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Modello Albania a Bruxelles: così il governo vuole aprire centri migranti con i soldi dell’Ue

03 Agosto 2026 - 07:58 Alessandro D’Amato
italia centri migranti extra ue ruanda uganda montenegro libia
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Tra i paesi candidati Ruanda, Uganda e Montenegro. Ma anche la Libia. Il flop di Gijader è costato 50 milioni, solo il 15% dei trattenuti è stato rimpatriato
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Entro il 2027 il governo Meloni vuole tirare su centri di rimpatrio dei migranti fuori dai confini dell’Unione Europea. Un modello Albania ma con i soldi di Bruxelles. Con l’obiettivo di aprire qualche struttura già nell’anno delle elezioni politiche. Dopo Ceuta il tavolo dei ministri dell’Interno dell’Ue discuterà su impulso di Matteo Piantedosi. Nella battaglia politica l’Italia è alleata con la premier danese e socialista Mette Frederiksen. Nell’ultimo vertice a fine giugno è stato anche stilato un cronoprogramma.

Ruanda e Uganda

Repubblica spiega che Italia e Danimarca premono per attuare subito il nuovo regolamento rimpatri. I progetti pilota prevedono centri di rimpatrio congiunti in paesi terzi con spese condivise. Oltre alla Danimarca ci lavorano Austra e Grecia. Mentre Germania e Paesi Bassi vogliono presentare piani operativi entro la fine del 2026. Il primo ministro conservatore Kyriakos Mitsotakis ha detto che l’obiettivo «è concludere i primi accordi nel 2026, in modo che le strutture siano operative dal 2027». Meloni vorrebbe lo stesso programma. Per i nuovi centri fuori dall’Ue una delle ipotesi è il Ruanda, che doveva ospitare quelli del Regno Unito. Germania, Austria e Paesi Bassi sono interessati all’Uganda.

L’Est Europa

Candidati potrebbero essere anche i paesi dell’Est Europa fuori dall’Ue. L’agenzia France Presse aveva parlato del Montenegro, ma Podgorica conta di entrare nell’Ue a gennaio 2028. Di certo l’operazione Albania di Meloni è stata costosissima. E i centri a tre anni dall’inaugurazione non sono ancora alla massima capienza e hanno perduto il loro format originario. Secondo il progetto del Viminale dovrebbero diventare pienamente operativi entro dicembre. Ma a settembre è attesa la sentenza della Corte di giustizia Ue su Shëngjin e Gjadër. Secondo Piantedosi le spese di gestione per il 2025 del centro di Gjadër sono state di 50 milioni di euro. Da quando in Albania sono stati trasferiti i trattenuti nei Cpr italiani, a Gjadër sono transitate 685 persone. Solo il 15% è stato rimpatriato.

500 mila euro a migrante

Secondo le stime il costo di ogni singolo rimpatrio sarebbe stato di 500 mila euro, un calcolo che Action Aid ottiene dividendo le spese complessive per i rimpatri effettuati. Quello in Ruanda di Boris Johnson è stato bocciato dalla Corte suprema. Keir Starmer l’ha cancellato dopo lo spreco di 290 milioni di sterline. L’arbitrato dell’Aia ha salvato Londra da un ulteriore esborso di 100 milioni. La Danimarca ha provato ad aprire un centro in Kosovo. L’accordo, che Pristina ha approvato nel 2024, prevede il pagamento di 200 milioni di euro l’anno, più la ristrutturazione dell’istituto di pena di Gjilan. L’apertura è prevista ad aprile 2027.

La Libia

Italia e Ue lavorano anche sulla Libia. Nonostante nessun paese ne riconosca il governo, Bruxelles ha di recente approvato i piani per l’istituzione di un Centro di coordinamento del soccorso marittimo a Bengasi, nella Libia di Haftar. Secondo le Ong la mossa potrebbe fare da apripista all’individuazione della Cirenaica prima come “porto sicuro”, poi come “Paese sicuro”.

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