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Netanyahu sotto assedio per l’intesa Usa-Iran: «Difendo Israele, rivincerò le elezioni. Trump? A volte non siamo d’accordo» – Il video

15 Giugno 2026 - 22:16 Simone Disegni
trump netanyahu
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Il premier israeliano prova a parare gli attacchi di opposizioni e alleati per l'accordo siglato sopra la testa di Israele. «Con me mai un Iran nucleare»
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«Ho combattuto per tutta la vita perché l’Iran non abbia l’arma nucleare, posso dire che è stata la missione della vita. E vi assicuro che non succederà, né oggi, né domani, né sino a quando sarò a capo del governo di questo Paese». Benjamin Netanyahu è sotto assedio in Israele da quando si è materializzato l’accordo Usa-Iran per mettere definitivamente fine alla guerra iniziata lo scorso 28 febbraio. Tanto plateale era stata l’unità con cui avevano lanciato l’attacco a sorpresa tre mesi e mezzo fa quanto lo è la distanza tra i due oggi. Trump ha chiamato Netanyahu in questi giorni per tenerlo informato sugli sviluppi certo. Ma nulla più. L’accordo passa sopra la testa di Israele, che lo considera insoddisfacente, e ribadisce di volersi tenere le mani libere in Libano. Le opposizioni attaccano ferocemente Netanyahu, ma pure tra i partiti di governo si levano proteste e mugugni. Così a sera il premier più longevo decide di metterci la faccia e va in tv per difendere la sua posizione. A fatica. 

Il bilancio della guerra e le divergenze Usa-Israele

«Molti mi chiedono “E quindi, cosa abbiamo ottenuto in Iran”? Ve lo dico io», sfida l’opinione pubblica Netanyahu. «Abbiamo eliminato l’Ayatollah Khamenei, leader di un regime che minacciava di distruggere noi e gli Usa; abbiamo colpito i siti nucleari, distrutto i loro missili e la maggior parte delle fabbriche di missili, ma soprattutto la cosa più importante è che abbiamo impedito all’Iran di arrivare all’arma nucleare, cui era vicinissimo», riavvolge il “suo” nastro Netanyahu. Il premier insomma rivendica per l’ennesima volta le ragioni che portarono Usa e Israele a lanciare l’attacco preventivo. Non nega però di essere deluso dall’accordo ora trovato – fino a prova contraria – tra Stati Uniti e Iran. «Io e Trump spesso la vediamo allo stesso modo, ma ci sono volte in cui la vediamo diversamente, come succede in tutte le famiglie», ammette Netanyahu. «È stata una decisione degli Usa, ne abbiamo parlato e ho chiarito che Israele ha i suoi interessi, e io mi occupo di difenderli». Interessi che ultimamente non sembrano più coincidere molto con quelli Usa, è l’implicito sottotesto.  

Elezioni e alleanze, cosa succede ora in Israele

E quindi, lo incalzano i giornalisti israeliani in conferenza stampa, Israele si ritiene svincolato dall’accordo con l’Iran? Pronto a tornare a colpirlo se dovesse rivelarsi necessario? Netanyahu non dice né di no né di si. «Non sappiamo cosa ci sia nell’accordo, ma di certo qualsiasi accordo va accompagnato da una credibile minaccia militare. Se non avessi agito negli anni e negli ultimi mesi come ho fatto, l’Iran avrebbe ottenuto l’arma nucleare», tiene il punto il premier israeliano. Che assicura che «Israele è più forte di sempre, l’Iran non è mai stato così debole». E dunque, da venerdì, una volta siglato l’accordo, che succederà? «Continueremo a fare grandi cose, a combattere le minacce nella regione, ma anche a costruire nuove alleanze con alcuni Paesi», prevede Netanyahu. Mentre Israele manterrà, anzi tenterà di rafforzare, la propria posizione di leadership militare. «Metterò altri 350 milioni di shekel nella difesa. Investiamo ancora nella nostra, forza perché essa è la chiave del nostra futuro, della nostra sicurezza e della nostra economia. Non abbiate paura». I sondaggi non gli sorridono, ma Netanyahu ribadisce di essere pronto a combattere l’ennesima battaglia politica. «Se mi ricandido alle prossime elezioni? Non solo correrò, ma intendo vincere di nuovo», se la ride Netanyahu.

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