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Ucraina-Iran, l’attacco nel Mar Caspio e la rappresaglia: così si è rischiata la guerra mondiale – Il video

29 Luglio 2026 - 16:35 Simone Disegni
Dopo l'attacco di Kiev su una nave iraniana nel Mar Caspio Teheran avrebbe valutato di colpire l'Ucraina, con esiti imprevedibili
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Due guerre aperte, impossibili da vincere ma anche da risolvere. L’Ucraina e l’Iran sono le due crisi più scottanti della politica internazionale. Ma che succederebbe se i due conflitti s’intrecciassero? È il rischio che ha corso seriamente il mondo nelle scorse ore, e che non è escluso si ripresenti. I due conflitti sono collegati in via indiretta da tempo, come noto, non fosse altro perché Russia e Iran mantengono stretti rapporti di cooperazione politica e militare: Mosca riceve da anni partite di droni Shahed con cui colpire l’Ucraina, e in cambio secondo la Cia avrebbe di recente aiutato l’Iran a controbattere ai raid Usa fornendo informazioni d’intelligence su obiettivi americani. Più in generale l’Ucraina conta soprattutto sul sostegno occidentale, l’Iran su quello dell’asse «revisionista» dell’ordine mondiale: Russia, Cina, a corollario e Corea del Nord e milizie islamiste varie del Medio Oriente. Mai però si era palesata finora la possibilità che Iran e Ucraina si facessero la guerra – o giocassero con quel fuoco – direttamente, come accaduto negli ultimi giorni.

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L’attacco ucraino e l’ira di Teheran

A colpire per prima è stata l’Ucraina, con un’azione inedita sia per distanza che per obiettivo scelto. Sabato le forze di Kiev hanno attaccato nel Mar Caspio – il grande lago su cui s’affaccia a nord la Russia e a sud l’Iran. Ad essere colpite sarebbero stata una piattaforma petrolifera, una nave militare russa, ma anche un cargo che trasportava secondo l’Ucraina componenti per droni e missili dall’Iran alla Russia. Una nave iraniana dunque. La reazione di Teheran è stata furente. Il regime ha detto che quella colpita era una nave commerciale, e che nell’attacco è morto un marinaio. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha parlato di «flagrante violazione della Carta Onu» e ha accusato direttamente Volodymyr Zelensky di aver ordinato l’attacco «su ordine di Israele per trascinare l’Europa nella sua guerra». Un affronto che «NON POTRA’ RIMANERE SENZA RISPOSTA», ha promesso Araghchi su X in puro stile trumpiano. Non era solo un modo di dire. Secondo il New York Times infatti l’Iran ha valutato seriamente la possibilità di rispondere all’attacco colpendo l’Ucraina.

L’Iran e la tentazione dell’attacco in Ucraina

Fonti diplomatiche hanno riferito alla testata Usa che l’Iran avrebbe valutato seriamente la possibilità di rispondere per le rime all’attacco, colpendo magari un porto ucraino sul Mar Nero. L’idea sarebbe stata quella di lanciare un missile balistico su un obiettivo logistico/militare del genere per «dare una lezione» a Zelensky. Tanto sarebbe bastato però per aprire scenari impensabili. Sarebbe potuta essere la scintilla di una guerra diretta tra i due Paesi, soprattutto in caso di vittime o danni ingenti sul fronte ucraino. E potenzialmente quindi dell’intreccio diretto tra i due fronti nel laboratorio di una guerra mondiale. Agli interlocutori iraniani lo hanno spiegato tutti i diplomatici messisi in moto in quelle ore per scongiurare il peggio – compresa con ogni probabilità l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas. Alla fine, anche nel confronto interno tra fazioni al potere a Teheran, ha prevalso la linea della prudenza.

L’escalation sventata e i dubbi

Dopo giorni di alta tensione, d’altra parte, martedì l’Ucraina ha fatto un passo verso l’Iran: il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha chiamato Araghchi. Non si è tecnicamente scusato per l’accaduto, ma ha detto che Kiev «non ha mai voluto colpire civili o imbarcazioni civili», che il suo unico nemico è la Russia e che vuole dunque «evitare qualsiasi escalation non necessaria». L’Iran pare essersi accontentato della precisazione e ha deposto l’ascia di guerra. Fino a prova contraria. Perché ora tutti si chiedono se quello di sabato resterà davvero un incidente isolato. Nel frattempo con l’occasione l’Ucraina pare essersi riavvicinata a Israele, nel nome di quello che il ministro degli Esteri di Gerusalemme Gideon Sa’ar ha definito la «minaccia comune»: l’Iran. E chissà se del rischio corso e delle sue conseguenze abbiano parlato nel loro breve incontro di martedì a Washington Benjamin Netanyahu e Volodymyr Zelensky.

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