La lettera di Cesare Battisti dal carcere: «Qui senza diritti, vorrei rivedere mio figlio»

Cesare Battisti chiede che gli vengano riconosciuti i diritti previsti dall’ordinamento penitenziario. Lo fa con una lettera inviata al quotidiano La Nazione dal carcere di Massa Carrara, dove è detenuto dal 2023. Nella missiva, l’ex appartenente ai Proletari armati per il comunismo (Pac), arrestato in Bolivia nel 2019 e condannato all’ergastolo per quattro omicidi commessi negli anni Settanta, denuncia una «disparità di trattamento» e il mancato accesso ai benefici previsti dalla legge, come permessi premio e semilibertà. Al centro dell’appello anche la richiesta di poter riabbracciare il figlio.
La lettera dal carcere
Nel testo, composto da due pagine e recapitato al giornale tramite la cognata, Battisti ripercorre la propria situazione detentiva. «Mi trovo a scontare la condanna all’ergastolo in un carcere di media sicurezza, ossia da detenuto comune poiché non mi è applicabile l’articolo 41bis, il famigerato ostativo, né altre misure restrittive determinate dall’autorità giudiziaria – scrive -. Il totale della pena scontata fino a oggi è di 17 anni e qualche mese, ovvero, da sette anni già sono dentro i termini per il legale accesso ai benefici penali previsti dall’ordinamento penitenziario. Il mio ingresso nel carcere di Massa, dopo cinque anni d’isolamento differenziato, doveva essere l’occasione per sbloccare gradualmente i benefici previsti».
Il permesso (negato) per vedere il figlio
Battisti racconta di aver ricevuto indicazioni positive riguardo alla possibilità di ottenere un primo permesso, motivato anche dalle condizioni psicologiche certificate del figlio minore. L’idea, spiega, era quella di consentirgli qualche ora fuori dal carcere per incontrare il ragazzo, avviando successivamente un percorso di progressiva concessione dei benefici. L’iter, però, si sarebbe interrotto dopo il parere negativo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). L’ex terrorista riferisce che nel dicembre 2025 il magistrato di sorveglianza gli aveva prospettato, in videoconferenza, la concessione del permesso. A distanza di mesi, tuttavia, la decisione definitiva non sarebbe ancora arrivata.
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Le condizioni detentive
Battisti lamenta, inoltre, il recente trasferimento in una cella condivisa con altri due detenuti. Una situazione che, a suo dire, gli impedirebbe di dedicarsi alla scrittura e ad altre attività svolte in passato all’interno del carcere. «Questo mi impedisce di esercitare la mia attività di scrittore, né qualsivoglia altra attività creativa o pedagogica – si legge nella lettera -, grazie alla quale potevo interagire con istanze culturali che intervengono all’interno del sistema penitenziario».
Il parere del legale
Il suo avvocato, Davide Steccanella, parla apertamente di «ostruzione», sostenendo che Battisti avrebbe già maturato i requisiti non solo per i permessi premio, ma anche per la semilibertà. Secondo il legale, altri ex appartenenti alla lotta armata oggi godrebbero già di misure più favorevoli. Dalla direzione della casa di reclusione di Massa, al momento, non sono arrivate dichiarazioni ufficiali sul caso.
Foto copertina: ANSA/ETTORE FERRARI | L’ex militante dell’estrema sinistra Cesare Battisti arriva scortato dalla polizia italiana all’aeroporto di Aeroporto di Roma-Ciampino, in Italia, il 14 gennaio 2019

