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«La Spagna ha aperto le porte»: un post sui social che ha spinto 50mila marocchini verso Ceuta

01 Agosto 2026 - 19:58 David Puente
Circa 50.000 marocchini hanno attraversato il confine verso Ceuta dopo post sui social che annunciavano le «porte aperte» in Spagna
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Dall’alba di giovedì 30 luglio al venerdì sera, circa 50.000 persone hanno attraversato il confine tra Marocco e Ceuta, l’exclave spagnola sulla costa nordafricana. Entro le sei di venerdì sera, il ministero dell’Interno spagnolo aveva già riportato in Marocco 48.300 persone. Il bilancio dei morti, al momento, è di almeno 84 vittime, tutte annegate nel tentativo di raggiungere a nuoto la riva spagnola. La Guardia Civil continua a recuperare corpi nell’area del frangiflutti di Tarajal.

Quando Aidan Stretch di CBS News si è avvicinato a uno dei migranti marocchini che avevano appena attraversato a nuoto il confine verso Ceuta, quest’ultimo gli ha mostrato il post su cui si era basata la sua decisione di buttarsi in acqua. L’uomo era rimasto sorpreso, perché non sapeva che la polizia spagnola stava già riportando le persone indietro. Credeva davvero che la Spagna avesse aperto le porte.

«La Spagna ha aperto le porte»: il post che avrebbe scatenato la corsa

I migranti con cui CBS News ha parlato hanno raccontato tutti la stessa storia. Sui social media circolavano video di persone che nuotavano da Fnideq, città marocchina a ridosso della frontiera, verso le coste di Ceuta. I video venivano accompagnati con messaggi che dicevano «la Spagna è una porta aperta». La fonte? Molti degli intervistati citavano una sentenza della Corte Suprema spagnola pubblicata l’8 luglio 2026.

La sentenza stabilisce che i cosiddetti “devoluciones en caliente”, i respingimenti immediati alla frontiera che la Spagna applica da anni, non possono essere applicati a chi arriva via mare e sono legittimi solo verso chi tenta di scavalcare le barriere fisiche terrestri. Dall’altra parte, chi raggiunge il territorio spagnolo a nuoto va soccorso, identificato e sottoposto alla procedura ordinaria, che include la possibilità di richiedere asilo. Il governo spagnolo sostiene che le mafie dei trafficanti abbiano sfruttato questa distinzione per spingere migliaia di persone a buttarsi in acqua, amplificandola sui social in forma distorta.

La distorsione, stando a quanto ricostruisce il corrispondente di CBS News, stava nel finale della storia. La sentenza non apriva le porte, ma stabiliva solo che il procedimento di espulsione doveva seguire il canale ordinario, più lento. Di fatto, arrivare a Ceuta non garantiva libertà di movimento verso la penisola iberica o il resto dell’Unione europea e non conferiva alcun diritto di regolarizzazione automatica per tutti i ragazzi giunti a Ceuta quel giorno.

Lo stesso Pedro Sánchez, in una conferenza stampa il 31 luglio, ha confermato questa lettura. Secondo il premier spagnolo, le mafie avrebbero diffuso sui social una «lettura interessata» della sentenza del Tribunale Supremo, che «ha corso come la polvere da sparo nelle ultime ore» producendo l’ondata di arrivi. Sánchez ha parlato di una «violazione dell’integrità territoriale della Spagna» e ha annunciato il dispiegamento di boe nel frangiflutti del Tarajal per creare una barriera fisica in mare, che permetterebbe di applicare i respingimenti immediati anche agli arrivi a nuoto.

Nel video qui sotto, al minuto 12:21, le parole del premier spagnolo in spagnolo: «C’è stata una propagazione sui social, attraverso le mafie, di una lettura, credo anche interessata, di una sentenza del Tribunale Supremo che dobbiamo vedere come gestire».

Chi erano i migranti e cosa volevano

La maggior parte dei migranti ha dichiarato a CBS News di essere venuta per trovare lavoro o guadagnare denaro. Uno voleva giocare a calcio in Europa. Un altro ha detto di voler vedere com’era l’Europa, almeno per un giorno. Una donna, Fatima Zahra, ha raccontato ad AFP di aver sentito la notizia mentre lavorava a Tangeri e di essere partita d’impulso con i colleghi: «Ci siamo detti: andiamo là per lavorare, proviamo la fortuna anche noi».

Quasi nessuno aveva pianificato il viaggio e la decisione era stata spontanea, presa dopo aver visto qualcun altro farlo online. Il meccanismo virale ha funzionato come un effetto valanga. Un ulteriore fattore contingente potrebbe aver amplificato tutto, ed è proprio la data del 30 luglio. Di fatto, in Marocco era festa nazionale per il ventisettesimo anniversario dell’ascesa al trono di re Mohammed VI e i controlli alla frontiera marocchina erano più laschi del solito, permettendo ai migranti di approfittarne per spostarsi in massa verso Fnideq.

Le autorità marocchine non hanno aperto il confine

Un punto che Aidan Stretch di CBS News ha chiarito esplicitamente ai lettori è che nessuno dei migranti intervistati ha detto che le autorità marocchine abbiano lasciato passare le persone deliberatamente. Alcuni hanno descritto scene in cui i migranti hanno travolto e sopraffatto i poliziotti marocchini che cercavano di fermarli. L’ambasciatore del Marocco in Spagna, Karima Benyaich, ha dichiarato che la situazione si era sviluppata «contro la volontà del governo marocchino». Aidan Stretch racconta, infine, di aver visto agenti marocchini arrestare persone che cercavano di fuggire dalla frontiera.

Momenti di tensione e delinquenza

Stretch ha anche documentato un’atmosfera che, in certi momenti, sembrava quasi surreale. Adolescenti che si lanciavano sulla spiaggia, schivavano gli agenti, si ributtavano in acqua, come se stessero giocando a rimpiattino. Invece, nella parte interna della città, altri migranti cercavano di aprire negozi chiusi alla ricerca di cibo, acqua, un posto dove stare. Una residente ha raccontato che alcune persone erano salite sulla proprietà dei suoi genitori e avevano rubato vestiti stesi fuori ad asciugare.

Foto di copertina: screenshot video intervista di Stretch (CBS News) ai migranti a Ceuta.