L’IA ha creato per la prima volta un virus nuovo (mai esistito finora)

Per la prima volta, l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per creare virus del tutto inediti. La scoperta, pubblicata sulla rivista Science dai ricercatori dell’Arc Institute di Palo Alto e riportata dal New York Times, segna un passo avanti storico per la biologia sintetica, aprendo straordinarie prospettive per la medicina ma sollevando al contempo severi interrogativi di sicurezza.
Il metodo dall’Arc Institute: l’IA scrive geneticamente virus nuovi
Sintetizzare genomi virali in laboratorio non è una novità: da tempo i laboratori producono copie di virus per sviluppare farmaci e vaccini. La vera svolta dello studio guidato dall’Arc Institute risiede nel metodo: l’IA è stata addestrata sui pattern del DNA presente in natura ed è poi stata in grado di “scrivere” la ricetta genetica di virus completamente nuovi. Inserendo queste molecole di DNA artificiale all’interno di batteri, i ricercatori hanno ottenuto patogeni attivi e in grado di infettare altri batteri, dimostrandone la piena vitalità.
Perché questo esperimento non è pericoloso per l’uomo (per ora)
Nonostante l’esperimento non rappresenti un pericolo per la salute umana — i nuovi agenti sintesi si basano sul batteriofago Phi X-174 e colpiscono esclusivamente i batteri — la comunità scientifica analizza con attenzione il traguardo. Come sottolineato da Patrick Cai dell’Università di Manchester, si tratta di una «pietra miliare importante», che dimostra però come la stessa tecnologia potrebbe, in futuro, essere impropriamente utilizzata per progettare patogeni pericolosi per l’uomo. Gli stessi autori dello studio, affiancati da esperti come Tom Inglesby e Moritz Hanke del Center for Health Security della Johns Hopkins University, hanno lanciato un chiaro avvertimento: la capacità di generare genomi complessi da zero richiede standard rigorosi di biocontenimento. La stessa tecnologia che oggi abbatte i superbatteri potrebbe, in futuro, essere impropriamente usata per ideare patogeni pericolosi per la salute umana.
(Foto di Fusion Medical Animation su Unsplash)

