Ceuta, è strage in mare: 84 migranti morti. Oltre 48mila rimpatri e nessuno ha raggiunto l’Ue. Perché è esplosa la crisi

Mentre lo scontro politico si allarga fino a Bruxelles, le vittime continuano ad aumentare. Sono almeno 84 le persone migranti morte nel tentativo di raggiungere a nuoto Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino. Le forze di sicurezza del Marocco oggi hanno recuperato altri 17 corpi lungo la costa, che si aggiungono ai 67 cadaveri ritrovati nelle acque di Ceuta dalle autorità spagnole. A queste vittime si sommano almeno altre 30 persone morte dall’inizio dell’anno durante analoghi tentativi di attraversamento.
Lo scontro politico nell’Ue: cosa sta succedendo
La crisi migratoria di Ceuta, la più grave degli ultimi anni, è diventata inevitabilmente anche un caso politico che sta dividendo gli Stati membri dell’Unione europea sulle regole per la gestione delle frontiere esterne. 22 capi di Stato e di governo, su iniziativa di Italia e Danimarca, hanno inviato una lettera ai vertici delle istituzioni europee chiedendo la convocazione urgente di un Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno, un rafforzamento immediato di Frontex e una verifica dell’efficacia della cooperazione tra Bruxelles e Rabat. Lettera che ha provocato la dura reazione del premier spagnolo Pedro Sánchez, secondo cui riflette un approccio segnato da «ignoranza», «pregiudizi» e «interessi politici», oltre a essere in contrasto con il diritto europeo. Per il capo del governo spagnolo la crisi «non può essere affrontata lasciando soli i Paesi in prima linea», ma richiede una «risposta comune» dell’Unione.
Nessun migrante ha raggiunto l’Ue
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto la richiesta di convocare un vertice straordinario. Allo stesso tempo, Bruxelles ha cercato di ridimensionare l’emergenza sottolineando che nessun migrante è riuscito a raggiungere la Spagna continentale o altri Paesi dell’Ue e che la stragrande maggioranza delle persone entrate irregolarmente è già stata ricondotta in Marocco.
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La tensione a Ceuta: auto incendiate e migranti che cercano di resistere
Sul terreno, però, la tensione resta alta. Nelle ultime ore, nei pressi del valico di Tarajal, si sono verificati nuovi scontri tra gruppi di migranti e forze di sicurezza marocchine e spagnole. Durante la notte sono state incendiate alcune automobili e un autobus. Centinaia di persone hanno tentato di resistere ai respingimenti prima di allontanarsi dall’area di confine. Dalle prime ore del mattino, invece, lunghe colonne di persone migranti hanno percorso a ritroso il lungomare verso il Marocco, sotto il controllo della polizia.

La situazione a Ceuta
Il governo di Madrid insiste sul fatto che l’emergenza sia ormai in fase di rientro. Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha sostenuto che «in meno di 48 ore» Ceuta stia tornando alla normalità, ricordando che, dopo l’arrivo di circa 50mila persone, quasi tutti sono già rientrati oltre confine e che «chi è entrato in maniera irregolare non ha alcuna opzione di regolarizzazione». Lettura che però non convince le autorità locali. Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, ha infatti lanciato un messaggio ben diverso. Ha confermato che i rimpatri volontari stanno procedendo, ma ha avvertito che «a Ceuta la situazione non è ancora tornata alla normalità».
Almeno 48mila rimpatri
Secondo Vivas, nell’enclave restano ancora diverse migliaia di migranti in attesa di essere rimpatriati e tra la popolazione continua a prevalere «un clima» segnato da «inquietudine e preoccupazione». Per questo ha chiesto che tutte le istituzioni dello Stato mantengano alta l’attenzione di fronte a quella che ha definito «una delle fasi più critiche e difficili» della storia recente della città. Per cercare di fermare nuovi attraversamenti, le autorità spagnole hanno installato barriere galleggianti davanti al molo del Tarajal, il punto più utilizzato da chi tenta di raggiungere Ceuta a nuoto. Secondo Madrid, delle circa 50 mila persone arrivate nei giorni più intensi della crisi, oltre 48mila sono già rientrate in Marocco, anche se le autorità locali parlano di un afflusso complessivo che potrebbe aver raggiunto le 60 mila persone.
Perché è scoppiata la crisi migratoria a Ceuta

Ceuta è una città autonoma spagnola situata sulla costa del Marocco e rappresenta uno dei principali punti di accesso all’Unione europea dall’Africa. L’attuale ondata migratoria è stata alimentata da due recenti sentenze della magistratura spagnola. La prima ha riconosciuto che un migrante arrivato a nuoto, senza superare recinzioni o altre barriere, non poteva essere respinto con la procedura immediata. La seconda, pronunciata dalla Corte Suprema l’8 luglio, ha stabilito che i respingimenti immediati non si applicano a chi viene intercettato in mare mentre cerca di raggiungere Ceuta o Melilla, ma che i rimpatri devono seguire le procedure ordinarie previste dalla legge. Secondo il governo spagnolo e i 22 Paesi che hanno scritto a Bruxelles, le reti di trafficanti avrebbero però diffuso una falsa interpretazione di queste decisioni, facendo credere che raggiungere Ceuta significasse poter restare nell’Unione europea. Un messaggio infondato che avrebbe spinto migliaia di persone a tentare la traversata.

