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Evelina Sgarbi: «Mio padre non è più lui. Ho paura che muoia»

20 Agosto 2026 - 12:15 Alba Romano
evelina sgarbi
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La figlia del critico d'arte a Gabriele Parpiglia: «Partecipa agli eventi ma è come se non ci fosse»
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Non nasconde la sua preoccupazione Evelina Sgarbi, figlia di Vittorio Sgarbi, durante un’intervista al giornalista Gabriele Parpiglia. Rompendo il silenzio su una vicenda familiare e giudiziaria sempre più complessa, la figlia del celebre critico d’arte traccia un quadro drammatico, confermando che i due non si vedono di persona da dieci mesi (ovvero dall’udienza del 28 ottobre).

«Partecipa agli eventi ma è come se non ci fosse»

Il declino, secondo Evelina, ha subito un’accelerazione tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Tra telefonate a vuoto durante le feste e brevi contatti mediati dalla compagna di Sgarbi, Sabrina, la ragazza ha appreso del ricovero del padre al Gemelli di Roma soltanto dai giornali. Da lì si è scontrata con un vero muro informativo: le cartelle cliniche, secondo quanto sostiene, le sono state consegnate solo dopo un anno e mezzo di battaglie legali, ufficialmente sbarrate da motivi di privacy. «Non era più lui: è come un nonno molto anziano che non sa più fare quello che una volta faceva benissimo. […] Partecipa agli eventi, ma è come se non ci fosse. Vorrei solo che qualcuno dimostrasse che sta bene con degli esami approfonditi», ha raccontato a Parpiglia.

«Ho paura che muoia, continua ad andare in giro con 40 gradi»

La vertenza si è spostata sul piano giudiziario. Evelina ha chiesto la nomina di un amministratore di sostegno — poi respinta — e ha promosso azioni legali che hanno portato il tribunale a sospendere il matrimonio tra il critico e la compagna. La figlia, che nega mire monetarie, ha sollevato forti perplessità sulla gestione degli accertamenti medici. Ha paura di una cosa: «Che muoia. Dalle cartelle emergono patologie croniche neurologiche e cardiache: l’ho detto pubblicamente il 15 agosto e lo ripeto qui. I periti a cui mi sono rivolta mi hanno detto che serve subito un approfondimento specialistico, cardiologico, emodinamico e neurologico. Non uno psicologo. E invece lui continua a lavorare, in giro, con quaranta gradi. Ho paura per lui, punto».

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