Ceuta, la Spagna attacca l’Italia sui migranti: «Governo Meloni non all’altezza». Il Viminale: «Con noi crollati gli sbarchi»

La crisi migratoria di Ceuta dev’essere affrontata come una questione europea, con solidarietà tra gli Stati membri, ma «ci sono stati alcuni governi che non sono stati all’altezza» e «il governo italiano è uno di questi». A parlare è il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, che in un’intervista a Tve attacca l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni alla vigilia della riunione dei ministri dell’Interno Ue. Rispondendo alle critiche di Roma sulla gestione della crisi migratoria a Ceuta, Albares ha sottolineato che in altri momenti l’Italia è stata «assolutamente inondata di immigranti irregolari», con le «crisi ripetitive» a Lampedusa che ancora oggi «non è capace di risolvere». E durante quei momenti, insiste il ministro, la Spagna «è sempre stata solidale, politicamente e con i fatti».
Lo scontro diplomatico tra Italia e Spagna
Lo scontro tra Roma e Madrid è cominciato quando il governo italiano ha annunciato la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna, giustificando la misura con la necessità di «difendere i confini». Alle parole pronunciate oggi da Albares rispondono, più o meno indirettamente, fonti del Viminale, che rivendica le proprie politiche sull’immigrazione. «In Italia – riferiscono le fonti del ministero dell’Interno – da gennaio di questo anno a oggi si è verificato un crollo degli sbarchi di migranti irregolari che è stato ottenuto proprio grazie alle politiche del governo Meloni. Si tratta di un calo del 55% rispetto all’anno scorso e di circa l’82% rispetto al 2023 primo anno di insediamento del nostro esecutivo».
Von der Leyen risponde alla lettera di Sánchez
Domani, martedì 4 agosto, si terrà il vertice straordinario dei ministri dell’Interno europei. E proprio in attesa di quel vertice, ecco che arriva la risposta di Ursula von der Leyen alla lettera del premier spagnolo Pedro Sánchez. «La migrazione è una sfida europea che richiede una riposta europea. E, per questo, la solidarietà è fondamentale», scrive la presidente della Commissione europea. Secondo Bruxelles, occorre «raddoppiare gli sforzi in cinque aeree chiave: prevenire gli arrivi degli irregolari attraverso la cooperazione con i Paesi terzi; rafforzare i confini esterni; attuare i sistemi di allerta; smantellare le reti di trafficanti; rafforzare i rimpatri». Per tutti questi interventi, aggiunge von der Leyen, «la Spagna può contare sul supporto della Commissione».
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Il centro per migranti di Ceuta è al collasso
Intanto, a quattro giorni dall’ondata di migranti arrivati a Ceuta passando per il Marocco, nell’exclave spagnola restano «fra le 3mila e le 5mila persone». Le restanti 73mila sono state rimpatriate. A snocciolare i numeri – attribuiti al ministero dell’Interno spagnolo – è Alberto Gaitan, assessore alla presidenza e al governo dell’amministrazione di Ceuta. In un’intervista radiofonica a Cadena Ser, Gaitan ha ammesso che non c’è un numero ufficiale di quanti migranti siano entrati e di quanti siano realmente usciti da Ceuta. Quelle del ministero, insomma, sono delle stime.
L’assessore alla presidenza di Ceuta ha descritto la situazione nell’exclave spagnola come «molto difficile». In questo momento, ha spiegato, «queste persone si trovano in diverse aree della città, prevalentemente sulle scogliere e sulle colline». Le autorità stanno convincendo quante più persone possibile a rimpatriare volontariamente nei Paesi di origine. Ma la gestione di chi si rifiuta è destinata a rivelarsi molto complessa, poiché «bisogna tenere conto che il Centro di soggiorno temporaneo, che ha una capacità di accoglienza di 600 persone, è totalmente occupato e fuori ci sono altre mille persone accampate, è assolutamente al collasso».
I migranti minorenni e la critica a Sánchez
La situazione più delicata è quella dei migranti minorenni. Attualmente, ne sono stati censiti 862, ma la capacità di gestione che il governo di Madrid attribuisce a Ceuta è di appena 29. «Stiamo parlando di un sovraoccupazione di quasi il 3.000 per cento. E il numero potrà aumentare nei prossimi giorni», avverte ancora Gaitan. Secondo l’assessore alla presidenza di Ceuta, la risposta del governo di Pedro Sánchez alla crisi migratoria «è stata tardiva e insufficiente», poiché «da tempo avevamo allertato di una situazione anomala che si stava producendo per le entrate di migranti via mare».
Il ministro Albares e il ruolo della disinformazione
Nel frattempo, anche il governo centrale spagnolo torna a farsi sentire sulla vicenda. Secondo José Manuel Albares, ministro degli Esteri, la disinformazione – come spiegato anche in questo articolo – è stata l’«elemento chiave» che ha innescato l’ingresso di massa di migranti nella città autonoma di Ceuta. Il ministro ha affermato che uno dei compiti da intraprendere per evitare il ripetersi delle scene viste la scorsa settimana è quello di «monitorare i social network» utilizzati dai migranti per informarsi. «I social media devono essere monitorati e la disinformazione combattuta, poiché è stata l’elemento chiave che ha innescato questo movimento senza precedenti», ha detto Albares a TVE.
Nel frattempo, proseguono i lavori avviati dal governo nel fine settimana per estendere la diga frangiflutti che funge da confine tra Marocco e Ceuta. Albares ha affermato che è necessario «rinforzare la diga» e il meccanismo di ingresso nella città autonoma «per adeguarlo alla sentenza della Corte Suprema», che ha recentemente stabilito che i rimpatri sommari delle persone che attraversano a nuoto non sono consentiti in assenza di una barriera fisica.
Foto copertina: EPA/REDUAN

