Ultime notizie Delitto di GarlascoEurovision Song ContestJannik SinnerMaldiveModena
ATTUALITÀAccoltellamentiAutoEmilia-RomagnaInchiesteModenaSalute mentaleSanitàSocial mediaTentato omicidio

Salim El Koudri, l’attentatore di Modena e il disturbo schizoide: «Una mail contro i «bastardi cristiani”»

18 Maggio 2026 - 05:14 Alessandro D’Amato
salim el koudri attentatore modena disturbo schizoide
salim el koudri attentatore modena disturbo schizoide
Le indagini: «Non sono cristiano e per questo non mi fate lavorare», scriveva nel 2021. La schizofrenia e il blocco di Meta. Le scene al bar a torso nudo e le descrizioni dei compagni di scuola: una persona «colta», il «secchione», sempre «il primo della classe»
Google Preferred Site

Salim El Koudri, figlio di immigrati marocchini nato a Bergamo, cittadino italiano e laureato, è un soggetto «a cui è stato diagnosticato un disturbo schizoide di personalità». Ovvero la schizofrenia. In una email mandata alla sua università ha scritto contro i «bastardi cristiani», ma poi ha chiesto scusa. Potrebbe aver ritenuto di aver subito discriminazioni ma non ha mai dato segnali di radicalizzazione islamista strutturata. Dalla perquisizioni e da una prima analisi dei telefoni non emergono collegamenti con reti di propaganda terroristiche. A dirlo oggi è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a Il Giornale, il quale così manda un segnale anche all’interno del governo sull’attentatore di Modena e sulle polemiche interne al centrodestra.

Salim El Koudri e il disturbo schizoide di personalità

«Non sono cristiano e per questo non mi fate lavorare», scriveva Salim El Koudri in una mail che risale al 2021. «La tentata strage è l’effetto di una pura emulazione di attacchi terroristici, attraverso cui sfogare la propria rabbia», secondo una fonte vicina alle indagini. «Non emerge una matrice jihadista: nessuno, dopo aver travolto volutamente i passanti, lo ha sentito urlare o esclamare in arabo frasi come Allah o akbar (Dio è grande, ndr) o morte agli infedeli», è la conclusione. El Koudri è stato in cura dal 2022 al 2024 in un centro di salute mentale in provincia di Modena. «Ma poi si è allontanato non rispettando più gli appuntamenti», spiega chi segue il caso. Interrompendo anche l’assunzione dei farmaci prescritti.

La schizofrenia di Salim El Koudri

«Non ha alcun profilo Instagram attivo. Meta lo aveva bloccato sui social tempo addietro a causa di messaggi volgari, offensivi e schizofrenici, che sfociavano in molestie sessuali», spiegano ancora gli investigatori. Il Corriere della Sera racconta che El Koudri frequentava l’American Bar di Ravarino, frazione di Modena, che si trova davanti a una caserma dei carabinieri. «Ogni volta la stessa scena. È stato da sempre un tipo strano, ma ultimamente era peggiorato e si era fatto anche particolarmente molesto. Qualche settima fa si era persino spogliato e, a torso nudo, pretendeva di entrare nel locale. Le mie dipendenti oramai avevano il panico quando lo vedevano arrivare. Aveva anche degli scatti d’ira e all’improvviso andava via sbattendo con forza la porta», dice il titolare della tabaccheria Roberto Veronesi.

L’American Bar di Ravarino

Un’altra barista aggiunge: «Si vedeva subito che era un po’ fuori di testa. Mi chiedeva sempre un caffè macchiato, poi si sedeva in un angolo e restava per ore da solo. Non parlava con nessuno e restava lì a smanettare col telefonino. Non l’ho mai visto in compagnia di qualche amico. Un solitario totale». L’auto che ha usato per la tentata strage è una Citroen C3 grigia. Giuseppe Leggio, vicino di casa, lo racconta come «un tipo molto taciturno, ma ultimamente si vedeva che era molto cambiato: aveva qualcosa dentro che lo agitava». E ancora: «In continuazione usciva con l’auto, poi tornava indietro e due minuti dopo usciva ancora. Era sempre esagitato e poi c’è un altro particolare che ho notato: stava perennemente al telefono, urlando in continuazione con qualcuno all’altro capo».

La tabaccheria

Il padre fa l’operaio in un’azienda di Nonantola. Lui e la moglie sono persone tranquille: «Nulla a che vedere col carattere del figlio». «L’altra sera hanno caricato l’auto e sono andati via». Forse dalla figlia, di tre anni più piccola di Samil, che è sposata e pare sia andata ad abitare fuori Ravarino. In tabaccheria «prendeva sempre una scatola di sigarini piccoli da 3 euro, e un gratta e vinci da un euro». Di solito «fissava il muro dei gratta e vinci per dieci minuti prima di scegliere». Secondo il titolare era «inquietante», al punto che in tabaccheria le ragazze del turno di mattina «avevano paura». «Una decina di giorni fa si è tolto la maglietta fuori dall’ingresso e pretendeva di entrare a torso nudo, ovviamente l’ho mandato via. Non nascondo di averlo trattato piuttosto ruvidamente».

Sconvolto e confuso

La sindaca Maurizia Rebecchi fa sapere che «è residente a Ravarino dal 2000. Ma noi come Comune non abbiamo mai ricevuto segnalazioni di alcun genere, né su di lui né sulla sua famiglia, sono praticamente sconosciuti ai nostri servizi sociali». L’avvocato che lo assiste, Francesco Cottafava, dice che è «sconvolto e confuso». Nell’interrogatorio davanti al procuratore Luca Masini si è avvalso della facoltà di non rispondere. La procura ha disposto il fermo con le accuse di strage e lesioni aggravate dall’uso dell’arma. Chi lo conosce lo descrive come persona «colta», il «secchione», sempre «il primo della classe». E parla di tensioni per l’assenza di lavoro.

La domanda

Secondo Libero alla prima domanda degli inquirenti ha risposto: «Vivo in un Paese di razzisti». Ora si trova in isolamento, in una cella singola senza nessuno vicino, e «appare spaventato» (dicono fonti penitenziarie). Guarda la tivù e parla poco, non dà confidenza a nessuno, «è in uno stato di confusione totale».

leggi anche