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La Turchia emette un mandato di arresto per Netanyahu: l’accusa di genocidio e il caso della Global Sumud Flotilla

21 Agosto 2026 - 14:32 Ygnazia Cigna
L'annuncio del ministro della Giustizia turco, Akin Gürlek: «Non permetteremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati»
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La Turchia ha emesso un mandato di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusato di genocidio nell’ambito dell’inchiesta sull’intervento contro la Global Sumud Flotilla, la spedizione di imbarcazioni che trasportava aiuti umanitari destinati a Gaza.

Le accuse

Il procedimento riguarda complessivamente 35 imputati, tra cui Netanyahu e Afek Moskovitch. Secondo le autorità turche, gli imputati sono accusati, oltre che di genocidio, di crimini contro l’umanità, privazione aggravata della libertà personale, lesioni dolose, tortura, danneggiamento di beni, saccheggio aggravato e sequestro di mezzi di trasporto, in relazione all’intervento contro la flottiglia e alla successiva detenzione degli attivisti.

L’annuncio del ministro della Giustizia turco

Il ministro della Giustizia turco, Akin Gürlek, ha annunciato che Ankara ha chiesto al ministero dell’Interno di avviare la procedura per una Red Notice dell’Interpol, così da favorire la localizzazione internazionale di Netanyahu e Moskovitch. La documentazione è stata quindi trasmessa al ministero degli Esteri. Il ministro turco Gürlek ha ribadito che Ankara non considera l’amministrazione Netanyahu «al di sopra della legge» e ha assicurato che la Turchia «non permetterà che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati» e che continuerà a utilizzare «tutti gli strumenti previsti dal diritto nazionale e internazionale» per perseguire quelli che definisce responsabili di crimini contro l’umanità.

La portavoce della Flotilla: «Soddisfatti, rompe l’impunità»

«Accogliamo con favore qualunque iniziativa giudiziaria che riconosca l’illegalità delle azioni compiute dal governo israeliano contro la Global Sumud Flotilla e che contribuisca a rompere un’impunità che dura da troppo tempo», commenta Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, in merito al mandato di arresto. «Quello che abbiamo subito, attacchi, intercettazioni illegali in acque internazionali, sequestri delle imbarcazioni, arresti e violenze, è grave e deve avere conseguenze sul piano della giustizia internazionale», chiosa.