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Delmastro: gli uffici negano ai parlamentari l’accesso alle chat, il sit-in del centrosinistra nell’ufficio della Giunta

31 Luglio 2026 - 13:06 Luca Graziani
andrea delmastro
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Il presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera aveva stabilito che i parlamentari potessero visionare il materiale trasmesso dalla Procura. Dopo l’alt di Fontana, sei deputati del centrosinistra bloccano l'ufficio per alcune ore
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Dopo il voto saltato in Aula, il caso delle chat di Andrea Delmastro e Mauro Caroccia si trasforma in un braccio di ferro ad alta tensione tra maggioranza e opposizione. Da una parte il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori, che rivendica il diritto dei commissari a consultare la documentazione trasmessa dalla Procura di Roma sul caso ‘Bistecchiera Italia’. Dall’altra la presidenza della Camera, chiamata in causa dalla maggioranza, che ha dato indicazione agli uffici di non consentire, per ora, l’accesso agli atti.

Questa mattina Dori e altri cinque deputati del centrosinistra si sono presentati nella sede della Giunta per visionare il materiale allegato alla nuova lettera del procuratore capo Francesco Lo Voi, che ieri ha provocando lo slittamento della decisione dell’Assemblea. Davanti al diniego degli uffici, però, hanno deciso di restare nella sala in attesa di un atto scritto del presidente della Camera Lorenzo Fontana.

«Siamo all’interno degli uffici dove intendevamo accedere alla documentazione relativa al caso Delmastro, ma gli uffici hanno ricevuto indicazioni da parte della presidenza della Camera di non essere collaborativi», ha fatto sapere Dori. «Ho scritto al presidente Fontana per avere una sua lettera con la quale impone agli uffici formalmente di non collaborare. Finché questa lettera non arriverà, staremo fermi in Giunta». Con il presidente della Giunta, esponente di Avs, si sono installati nell’ufficio anche Federico Gianassi e Matteo Orfini del Pd e Daniela Torto, Carla Giuliano ed Enrica Alifano del Movimento 5 Stelle.

Poi, dopo circa due ore, i deputati hanno scelto di lasciare la Giunta, mettendo a verbale quanto accaduto. Fontana, rispondendo a Dori, ha scritto che le decisioni della presidenza erano già contenute nella lettera inviata la sera precedente e che gli uffici vi si erano conformati. Il presidente della Camera ha inoltre ribadito la richiesta di trasmettere gli elementi posti alla base della scelta di autorizzare la consultazione, in vista dell’esame della Giunta per il Regolamento.

Dal voto saltato allo scontro sugli atti

Il nuovo scontro nasce dal rinvio deciso ieri mattina dalla conferenza dei capigruppo. L’Aula avrebbe dovuto votare, a scrutinio segreto, sulla relazione con cui la Giunta aveva respinto la richiesta della Procura di acquisire la corrispondenza tra Delmastro e Caroccia. Poco prima della riunione dei capigruppo è però arrivata a Fontana una nuova lettera di Lo Voi. Il procuratore ha segnalato che la difesa di Caroccia aveva depositato alcune conversazioni con l’ex sottosegretario e che l’accesso al contenuto del telefono sarebbe necessario anche per controllarne l’autenticità, la completezza e la corrispondenza con il materiale prodotto dal legale.

Il voto è stato quindi fermato e la questione rinviata nuovamente alla Giunta. Una decisione contestata anzitutto da Forza Italia, con il capogruppo Enrico Costa che ha parlato di una procedura «anomala» e del rischio di creare un precedente, consentendo alla Procura di riaprire l’istruttoria a poche ore dal passaggio parlamentare.

Nel pomeriggio, però, lo scontro si è spostato su un altro terreno, più tecnico. Dori ha di fatto autorizzato tutti i componenti della Giunta a consultare la documentazione a partire dalle 10 di oggi, prevedendo già modalità che ne impedissero la divulgazione. «Mai la Giunta ha limitato l’accesso a se stessa», ha sostenuto il presidente, richiamando precedenti parlamentari e la necessità di non comprimere i diritti dei commissari.

La maggioranza difende Fontana

Il centrodestra, che contesta la decisione di Dori, si è rivolto al presidente della Camera chiedendo di sottoporre il caso alla Giunta per il Regolamento. L’organismo si riunirà lunedì per stabilire se il materiale aggiuntivo possa essere visionato direttamente dai membri della Giunta per le autorizzazioni e chi abbia il potere di disporne la consultazione. In attesa di quel pronunciamento, Fontana ha sospeso l’accesso.

L’accusa di Dori però era che una semplice indicazione agli uffici non potesse prevalere sulla decisione assunta dal presidente della Giunta e chiedeva che il divieto venisse formalizzato. La replica è arrivata in mattinata. «Le decisioni della Presidenza della Camera sono quelle contenute nella lettera che le ho inviato ieri sera», ha scritto Fontana a Dori, precisando che gli uffici vi si erano conformati nel rispetto del Regolamento. «Di fronte alla totale opposizione della presidenza della Camera non possiamo andare oltre», ha spiegato Dori, precisando che nella sala era presente anche il deputato di FdI Alessandro Palombi, che però non aveva chiesto di accedere agli atti.

Il presidente della Giunta ha annunciato che invierà a Fontana una memoria con i precedenti parlamentari richiamati a sostegno della propria decisione. «È una situazione di stallo», ha ammesso. Il materiale resta «sotto chiave, in cassaforte, presso gli uffici della Giunta» e nessuno, al momento, può conoscerne il contenuto. L’intervento di Fontana è «un’entrata a gamba tesa» sulle prerogative dei commissari, «una scelta non corretta», sostiene.

Di segno opposto la posizione della maggioranza. I capigruppo in Giunta di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati difendono il comportamento «inappuntabile e corretto» di Fontana e accusano Dori di aver disatteso l’intesa raggiunta nell’ufficio di presidenza, secondo cui l’accesso sarebbe stato consentito salvo una diversa decisione del presidente della Camera. Per il centrodestra, inoltre, la Giunta non sarebbe chiamata a valutare il contenuto delle conversazioni, ma la correttezza della procedura seguita dalla Procura per acquisire la corrispondenza privata di un parlamentare.

Cosa succede ora

«Quanto sta accadendo alla Camera è senza precedenti e rappresenta un fatto di estrema gravità istituzionale», rincarano i componenti del Pd Gianassi, Orfini, Antonella Forattini e Marco Lacarra. Dopo il diniego le opposizioni accusano Fontana di aver prodotto «una gravissima lesione delle prerogative parlamentari» e annunciano iniziative «in ogni sede» a tutela dell’autonomia dell’istituzione.

Il calendario, intanto, è già delineato. Lunedì sarà la Giunta per il Regolamento a pronunciarsi sull’accesso alle chat. Martedì tornerà invece a riunirsi la Giunta per le autorizzazioni, che dovrà decidere come proseguire l’iter del dossier: se procedere con un’integrazione istruttoria alla luce della nuova lettera del procuratore oppure chiudere l’esame e rinviare la questione all’Aula. In quest’ultimo caso, il voto potrebbe essere calendarizzato già la prossima settimana.

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