Sovraffollamento record, suicidi in aumento e sempre meno misure alternative: qual è la situazione delle carceri? – Il rapporto

Sempre più detenuti, sempre meno spazio e un clima di crescente tensione dentro gli istituti penitenziari italiani. Il XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, presentato oggi, racconta un sistema carcerario segnato da sovraffollamento cronico, aumento dei suicidi, carenza di attività trattamentali e progressiva riduzione delle misure alternative al carcere. Un quadro che, secondo l’associazione, sta trasformando le carceri in luoghi sempre più chiusi e incapaci di favorire il reinserimento sociale.
Su 190 istituti penitenziari, soltanto 22 non risultano sovraffollati
Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che, considerando quelli realmente disponibili, scende a 46.318. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%. Sono 73 gli istituti con un affollamento pari o superiore al 150%, mentre in otto carceri si supera addirittura il 200%. Su 190 istituti penitenziari, soltanto 22 non risultano sovraffollati. E questo nonostante il “Piano carceri” annunciato dal governo. Secondo Antigone, dall’avvio del piano i posti disponibili sono diminuiti di 537 unità.
Aumenta la presenza dei giovani
A cambiare è anche il volto della popolazione detenuta. Se fino al 2010 i detenuti under 40 rappresentavano oltre il 60% del totale, alla fine del 2025 erano scesi al 43,9%. Crescono invece gli over 50, passati dal 15,8% del 2010 al 29,5% attuale. Parallelamente, però, aumenta anche la presenza dei più giovani. I detenuti tra i 18 e i 20 anni sono passati dall’1% del 2021 all’1,6% del 2025, mentre quelli tra i 21 e i 24 anni sono tornati a crescere fino al 5%.
Il 60% trascorre l’intera giornata chiuso in cella
Oltre il 60% delle persone detenute – si legge nel rapporto – trascorre quasi l’intera giornata chiusa in cella e solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi, sostiene l’associazione, diverse circolari del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria hanno ulteriormente limitato libertà di movimento, attività e aperture verso l’esterno.
Una stretta che, secondo il rapporto, non ha prodotto maggiore sicurezza. Le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono aumentate del 12,4%, passando da 2.154 a 2.423 episodi, mentre quelle tra detenuti sono cresciute del 73%, passando da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025. In aumento anche gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza (+27,6%).
Il dramma dei suicidi
Drammatico il capitolo sui suicidi. Nel 2025 almeno 82 detenuti si sono tolti la vita in carcere. E dall’inizio del 2026 i suicidi sono già 24. In meno di un anno e mezzo sono morte suicide 106 persone detenute. Nel solo 2025 i decessi complessivi sono stati 254, il dato più alto registrato da decenni. Restano altissimi anche gli episodi di autolesionismo: oltre 2.000 ogni 10mila detenuti, il che significa che mediamente una persona detenuta su cinque compie gesti autolesivi.
E il reinserimento sociale?
Nel rapporto Antigone punta il dito anche contro l’inefficacia del sistema sul fronte del reinserimento sociale. Oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione, mentre quasi la metà è già stata in carcere da una a quattro volte. Il 10,6% vi è entrato da cinque a nove volte e il 2,7% più di dieci volte. A incidere, secondo l’associazione, è anche la scarsità delle opportunità offerte all’interno degli istituti. Solo il 29,3% dei detenuti lavora e, nella maggior parte dei casi, alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Appena il 4,9% lavora per soggetti esterni, il 7,9% frequenta corsi di formazione professionale, il 31% segue percorsi scolastici e solo il 3% è iscritto all’università.
Quasi nulle le misure alternative alla detenzione
Nel frattempo rallentano anche le misure alternative alla detenzione. Nel 2025 le prese in carico per l’affidamento in prova ai servizi sociali sono diminuite da 26.151 a 24.627, mentre i nuovi casi di detenzione domiciliare sono scesi da 14.247 a 13.519. Eppure, alla fine del 2025, oltre 24mila detenuti avevano una pena residua inferiore ai tre anni e avrebbero potuto potenzialmente accedere a misure alternative.
I bambini in cella e il decreto sicurezza
Il rapporto dedica poi un focus alle donne detenute e ai bambini in carcere. Al 31 marzo 2026 erano 26 i bambini presenti negli istituti penitenziari insieme alle loro 22 madri detenute, contro gli 11 registrati un anno prima. Un aumento che Antigone collega direttamente alle modifiche introdotte dal decreto sicurezza, che ha eliminato l’obbligo di rinviare l’esecuzione della pena per donne incinte o con figli sotto l’anno di età. Nel complesso, le donne detenute sono 2.804, pari al 4,4% della popolazione carceraria italiana. La maggior parte vive in sezioni femminili all’interno di istituti prevalentemente maschili, spesso in condizioni di forte isolamento.
«Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro»
E poi c’è un progressivo irrigidimento nella gestione delle attività culturali e sociali. In diversi istituti italiani, dalle attività teatrali ai laboratori di lettura fino ai progetti sportivi, molte iniziative sarebbero state sospese o limitate per l’assenza del nulla osta del Dap. Dal 2018 al 2024, ricorda infine il rapporto, i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30mila ricorsi presentati da detenuti che denunciavano trattamenti inumani o degradanti, in gran parte legati al mancato rispetto dello spazio minimo di tre metri quadrati per persona. «Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro», afferma il presidente di Antigone Patrizio Gonnella. «È un carcere dove persone e operatori sono più soli e più abbandonati». Ed è proprio questa la fotografia che emerge dal rapporto: un sistema sempre più affollato e sempre meno capace di assolvere alla sua funzione costituzionale di rieducazione e reinserimento sociale.

