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Padova, tentano furto in una casa: fermati due ragazzini di 10 e 11 anni. Il cacciavite nello zaino e la trasferta da Bologna

10 Agosto 2026 - 14:11 Cecilia Dardana
Auto polizia
Auto polizia
Sorpresi sul balcone di un'abitazione nel quartiere Palestro, sono stati bloccati dal compagno della proprietaria. Non imputabili perché minori di 14 anni, i due cugini sono stati affidati a una struttura d'accoglienza dopo il rifiuto dei familiari di andarli a prendere
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Un viaggio in treno di prima mattina da Bologna a Padova, poi il tentativo di introdursi in un appartamento approfittando della porta-finestra aperta per il caldo estivo. È finita con l’intervento delle forze dell’ordine la sortita di due ragazzini di 10 e 11 anni, sorpresi a Padova, nel quartiere Palestro, intorno alle 10:20 di domenica 8 agosto. La padrona di casa, che si trovava in soggiorno con il compagno, ha notato la presenza del più giovane sul poggiolo dopo che aveva già scavalcato il parapetto. Le urla della donna hanno messo in fuga il bambino, sceso rapidamente in giardino per ricongiungersi al compagno di 11 anni. Il residente si è lanciato al loro inseguimento per le vie del quartiere, riuscendo a bloccarli e a riportarli nei pressi dell’abitazione in attesa delle volanti della polizia.

Il cacciavite nello zaino e la trasferta da Bologna

All’arrivo degli agenti, i due minori sono risultati privi di documenti. Il controllo dello zaino in dotazione al ragazzo di 10 anni ha rivelato la presenza di un cacciavite a taglio lungo ben 26 centimetri e di un telefono cellulare. Condotti in Questura e sottoposti ai Rilievi foto-dattiloscopici, i due sono stati identificati come un bambino macedone di 10 anni e un ragazzino italiano di 11 anni, cugini tra loro e riconducibili a un insediamento rom nel territorio bolognese. Ai poliziotti hanno raccontato di essere partiti da soli in treno nelle prime ore del mattino per raggiungere il capoluogo veneto.

Genitori in vacanza e l’affidamento alla comunità

Trattandosi di minori di 14 anni, i due non sono penalmente imputabili. La Polizia ha quindi tentato di rintracciare i familiari per la riconsegna, ma senza successo: un parente contattato telefonicamente ha riferito di non potersi recare a Padova e che i genitori dei due bambini si trovavano in vacanza. Impossibilitati a riaffidarli alla famiglia, gli agenti hanno attivato le procedure di tutela informando le Procure per i Minorenni di Bologna e di Venezia. I due ragazzini sono stati infine presi in carico da un operatore sociale e accompagnati in una struttura d’accoglienza della città padovana.

Il monito della Questura sullo sfruttamento dei minori

L’episodio ha spinto la Questura di Padova a riaccendere i riflettori sul fenomeno del reclutamento di giovanissimi per compiere reati predatori. «La vicenda ha consentito di portare alla luce l’impiego di minori giovanissimi in condotte illecite, proprio in ragione della loro età e della conseguente non imputabilità», evidenziano dagli uffici di Polizia, sottolineando come lo spostamento autonomo da un’altra città dimostri una pianificazione non casuale. «La non imputabilità dei bambini non può essere trasformata in uno strumento attraverso il quale soggetti maggiorenni possano utilizzare minori per commettere furti o altre condotte illecite, sottraendosi così alle conseguenze derivanti dall’intervento delle forze di polizia».

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