Caso Delmastro, la Camera salva l’ex sottosegretario: negato l’uso delle chat per la procura. Protesta show dei 5 stelle

L’aula della Camera ha approvato la relazione della Giunta per le Autorizzazioni che ha proposto di negare alla Procura di Roma il sequestro delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, e Mauro Caroccia, presunto prestanome del clan senese. La votazione è avvenuta a scrutinio segreto su richiesta di Pd, Avs e M5s. I sì sono stati 206, i no 133.
La Procura di Roma aveva chiesto di poter accedere e utilizzare i messaggi scritti scambiati tra Delmastro e Mauro Caroccia, imprenditore ritenuto dagli inquirenti il prestanome del clan mafioso Senese nella gestione del ristorante romano “Bisteccheria d’Italia”.
Conte a Meloni: «Voi gli amichetti li scudate». E scatta la protesta
Durante le dichiarazioni di voto ci sono state le proteste dei senatori e dei deputati 5 stelle, sia in Aula a Palazzo Madama che a Montecitorio. Alla Camera quando il leader dei pentastellati Giuseppe Conte ha terminato l’intervento, i deputati M5s hanno sollevato i cellulari inscenando un’azione simbolica di protesta e richiamando la campagna #fuorilechat promossa in queste settimane dal Movimento.
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«Qualche giorno fa Giorgia Meloni, che oggi diserta diserta quest’aula, in un roboante video ha comunicato all’Italia chi sbaglia paga, pure se minorenne. Fatemi capire: chi sbaglia paga, ma se hai compiuto una truffa Covid e ti chiami Santanchè però vieni scudata da questo Parlamento? Chi sbaglia paga, ma se sei il governo che metti su un aereo volo di Stato un criminale di guerra come Almarsi va tutto bene? Chi sbaglia paga, ma se se in maggioranza fai una legge per avvertire i tuoi amichetti prima dell’arresto e così tutti possono dileguarsi all’estero, va tutto bene? E ancora, chi sbaglia paga, ma se sei in una regione di centrodestra ci sono accuse di peculato e di corruzione -stiamo parlando della regione Sicilia – i vostri amici tenete lì a governare la Sicilia? Insomma, la vostra idea della giustizia, l’idea di Giorgia Meloni, è la giustizia del marchese del Grillo: ‘Noi siamo noi e voi non contate nulla, cari cittadini italiani’. Per non dire altro, la citazione originaria è più pesante…». Queste le parole del leader M5S Giuseppe Conte in aula alla Camera. «Quindi la vostra idea di giustizia è questa: maglio inflessibile, severissimo con gli studenti, con gli operai che perdono il lavoro, con i minorenni che vengono criminalizzati, però invece con i vostri amici e amichetti invece costruite uno statuto privilegiato, un regime scudato».
Schlein: «Nessun processo qui, ma fate lavorare»
«Avete in questi giorni creato un precedente gravissimo perché avete impedito ai parlamentari della Giunta per le Autorizzazioni di prendere visione di documenti che erano stati inviati dalla Procura alla Camera proprio perché la Giunta li valutasse», ha invece dichiarato la segretaria del Pd Elly Schlein in Aula alla Camera. «Nessuno sta chiedendo a quest’aula di fare un processo, non è il nostro mestiere. Noi stiamo chiedendo solo di far fare ai magistrati il loro mestiere e di far fare ai parlamentari della giunta per le autorizzazioni il loro mestiere. Questo stiamo chiedendo, non certo di anticipare un processo».
L’inchiesta “Bisteccheria d’Italia”: le accuse e il ruolo di Delmastro
La vicenda affonda le sue radici nei primi mesi dell’anno, quando un’inchiesta giornalistica aveva fatto luce sulle quote societarie del ristorante “Bisteccheria d’Italia”, intestate a Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia (quest’ultimo attualmente detenuto per condanne definitive legate alla criminalità organizzata). La Procura ipotizza che Miriam fosse solo una figura di facciata e che il reale gestore dell’attività fosse il padre Mauro, impossibilitato ad aprire nuove aziende per via dei suoi precedenti penali. Delmastro, che non risulta indagato, è stato in passato socio del locale. L’esponente di FdI si è poi dimesso da sottosegretario alla Giustizia lo scorso marzo a seguito delle polemiche scaturite. Durante il sequestro dello smartphone di Mauro Caroccia, sia l’uomo che la figlia hanno indicato l’esistenza di una chat di gruppo impiegata per la gestione quotidiana del locale, della quale avrebbe fatto parte anche il deputato.
Lo scontro sulla Giunta per le Autorizzazioni e le relazioni diffuse
Per poter accedere ai messaggi di un membro del Parlamento, la Procura necessita dell’autorizzazione preventiva della Camera, come tutelato dall’Articolo 68 della Costituzione. La Giunta si è spaccata in due blocchi contrapposti: da una parte la maggioranza, con una relazione firmata da Pietro Pittalis (Forza Italia), in cui sostiene che la richiesta dei magistrati debba essere respinta poiché manca la dimostrazione di una reale «indispensabilità» delle chat ai fini dell’indagine, si rischia di violare la riservatezza su conversazioni estranee al procedimento giudiziario e perché gli inquirenti disporrebbero già di strumenti sufficienti, tra cui visure societarie e flussi finanziari. Dall’altra parte della barricata ci sono le minoranze, con le relazioni di Federico Gianassi (PD) e Carla Giuliano (M5S), favorevoli all’autorizzazione. Per le opposizioni, l’accesso ai messaggi rappresenta un atto d’indagine proporzionato e indispensabile per fare piena luce sulla vicenda.
Il “giallo” delle chat consegnate e la mossa del Procuratore Lo Voi
Il caso si è arricchito di un ulteriore capitolo quando l’avvocato di Caroccia ha consegnato spontaneamente in Procura la chat tra il suo assistito e il deputato. La situazione si è ulteriormente complicata dopo la lettera inviata al Presidente della Camera Lorenzo Fontana da parte del Procuratore Capo di Roma, Francesco Lo Voi. Nella missiva, Lo Voi ha ribadito la necessità di analizzare quei dati, ricordando anche che Delmastro stesso si era detto pronto a mostrare i messaggi per dimostrare di «non aver nulla da nascondere».
Verso la Consulta? Opposizioni sul piede di guerra
Dopo un breve stallo procedurale e il rifiuto da parte della maggioranza di svolgere ulteriori approfondimenti conoscitivi sulla lettera di Lo Voi. Le decisioni della maggioranza hanno scatenato forti proteste da parte dei partiti di opposizione. Il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori (AVS), ha già fatto sapere che la vicenda potrebbe non concludersi tra i banchi di Montecitorio: l’ipotesi sul tavolo è quella di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato dinanzi alla Corte Costituzionale.

