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Zelensky: «La guerra non è più nelle mani di Putin». Ma la piazza ucraina protesta per Fedorov

29 Luglio 2026 - 05:34 Alessandro D’Amato
zelensky ucraina putin fedorov
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Il presidente ucraino: la Russia perde 30 mila soldati al mese. Ma il consigliere dell'ex ministro della Difesa lo attacca: «Quando il potere non ascolta il Paese e non comunica, apre una crisi»
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Il presidente della Russia Vladimir Putin «sta perdendo 30 mila soldati al mese. Sono molte perdite, ma non vuole fermare questa guerra. Ma l’iniziativa non è più nelle sue mani». Volodymyr Zelensky ha parlato oggi in un’intervista a Fox News mentre era a Washington per incontrare Donald Trump e partecipare al funerale di Lindsey Graham, senatore statunitense filo-ucraino. Il Senato Usa in sua presenza ha approvato nuove sanzioni contro la Russia. Intanto però Serhii Sternenko, attivista e consigliere di Mykhailo Fedorov al ministero della Difesa, dice che il ministro della Difesa è stato licenziato perché «colpiva certi interessi». E che «gli ucraini non conoscono le vere ragioni della decisione di Zelensky e questo alimenta sfiducia. Quando il potere non ascolta il Paese e non comunica, apre una crisi».

Zelensky e Putin

«Chiediamo ogni giorno che questa guerra si fermi, o quantomeno di negoziare un cessate il fuoco per un certo periodo, e di dare ai diplomatici l’opportunità di negoziare. Ma Putin non lo vuole. Ecco perché dobbiamo rispondere, essere duri, essere forti. Non solo noi. Contiamo sulle sanzioni», ha detto ancora Zelensky a Fox News. Il presidente ucraino ha anche fatto sapere di aver ottenuto le licenze per i caccia intercettori Patriot, vitali per la difesa aerea di Kiev, dal suo omologo americano durante il loro incontro alla Casa Bianca. «Ha accettato di darci le licenze, e poi ho avuto un incontro con i rappresentanti del settore produttivo, di importantissime aziende militari statunitensi, Spero che riusciremo a stipulare un accordo di coproduzione». Da parte sua, Trump ha dichiarato sulla sua piattaforma Truth Social che l’incontro con il presidente ucraino «è andato molto bene».

Le dimissioni di Fedorov

Ma intanto in un’intervista al Corriere della Sera Sternenko getta ombre sulle dimissioni di Fedorov: «Non credo alla versione ufficiale che parla di attriti con il capo di stato maggiore della Difesa Oleksander Syrsky. Penso che il motivo vero stia negli interessi colpiti dal lavoro fatto al ministero della Difesa. Fedorov aveva introdotto procedure più trasparenti e un sistema di acquisti più rigoroso delle armi. Questo ha toccato equilibri consolidati».

E aggiunge: «Sto dicendo che il vecchio sistema esponeva a rischi di corruzione molto forti. In passato si poteva spingere il ministero a comprare un certo drone da una certa azienda. Noi abbiamo cercato di cambiare questo meccanismo, imponendo gare reali e regole più severe. Subito dopo la stretta sulla trasparenza delle commesse sono partiti attacchi molto aggressivi, anche attraverso canali Telegram anonimi che hanno cominciato a colpire noi e Fedorov».

L’Ucraina e la piazza

Sternenko dice di sperare che «Zelensky gli chieda di tornare al ministero della Difesa. Non so se accadrà, ma credo che il Paese abbia ancora bisogno di lui». E dice che il lavoro sui droni di Fedorov «sono stati decisivi per l’Ucraina, soprattutto in una guerra asimmetrica contro un nemico con più risorse. Senza i droni, il nostro Paese sarebbe già crollato. È una parte essenziale del lavoro fatto in questi anni». Mentre Fedorov, che schizza nei sondaggi del paese, «ormai è un politico. Questa vicenda lo ha spostato definitivamente su quel terreno».

Secondo il consigliere di Fedorov «gli ucraini non conoscono le vere ragioni della decisione di Zelensky e questo alimenta sfiducia. Quando il potere non ascolta il Paese e non comunica, apre una crisi». Per venerdì è prevista una marcia a Kiev: «Sì. Se le richieste della gente continueranno a essere ignorate, gli ucraini torneranno in piazza. È un passaggio che sarebbe meglio evitare, soprattutto mentre siamo in guerra. Una crisi politica interna, oggi, finirebbe per aiutare il Cremlino». Eppure «le proteste degli ultimi giorni hanno dimostrato che in Ucraina esiste ancora una società viva, pronta a difendere le istituzioni anticorruzione. La corruzione esiste in ogni Paese. La differenza sta nel fatto che tu abbia o no istituzioni indipendenti e cittadini pronti a far sentire la loro voce».

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