Osama e Mohammed Shalaby, i due egiziani che hanno disarmato Salim El Koudri a Modena: «In Italia da 30 anni, sogniamo una casa popolare»

Sono due uomini egiziani, padre e figlio, quelli intervenuti sabato pomeriggio a Modena per dare manforte a Luca Signorelli, disarmare e immobilizzare Salim El Koudri, il 31enne che aveva appena investito in auto i passanti. Si chiamano Osama e Mohammed Shalaby. E oggi parlano per la prima volta, nel giorno in cui a Modena sono arrivati per omaggiare il coraggio dei cittadini sia Sergio Mattarella che Giorgia Meloni. «Non abbiamo avuto paura, siamo egiziani, abbiamo paura solo di Dio», dice Osama, 56 anni, di mestiere muratore. Nel momento di massimo bisogno, quando El Koudri minacciava col coltello Signorelli, già a terra, non ha esitato a intervenire insieme al figlio Mohammed, 20 anni.
L’intervento decisivo e il sogno della cittadinanza
Osama e Mohammed hanno raccontato quei momenti frenetici e poi la soddisfazione di aver “consegnato” l’uomo alle forze dell’ordine. Sono seguiti moltissimi ringraziamenti, di cui si dicono ben contenti. Ora però, proprio nel giorno in cui la Lega parla di «integrazione fallita» e rilancia la sua battaglia per rendere revocabili i permessi di soggiorno, avanzano un’aspirazione, se non una richiesta. «Sono trent’anni che vivo in Italia ma non sono cittadino italiano», fa notare Osama: «Spero che il mio gesto serva a qualcosa. Il nostro sogno è una casa popolare in cui vivere tutto insieme con la famiglia».
Le reazioni di Mezzetti e Piantedosi
Già questa mattina il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, era intervenuto per allargare lo spettro di lodi e ringraziamenti. «Oltre a ringraziare ancora una volta Luca Signorelli, sottolineo che tra quelli che lo hanno immobilizzato c’erano cittadini stranieri, quindi non bisogna mai generalizzare come si fa in queste ore, vedo tanti avvoltoi», ha detto Mezzetti. Dopo i due egiziani ad accorrere sul luogo e contribuire a bloccare El Koudry sono stati infatti anche alcuni negozianti pachistani della zona. Sollecitato su questa evenienza dai cronisti, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha risposto così: «Non abbiamo mai avuto dubbi che la condizione di cittadinanza non fosse pregiudizialmente caratterizzante della capacità di distinguersi per senso civico».

