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Ceuta, l’inchiesta su criminali e jihadisti. Il Ppe: «Rispedire indietro ogni singola persona»

04 Agosto 2026 - 06:38 Alessandro D’Amato
ceuta sanchez gruppi criminali
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Sánchez in vacanza mentre il tribunale apre un'indagine. L'arresto di un membro di un gruppo terroristico e la polemica sulla regolarizzazione di mezzo milione di migranti
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Il premier spagnolo Pedro Sánchez è in vacanza. È stato immortalato durante un bagno nelle acque davanti alla residenza reale di La Mareta. È arrivato sabato, durante la crisi di Ceuta. Intanto il tribunale dell’Aduienca Nacional ha chiesto alla polizia un rapporto un rapporto sull’ingresso «irregolare massiccio» di migranti a Ceuta. Per accertare se vi sia stata «un’azione coordinata e diretta». E c’è un video pubblicato dal giornale El faro de Ceuta in cui si vede un barchino pieno di migranti sbarcare di notte nella Spagna continentale proveniente dalla città autonoma. E proprio a Ceuta è stato arrestato un jihadista che si era recato in Siria nel 2016 per unirsi a un gruppo terroristico islamico. La deputata del Ppe Cayetana Álvarez de Toledo attacca il premier: «La nostra sovranità è a rischio».

L’inchiesta sui criminali a Ceuta

Ad aprire l’inchiesta sui criminali a Ceuta è statata la magistrata Maria Tardon. I reati ipotizzati sono favoreggiamento dell’immigrazione illegale, traffico di persone, organizzazione criminale e omissione del dovere di perseguire i reati. «Chiedo al governo del Marocco di indagare chi c’è dietro queste reti, chi ha la responsabilità, chi ha organizzato tutto, attraverso le mafie, e chi ha ingannato queste persone», ha detto invece la ministra della Difesa spagnola Margarita Robles. Secondo alcuni media spagnoli dietro l’ondata di migranti ci sarebbe Fouad Ali El Himma, consigliere e amico personale del re del Marocco Muhammad VI. Il quale avrebbe sfruttato la crisi migratoria per screditare il primo ministro Aziz Akhannouch in vista delle elezioni politiche del 23 settembre.

Jihadisti e clandestini

Il video del giornale El Fato mostra un barchino attraversare i 17 chilometri che dividono Ceuta dalle coste spagnole. Un gruppo è riuscito a raggiungere la spiaggia di Levante a La Línea de la Concepción. Tutti questi gruppi sono stati fermati, ma non si sa quanti invece siano sfuggiti ai controlli. Poi c’è l’arresto del jihadista. Era stato espulso in passato dalla Spagna. La deputata del Partito Popolare di Spagna Cayetana Álvarez de Toledo dice intanto che «Sanchez è un problema per l’Europa intera». Secondo l’onorevole «il Marocco sta sfruttando la debolezza del fallimentare governo di Sanchez e mette alla prova la resistenza del nostro Paese. Sanchez ha promesso che la consegna del Sahara Occidentale al Marocco avrebbe favorito una nuova fase delle relazioni con il nostro vicino».

«Rispedire a casa ogni singola persona»

Secondo Álvarez de Toledo la Spagna dovrebbe «dichiarare che l’integrità territoriale spagnola non è negoziabile e va difesa, perché ne va della sovranità europea. Dobbiamo rispedire indietro ogni singola persona entrata illegalmente nel nostro Paese. Ce ne sono ancora migliaia: Ceuta ha circa 80mila abitanti e più di 60mila migranti sono entrati illegalmente in poche ore. Inaccettabile». E una volta finita l’emergenza «si deve blindare il confine terrestre. I nostri cittadini hanno diritto a sentirsi sicuri e protetti, è il primo dovere di uno Stato. Rinforziamo la Polizia, la Guardia civile e se necessario le Forze armate. Ovviamente insieme all’Ue e a Frontex».

Mezzo milione di regolarizzati

La maxi-regolarizzazione dei migranti ha invece portato «un grave danno alla nostra sicurezza collettiva. È il metodo Sanchez: mette sempre la sopravvivenza politica sua e dell’estrema sinistra davanti agli interessi comuni europei». Ma è stata la Corte suprema a vietare i respingimenti dei migranti che arrivano via mare. «La Corte non scrive la legge, la applica. Il Partito popolare ha avvisato a più riprese il governo di rafforzare la legge e di prendere precauzioni per il rischio di un’ondata di massa. Da giorni le autorità di Ceuta avvisavano la Moncloa di questo pericolo».