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Task Force Air–Arabia: 400 militari italiani in missione “segreta” nel Golfo

31 Luglio 2026 - 06:31 Alessandro D’Amato
task force air arabia militari italiani
task force air arabia militari italiani
Aeronautica e forze di sicurezza per sorvegliare lo spazio aereo dei paesi del Medio Oriente. Il numero di militari potrebbe essere maggiore. E a breve ci sarà un'altra missione
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È la Task Force Air-Arabia e prevede l’invio di 400 militari italiani in Medio Oriente. Da metà marzo sono in Ariabia Saudita e in altri paesi del Golfo. Per fermare gli attacchi iraniani. Con loro i migliori sistemi contraerei nazionali: dalle batterie missilistiche Samp-T ai cannoni antidrone Skynex, dai caccia Eurofighter all’aereo radar Gulfstream Caew. La spedizione è stata confermata da una nota sul sito web del ministero della Difesa: «Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell’area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. La Task Force Air–Arabia concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell’area».

La Task Force Air–Arabia

Repubblica fa sapere che sono 400 gli uomini e le donne dell’Aeronautica sul territorio. Con loro quattro caccia Eurifighter, una serie di radar e anche la task force anti-drone con il sistema Acus di Leonardo. In Arabia Saudita ci sono anche reparti dell’Esercito con batterie missilistiche terra-aria Samp-T e radar Kronos. Negli Emirati Arabi Uniti invece è stata mandata una batteria di cannoni a tiro rapido Skynex sempre dell’Esercito. Il quotidiano sostiene che ci sarebbero altri 300 militari impiegati. Il contingente fornirebbe solo dati e coordinate ai partner per abbattere i missili italiani.

La missione

L’autorizzazione alla missione è arrivata con una frase in una risoluzione delle Camere. In cui si cita «il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e anti-missilistica e di sorveglianza a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell’area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell’area, a tutela degli interessi primari nazionali; quanto sopra anche in relazione alla necessità di contrastare una crisi energetica per i cittadini e le imprese italiane…». Poi il Decreto Missioni è stato modificato dal governo Meloni, che adesso indica le persone presenti non in un paese ma in un’area geografica. Permettendo così i trasferimenti in Arabia Saudita o in altre nazioni senza bisogno di un passaggio parlamentare a patto che il numero complessivo di uomini e mezzi sia immutato.

I 43 paesi

Nel frattempo Mohammed Bin Salman ha chiamato a raccolta gli alleati per sondare la loro disponibilità a una missione militare navale a protezione dello stretto di Bab el Mandeb. 43 paesi ne hanno parlato in una videoconfernenza. 14 sono già entrati. Roma ha partecipato al meeting come osservatore con il comandante del comando operativo di vertice interforze, il Generale Giovanni Maria Iannucci. Ora si attende l’approvazione politica. Belgio, Regno Unito, Francia, Danimarca, Spagna, Italia, Grecia hanno già risposto preliminarmente alla chiamata saudita.

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