeguato per fronteggiare a situazione critica del sovraffollamento carcerario che in questo momento stiamo vivendo in Italia».
Una novità solo in parte, inoltre, perché «esistono già degli strumenti molto simili a quello della detenzione domiciliare speciale», ma non vengono applicati per «sovraccarico del lavoro della Magistratura di Sorveglianza, numero esiguo dei funzionari giuridico-pedagogici (ce n’è uno a 100) e per un sotto-organico dei SerT interni al carcere».
Foto copertina: Il ministro della Giustizia Carlo Nordio durante le comunicazioni sullamministrazione della giustizia, Camera dei Deputati, Roma 21 gennaio 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI

