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Le chat di Delmastro e il pasticcio sull’audizione di Conte sul Covid: scontro totale M5S-FdI alla Camera – Il video

03 Agosto 2026 - 22:28 Luca Graziani
Muro contro muro tra maggioranza e opposizioni a pochi giorni dalla pausa estiva dei lavori parlamentari. Cos'è successo
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Una cassaforte nell’Aula della Camera, con dentro un cd che evoca quello con le chat di Andrea Delmastro, tenuto sotto chiave negli uffici della Giunta per le autorizzazioni. Poi la bagarre sull’audizione di Giuseppe Conte in Commissione Covid, fissata per il 4 agosto e annullata poche ore dopo le dimissioni dell’ex premier, necessarie per poter essere ascoltato: lo scontro in Aula costa l’espulsione al deputato pentastellato Leonardo Donno. Il rush finale del Parlamento prima della pausa estiva comincia con il muro contro muro tra maggioranza e opposizioni.

Il primo fronte è il caso delle chat di Delmastro, al centro da giorni di un braccio di ferro. In serata la Giunta per il Regolamento ha rimesso la decisione alla Giunta per le autorizzazioni, che si riunirà domani in sede plenaria e dovrà stabilire se prendere in considerazione il materiale inviato dalla Procura e consentirne la visione. Pd, M5s e Alleanza Verdi e Sinistra accusano il centrodestra di voler tenere nascoste le conversazioni dell’ex sottosegretario alla Giustizia con Mauro Caroccia, coinvolto nell’inchiesta sulla ‘Bisteccheria Italia‘ e indicato come presunto prestanome del clan Senese. Sulla Commissione Covid, invece, i ruoli si invertono: è Fratelli d’Italia ad attaccare Giuseppe Conte, accusandolo di voler sottrarsi alle domande sulla gestione della pandemia.

Il cd con le chat di Delmastro: cosa succede adesso

Il primo scontro riguarda il cd inviato dalla Procura di Roma alla Giunta per le autorizzazioni della Camera e già al centro, venerdì, di un sit-in di alcuni deputati del centrosinistra. Contiene le conversazioni tra Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia, e Caroccia, con il quale era socio nel ristorante romano. La Giunta aveva già approvato la proposta del relatore Pietro Pittalis, di Forza Italia, di negare ai magistrati l’autorizzazione a utilizzare le chat. Secondo la relazione, la richiesta della Procura non soddisfaceva infatti i requisiti di «necessità, determinatezza, selettività e proporzionalità» previsti dalla Costituzione e dalla disciplina sulle immunità parlamentari.

Prima che il caso potesse arrivare al voto dell’Aula, però, il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi ha scritto al presidente della Camera Lorenzo Fontana. Il magistrato ha segnalato che una parte del materiale era già stata depositata dalla difesa di Caroccia e che il diniego ne avrebbe impedito l’utilizzazione anche a favore dell’indagato. Alla lettera era allegato il cd con la documentazione. Il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori di Avs, ha quindi disposto che i commissari potessero visionare il materiale. Il tentativo non è però andato a buon fine: Fontana ha congelato l’accesso, rimettendo la questione alla Giunta per il Regolamento. Da quel momento il cd è rimasto sotto chiave.

Questa mattina lo stesso Dori ha provato inutilmente a consultarlo di persona. «Ho chiesto agli uffici di Giunta di poter visionare personalmente, nella mia qualità di presidente della Giunta, il cd inviato dalla Procura di Roma», racconta. La risposta è stata che la decisione di Fontana riguardava anche lui. «A questo punto si profila una situazione inedita di conflitto istituzionale», denuncia Dori: «Un presidente di un organismo chiave si viene a trovare privato di autonomia di scelta. Questo non è accettabile».

Bagarre in Aula, il M5s: «Aprite la cassaforte»

«Ma cosa c’è scritto in quelle chat? È incredibile quello che state facendo per coprire ciò che Delmastro ha detto e scritto con Caroccia», attacca in Aula il capogruppo del Movimento 5 Stelle Riccardo Ricciardi. Alla fine del suo intervento, i deputati pentastellati sfoderano due striscioni con le scritte «Fuori le chat!» e «Aprite la cassaforte!». Il deputato Arnaldo Lomuti esibisce anche un piccolo forziere, ne apre lo sportello e tira fuori un cd, mentre il gruppo urla in coro «Fuori le chat».

«La Giunta deve decidere sulla richiesta della Procura, e come può farlo se non alla luce della conoscenza della documentazione pervenuta?», domanda Luana Zanella di Avs. Per Federico Gianassi del Pd la Camera si trova nella situazione paradossale di dover scegliere tra «tutelare la riservatezza dei messaggi che un sottosegretario si è scambiato con una persona condannata per reati di mafia» e «l’interesse delle istituzioni a perseguire i reati di mafia». Il centrodestra respinge al mittente le accuse e difende Fontana. Per la leghista Laura Cavandoli si tratta di una polemica «pretestuosa e priva di fondamento»: il presidente della Camera, sostiene, avrebbe agito con equilibrio, affidando alla Giunta per il Regolamento l’interpretazione delle norme.

In serata, dopo una riunione durata oltre un’ora, la Giunta per il Regolamento ha deciso a maggioranza che, «alla luce dell’assoluta novità della questione», sia la Giunta per le autorizzazioni, «nella sua sede plenaria», ad assumere «ogni valutazione» sulla «presa in considerazione o meno» del materiale trasmesso dalla Procura, «anche ai fini della presa visione dello stesso». La questione torna dunque all’organismo presieduto da Dori, convocato per martedì 4 agosto alle 13. Saranno i suoi componenti a decidere se consultare il cd e se riaprire l’istruttoria alla luce della nuova documentazione oppure confermare il precedente diniego. FdI vorrebbe comunque chiudere la partita entro giovedì.

Conte si dimette per essere audito sul Covid, ma l’audizione salta

Mentre infiamma lo scontro sulle chat, nel pomeriggio si apre il secondo fronte. Conte annuncia di essersi dimesso dalla Commissione Covid per poter essere ascoltato nell’audizione prevista domani. «Spetterà a me, finalmente, parlare in modo da spazzare via tutto il fango», scrive il leader del Movimento 5 Stelle. Nella lettera inviata a Fontana spiega di aver lasciato l’organismo «al fine di evitare ogni possibile situazione di incompatibilità», dal momento che sarebbe stato ascoltato in qualità di presidente del Consiglio all’epoca dei fatti oggetto dell’inchiesta.

Poche ore dopo arriva però la comunicazione del presidente della Commissione Marco Lisei: l’audizione è cancellata. Il senatore di FdI motiva la decisione con le votazioni previste per tutta la giornata nelle Aule di Camera e Senato. Lisei sostiene inoltre che i suoi uffici abbiano già avvertito la segreteria di Conte delle difficoltà a tenere l’audizione il 4 o il 5 agosto e chiesto altre disponibilità, senza però ricevere indicazioni. «Ho deciso di tentare di fissarla comunque il 4 agosto», spiega, ma «non c’è materialmente spazio per un’audizione che richiederà parecchie ore». Non è da escludere, insomma, uno slittamento a settembre.

Scambio di accuse tra FdI e Cinque Stelle

FdI passa immediatamente all’attacco. La capogruppo del partito in Commissione Covid Alice Buonguerrieri definisce Conte «un bugiardo» e lo accusa di aver limitato la propria disponibilità proprio alle giornate in cui sapeva che le Aule sarebbero state impegnate. «Conte non potrà scappare per sempre», afferma. Antonella Zedda invita l’ex premier anche a rinunciare alle prerogative parlamentari: «Se ha davvero quel coraggio di cui si vanta, faccia come Bignami».

Dal Movimento 5 Stelle, però, la ricostruzione è opposta. I commissari pentastellati sostengono che Conte avesse offerto anche altre date e che sia stato lo stesso Lisei a convocarlo per il 4 agosto. La convocazione, fanno notare, è stata diramata il 31 luglio, quando i calendari di Camera e Senato erano già stati definiti. «Prima lo convocano, poi annullano l’audizione e accusano lui di voler scappare», denunciano Alfonso Colucci, Stefano Patuanelli e Michele Gubitosa: «I casi sono due: o sono incapaci, oppure sono in malafede». FdI ha «il coraggio di accusare Conte di scappare», confondendolo con Delmastro, che «continua a nascondere le sue chat con un prestanome della camorra», è l’affondo del capogruppo del M5s al Senato Luca Pirondini.

La lite sui «tanti Giuseppi» e l’espulsione di Donno

Lo scontro si trasferisce in Aula in tarda serata. «Il presidente Conte si dimette per dare soddisfazione a Fratelli d’Italia e oggi arriva la notizia della sconvocazione», attacca Ricciardi. «Per anni avete rilanciato e poi, quando vi veniamo a vedere, voi ve ne andate via». Buonguerrieri replica parlando della «saga dei tanti Giuseppi Conte»: «Uno che dice di essere stato nominato per aiutare a fare luce su uno dei periodi più tristi della storia della Repubblica e uno che in Commissione non viene mai, tranne quando vengono auditi commissari come Arcuri o quando c’è da opporsi alle indagini». Dai banchi pentastellati a quel punto partono urla e gesti di protesta. Il vicepresidente della Camera Sergio Costa richiama collettivamente il gruppo e, visto che la tensione non si placa, sospende la seduta. Alla ripresa, lo scontro si riaccende e Costa dispone l’espulsione del deputato del M5s Leonardo Donno.

L’ostruzionismo sul ddl caccia

Sullo sfondo continua l’ostruzionismo delle opposizioni sul ddl caccia in commissione Agricoltura. L’obiettivo è rallentare il più possibile l’esame e impedire alla maggioranza di chiudere il provvedimento con quello che il M5s definisce un «blitz estivo». «La maggioranza insiste nel tentativo di approvare la vergognosa legge Sparatutto», accusano i parlamentari pentastellati del comitato Pianeta 2050 e la deputata Susanna Cherchi. Dopo un’ora e mezza di seduta, aggiungono, la commissione avrebbe partorito «il topolino della bocciatura di appena due del milione di emendamenti presentati al provvedimento». «Il nostro ostruzionismo va avanti e non arretrerà di un millimetro», promettono.

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