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Netanyahu e Zelensky pronti a volare da Trump: gli Usa preparano un nuovo «schema di pace» Russia-Ucraina

24 Luglio 2026 - 17:09 Simone Disegni
I leader di Ucraina e Israele pronti a volare a Washington per i funerali di Lindsey Graham. Cosa può succedere
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Donald Trump potrebbe incontrare la prossima settimana a Washington sia il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Entrambi i leader stranieri, per ragioni differenti, fremono per tornare a incontrare faccia a faccia il presidente americano. Obiettivo: consolidare i rispettivi rapporti per portare Trump dalla loro parte nella delicatissima ricerca di un equilibrio tra guerra e pace, in Est Europa come in Medio Oriente. Tanto per Zelensky quanto per Netanyahu, l’occasione è offerta ora dai funerali di Lindsey Graham. Le esequie del senatore repubblicano, morto improvvisamente l’11 luglio all’età di 71 anni, si terranno martedì 28 luglio a Washington. Il programma prevede prima una cerimonia di commiato al Congresso, poi i funerali religiosi alla National Cathedral. Un’altra cerimonia si svolgerà il giorno seguente in South Carolina, dove Graham verrà sepolto. Trumpiano di ferro, il senatore repubblicano si distingueva da buona parte del mondo MAGA per il suo sostegno tenace a Israele e all’Ucraina. E ora i rispettivi leader politici vogliono rendergli omaggio. Cogliendo l’occasione del possibile clima propizio per ottenere qualcosa di concreto da Trump.

Zelensky e il viaggio da Trump

Fonti diplomatiche consultate dai media ucraini danno pressoché per certo il nuovo incontro tra Trump e Zelensky. In discussione, più che il se, sarebbe al momento il come: se si tratterà cioè di un rapido incontro a margine dei funerali o di un vertice più strutturato alla Casa Bianca. Sarebbe il terzo faccia a faccia tra i due in poco più di un mese, dopo quelli di metà giugno al G7 di Evian e di inizio luglio al vertice Nato ad Ankara. In entrambe le occasioni Trump ha dato finalmente concrete soddisfazioni a Zelensky. Al G7 aveva annunciato la reimposizione di sanzioni Usa sul petrolio russo, alla Nato il via libera alla cessione di sistemi Patriot all’Ucraina. «È un tipo figo», è arrivato a dire Trump di Zelensky nell’ultimo punto stampa congiunto. E nell’incontro a Manila col suo omologo russo Sergej Lavrov, giovedì, segretario di Stato Usa Marco Rubio sembra aver confermato il cambio di rotta: dimenticati i tempi dell’incontro Trump-Putin in Alaska (e dunque di una resa dell’Ucraina con la cessione del Donbass), è ora di puntare su «nuove idee» per sbloccare lo stallo di guerra.

Gli Usa e il nuovo «schema di pace» Russia-Ucraina

Non era solo un modo di dire. Secondo il Kyiv Independent, dietro le quinte Usa e Ucraina sarebbero al lavoro per porre le basi per un nuovo schema di pace, che tenga conto delle «nuove realtà» sul terreno, ossia del rafforzamento sul campo di Kiev grazie alle incursioni sempre più letali sulla Russia. Non è chiaro sino a che punto l’Amministrazione Usa si stia coordinando con Kiev nella fase preparatoria, ma il nuovo schema dovrebbe se non altro essere discusso con l’Ucraina prima di essere presentato al Cremlino. Dalle parti della Casa Bianca, ha detto un funzionario, si stima che considerate le difficoltà crescenti della guerra Vladimir Putin potrebbe ora essere «più disponibile ad accettare almeno un cessate il fuoco parziale nei cieli». Se non altro per evitare figuracce quotidiane e attacchi che mettono in seria difficoltà il suo sistema produttivo. Mosca per la verità sin qui non ha dato alcun segno di maggior disponibilità a negoziare. Ma tentare, ancora una volta non nuoce.

Trump-Netanyahu, ultimo appuntamento?

La situazione in Medio Oriente è se possibile pure più delicata. E i rapporti di Netanyahu con Trump, all’opposto, negli ultimi mesi si sono fatti più tesi a causa delle divisioni tra Usa e Israele sul prosieguo (o meno) della guerra all’Iran. Trump avrebbe avuto scambi al telefono molto accesi con Netanyahu – in particolare sulla gestione del conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano – tanto che il premier israeliano ha detto di voler progressivamente emancipare lo Stato ebraico dalla dipendenza dagli aiuti militari Usa. Oggi però Trump è alleato troppo importante, e così Netanyahu cerca con insistenza un nuovo appuntamento con lui – sarebbe il settimo da quando The Donald è tornato al potere. La settimana scorsa la Casa Bianca non aveva accolto la «proposta», e complice il rinvio dei funerali di Graham Netanyahu aveva cancellato la visita prevista negli Usa. Ora però il premier ci riprova, sapendo che potrebbe essere la sua ultima occasione. A fine ottobre in Israele si vota, e i sondaggi danno il suo Likud in netto calo. Trump ha fatto buon viso a cattivo gioco, dicendo ad Axios che le relazioni con “Bibi” sono «ottime» e di essere dunque pronto ad incontrarlo a margine dei funerali del senatore. Ora resta solo da affinare l’agenda per dare spazio – e contenuti – ai due delicati faccia a faccia.

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