Ceuta, Von der Leyen dice sì al vertice urgente voluto da 22 Paesi Ue e guidato dall’Italia. Sánchez furioso

Dopo la lettera dei 22 leader europei rivolta all’Ue, arriva la risposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Abbiamo offerto il nostro sostegno alla Spagna fin dal primo momento. Ho ricevuto lettere da diversi leader e accolgo con favore la richiesta di una videoconferenza straordinaria per fare il punto su quanto accaduto. La lotta contro l’immigrazione clandestina richiede solidarietà e una risposta europea unitaria», afferma la presidente in un post su X.
August 1, 2026
La lettera all’Ue promossa da Italia e Danimarca
Un vertice straordinario dei ministri dell’Interno, un maggiore coinvolgimento di Frontex e una verifica dell’efficacia della collaborazione tra Unione europea e Marocco. Sono queste le richieste avanzate da 22 capi di Stato e di governo europei per affrontare la crisi migratoria esplosa a Ceuta, contenute nella lettera promossa da Italia e Danimarca. L’iniziativa ha però provocato la reazione negativa del premier spagnolo Pedro Sánchez. Il documento è stato indirizzato in mattinata al presidente del Consiglio europeo António Costa, alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e al capo del governo della Repubblica d’Irlanda Micheál Martin, il cui Paese esercita la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. I firmatari esprimono «seria preoccupazione» per quanto accaduto nell’enclave spagnola in Nordafrica e chiedono una reazione europea immediata e coordinata.
Cosa c’è scritto nella lettera
Nel mirino ci sono innanzitutto le reti di trafficanti, accusate di avere sfruttato le recenti decisioni della giustizia spagnola e di avere diffuso l’idea che entrare irregolarmente nell’Unione possa trasformarsi, nel tempo, nella possibilità di restarvi legalmente. Secondo la lettera, una simile percezione rischia di incoraggiare nuovi tentativi di attraversamento e di compromettere la fiducia nella politica migratoria comune.
Ti potrebbe interessare
La sentenza sui respingimenti immediati
Il riferimento è alla sentenza con cui, l’8 luglio, il Tribunale supremo spagnolo ha stabilito che le cosiddette “devoluciones en caliente”, i respingimenti immediati, non possono essere applicate alle persone intercettate in mare mentre tentano di raggiungere a nuoto Ceuta o Melilla. Il provvedimento, però, non impedisce i rimpatri, ma stabilisce che debbano avvenire attraverso le procedure ordinarie, con le garanzie previste dalla legge. Il governo spagnolo ha sostenuto che sui social sia circolata un’interpretazione falsa della sentenza, secondo la quale chi fosse riuscito a raggiungere Ceuta non avrebbe più potuto essere rimandato indietro.
L’accusa: troppe regolarizzazioni dalla Spagna
I ventidue leader chiamano in causa anche la regolarizzazione di un numero molto elevato di migranti irregolari avviata dalla Spagna, indicandola come un possibile «fattore di attrazione».
La richiesta principale è rivolta alla presidenza irlandese del Consiglio Ue: convocare con urgenza una videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno. La riunione dovrebbe servire a definire una valutazione comune della crisi, mobilitare rapidamente gli strumenti europei disponibili e fornire alla Spagna il sostegno necessario per ripristinare il controllo della frontiera esterna.
Tra le misure da prendere in considerazione vengono indicate un’assistenza rafforzata di Frontex e una verifica della cooperazione europea con il Marocco. I firmatari accolgono con favore il coordinamento avviato tra Madrid e Rabat per il ritorno delle persone entrate irregolarmente e sottolineano che una parte consistente dei migranti ha già fatto ritorno in territorio marocchino.
Nessuna esclusione da Schengen
La lettera riconosce inoltre che, al momento, non risultano movimenti non autorizzati da Ceuta verso la Spagna continentale o gli altri Paesi europei. L’enclave è infatti sottoposta a un regime particolare: i controlli sui passeggeri in partenza verso la penisola iberica restano in vigore e chi è entrato irregolarmente non può salire liberamente su aerei o traghetti.
Non viene quindi chiesta formalmente l’esclusione o la sospensione della Spagna dall’area Schengen. I governi si dichiarano però pronti, qualora emergessero movimenti secondari, a rafforzare o reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne, nel rispetto del diritto europeo e del Codice frontiere Schengen.
Cosa prevede la dichiarazione di Chișinău
Nel documento viene richiamata anche la Dichiarazione di Chișinău, approvata il 15 maggio dai 46 Stati del Consiglio d’Europa. Il testo riconosce il diritto degli Stati a controllare l’ingresso e la permanenza degli stranieri e affronta anche i casi di arrivi di massa e di strumentalizzazione dei flussi migratori, ribadendo nello stesso tempo l’obbligo di rispettare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
«La situazione attuale richiede unità, determinazione e urgenza», concludono i firmatari, ribadendo che la protezione delle frontiere esterne, il contrasto all’immigrazione irregolare e la solidarietà verso gli Stati sottoposti a maggiore pressione devono essere considerate responsabilità comuni dell’intera Unione.
L’ira di Sanchez contro la lettera
Per il premier spagnolo Pedro Sánchez, la reazione dell’Unione europea alla crisi di Ceuta descritta nella lettera è stata «piuttosto asimmetrica». Da un lato, infatti, «la maggior parte dei governi ci ha mostrato sostegno e solidarietà, offrendo assistenza», dall’altro, «altri hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiedere l’esclusione temporanea dall’area Schengen». Un atteggiamento che Sánchez definisce inaccettabile, perché «dettato da pregiudizi, disinformazione, ignoranza o interessi politici» e «contrario al diritto europeo, al diritto umanitario, ai principi di solidarietà che ci uniscono e agli interessi a lungo termine dell’Europa e al più elementare buonsenso».
La Spagna chiede un vertice urgente
Il premier ricorda inoltre che «Ceuta non fa parte dello spazio Schengen poiché non vi sono quasi migranti irregolari non rimpatriati e poiché la Spagna è, secondo Frontex, uno dei confini esterni meno permeabili dell’Unione europea, con un numero di ingressi irregolari pari alla metà di quello registrato, ad esempio, in Italia negli ultimi anni (2021-2026)». Per questo, nella lettera inviata al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e alla presidenza irlandese del Consiglio Ue, Sánchez chiede di convocare «con la massima urgenza» una videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno, affinché l’Unione definisca una risposta comune e riaffermi che «la sicurezza delle frontiere esterne è una responsabilità condivisa da tutti gli Stati membri, e non solo da quelli in prima linea».
Sanchez: «Ripristinato il controllo della frontiera in 48 ore»
Nella lettera il premier sottolinea inoltre che, all’inizio della settimana, circa 50 mila migranti sono entrati irregolarmente e in modo improvviso a Ceuta. Rivendica quindi la risposta del governo spagnolo, spiegando che «in meno di 48 ore» è riuscito «a ripristinare completamente il controllo della frontiera» dell’enclave in Marocco, ha fornito «un’ampia assistenza umanitaria», ha rimpatriato «praticamente tutti i migranti entrati irregolarmente» e ha impedito «qualsiasi spostamento non autorizzato verso l’Europa continentale». «Tutto ciò è stato realizzato in coordinamento con le autorità marocchine e con un supporto minimo da parte di altri Stati europei», conclude Sánchez.

