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Cosa si sono detti Netanyahu e Zelensky a Washington? L’incontro in chiesa e le teorie del complotto sull’Iran – Il video

29 Luglio 2026 - 12:40 Simone Disegni
Ai funerali di Lindsey Graham si rivedono dopo tre anni i leader di Ucraina e Israele: le ipotesi sullo scambio concitato tra i due
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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno avuto un breve colloquio faccia a faccia martedì nella Cattedrale Nazionale di Washington, dove erano entrambi arrivati per partecipare ai funerali di Lindsey Graham. Il senatore repubblicano morto lo scorso 11 luglio era un tenace sostenitore tanto di Israele quanto dell’Ucraina – posizioni tutt’altro che scontate oggi nel partito di Donald Trump – e col suo funerale è riuscito a far materializzare un raro incontro tra i rispettivi leader. Netanyahu e Zelensky si erano incontrati l’ultima volta quasi tre anni fa, a settembre 2023 a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. L’Ucraina era già in guerra con la Russia da 18 mesi, mentre Israele dormiva ancora sonni tranquilli. Pochi giorni dopo, il 7 ottobre, Hamas avrebbe scatenato l’assalto nel sud dello Stato ebraico che avrebbe fatto 1.200 morti e sconvolto il Medio Oriente. Da quel momento Netanyahu e Zelensky si erano parlati solo qualche rara volta al telefono, ma i rapporti sono sempre rimasti freddi, soprattutto per la determinazione di Israele a mantenere relazioni e canali di coordinamento con la Russia di Vladimir Putin, rifiutando quindi di fornire aiuti militari o d’intelligence a Kiev. Ora tutti si chiedono cosa si siano detti i due nel rapido ma «intenso» colloquio a Washington.

Lo scambio concitato tra Netanyahu e Zelensky

Le immagini catturate dalle telecamere della Cbs mostrano come la conversazione tra Netanyahu e Zelensky sia durata meno di un minuto. Impossibile intercettare l’audio, coperto in ogni caso dalla musica dell’organo, così come interpretare il labiale. Anche perché a parlare per lunga parte del tempo sembra essere principalmente Netanyahu, inquadrato solo di profilo. La conversazione appare animata, e Zelensky sembra reagire perplesso a quanto gli dice il premier israeliano. Alla fine i due sorridono e si stringono la mano, prima di voltarsi le spalle e dirigersi verso altri conciliaboli prima che inizi il funerale di Graham. Nessuno dei due governi ha fornito una ricostruzione della conversazione, arrivata a poche ore dai rispettivi incontri dei due leader con Donald Trump per parlare dell’evoluzione delle due guerre. Sui social così impazzano le teorie più variegate, da chi chi sottolinea (canali di propaganda russi compresi) la tensione sul volto di Zelensky a chi vede nello scambio un riavvicinamento tra i due. Comprese le varianti complottiste del caso di chi evoca un presunto piano congiunto per riattirare le attenzioni di Trump unendo i due fronti di guerra tra Ucraina e Iran.

I colloqui Israele-Ucraina sulla «minaccia comune» dell’Iran

Secondo Haaretz Israele e Ucraina avevano esplorato la possibilità di organizzare un incontro vero e proprio tra i due leader in occasione della visita comune a Washington, ma alla fine Netanyahu avrebbe declinato. Poche ore prima che i due si incrociassero alla Cattedrale Nazionale però si erano parlati per telefono i rispettivi ministri degli Esteri, in un clima apparentemente più che costruttivo. Gideon Sa’ar ha detto di aver invitato il suo omologo Andrii Sybiha in Israele (Zelensky chiese di andarci in una visita di solidarietà dopo il 7 ottobre, ma il governo Netanyahu declinò), ha espresso il suo dolore per le «pesanti perdite del popolo ucraino» nella guerra e ha parlato «stretto dialogo» e «rafforzamento dell’amicizia» tra Israele e Ucraina. Ma soprattutto ha evocato l’unione dei puntini tra le due guerre in corso, indicando nella «minaccia posta dall’Iran» una delle sfide comuni per i due Paesi. Teheran fornisce come noto da anni alla Russia i droni con cui attaccare l’Ucraina, ma negli ultimi giorni si è rischiato seriamente di arrivare a uno scontro diretto dopo che Kiev ha colpito due navi iraniane nel Mar Caspio, uccidendo un marinaio. Il regime di Teheran ha gridato all’aggressione e secondo il New York Times ha valutato seriamente la possibilità di rispondere colpendo in Ucraina. Per il momento la diplomazia ha prevalso.

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