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Salvini si blinda contro i nordisti e rilancia sugli extraprofitti: «Meglio sacrificare 5 banchieri che 50 milioni di italiani»

27 Agosto 2026 - 21:33 Luca Graziani
salvini extraprofitti fronte nordista
salvini extraprofitti fronte nordista
Il leader risponde alla fronda del Nord: «La dimensione nazionale della Lega non si può mettere in discussione. Il congresso lo abbiamo fatto l’anno scorso all’unanimità». E replica al no di Tajani sulle banche: «Non si tratta di andare in Unione Sovietica o far venire l’orticaria a qualcuno». Nuovo incontro tra Romeo e Fontana a Milano
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«Adoro quelli che lavorano tanto e perdono poco tempo in beghe e polemiche». Dopo le tensioni nella Lega, Matteo Salvini risponde all’ala nordista e prova a mettere alcuni punti fermi. Nessun nuovo congresso all’orizzonte, nessun ripensamento sulla trasformazione del Carroccio in partito nazionale. E se «ci sarà in futuro qualcuno che farà il ministro meglio di me e il segretario meglio di me», almeno fino alle prossime Politiche il leader non sembra intenzionato a farsi da parte.

Intervenendo a La Piazza di Affaritaliani.it, a Ceglie Messapica, il vicepremier torna anche sull’altro fronte, quello che lo contrappone agli alleati forzisti in maggioranza: gli extraprofitti delle banche. Dopo che appena ieri Antonio Tajani aveva bollato l’ipotesi come una «parolaccia» che «sa di Unione Sovietica», arriva la replica, che sembra cucita sulle parole dell’alleato. «Qua non si tratta di andare in Unione Sovietica o di far venire l’orticaria a qualcuno. Preferisco chiedere un sacrificio a cinque banchieri che non a 50 milioni di italiani. E lo dico da liberale».

Salvini: «La Lega nazionale non si mette in discussione»

Prima, però, c’è il partito. Il nuovo affondo arriva dopo la stretta di mano con Attilio Fontana al Meeting di Rimini, veicolata dall’ufficio stampa di Salvini dopo giorni di tensione, e ancora nel pieno del confronto aperto con l’area che chiede più peso per governatori, amministratori e territori. Si parte da una professione di autocritica: «Io metto in discussione me stesso la mattina quando mi alzo e la sera quando mi addormento», spiega il segretario. Del resto, aggiunge, «chiunque fa nella vita sbaglia».

Poi però traccia la linea rossa: «La Lega stasera ha quattro governatori, governa 14 regioni italiane su 20, ha 540 sindaci in tutta Italia, a Nord e a Sud». E soprattutto «la dimensione nazionale della Lega, mantenendo salda la radice delle autonomie e del federalismo, è qualcosa che non si può mettere in discussione, perché l’Italia vince in un contesto europeo e internazionale se è forte e unita dalla mia Milano a Ceglie».

È la risposta a uno dei nodi sollevati da Massimiliano Romeo e il governatore lombardo, tra i più critici, nelle ultime settimane. Il capogruppo al Senato, che ha dato alle stampe anche un libro sul rilancio della Lega, aveva accusato il partito di essersi «sempre più schiacciato sulla destra», chiedendo di recuperare il rapporto con il Nord e proponendo una «squadra» attorno a Salvini che coinvolga soprattutto Luca Zaia e i governatori.

Il congresso? «L’abbiamo fatto l’anno scorso»

Alla domanda se sia disposto anche a passare da un nuovo congresso per rimettere in discussione la sua leadership, Salvini replica: «Io sono in ottimi rapporti con tutti e adoro quelli che lavorano tanto e perdono poco tempo in beghe e polemiche. Il congresso l’abbiamo fatto l’anno scorso all’unanimità». L’orizzonte, almeno per ora, è un altro: «Il mio obiettivo è vincere le elezioni l’anno prossimo», portando la Lega «sopra il 10%».

«Ho 53 anni, non voglio fare il ministro per tutta la vita, il segretario per tutta la vita. Sono sicuro che ci sarà qualcuno che nei prossimi anni farà il ministro meglio di me e il segretario meglio di me». Il messaggio insomma è netto: il dopo-Salvini arriverà, ma non è questa la fase in cui il leader intende aprire la successione.

Intanto Romeo vede Fontana

Parole che arrivano a due giorni dalla fotografia del disgelo con Fontana al Meeting di Rimini. Una stretta di mano, qualche minuto insieme e sorrisi davanti ai fotografi: un’immagine immediatamente veicolata alla stampa dopo giorni di scontro con il governatore. «È stato un incontro abbastanza casuale. Erano lì entrambi al Meeting di Rimini», ha provato ieri a ridimensionarne la portata politica Romeo. Il confronto vero deve ancora arrivare: «Penso che nei prossimi giorni ci sarà questo famoso incontro», ha annunciato, nella speranza di «poter dare qualche segnale di rinnovamento» prima di Pontida.

E anche oggi il fronte lombardo continua a muoversi. Il capogruppo al Senato è salito a Palazzo Lombardia per incontrare Fontana, insieme all’assessore regionale agli Enti locali Massimo Sertori. Un confronto nel quale, inevitabilmente, si è tornati anche sulle questioni interne del partito. Intanto, strette di mano a parte, lo scontro con i salviniani non si placa. Il deputato e coordinatore campano Giampiero Zinzi, intervistato dal Corriere del Mezzogiorno, ha attaccato frontalmente Romeo: «Se non è riuscito a fare abbastanza per il suo territorio da capogruppo in Senato, dovrebbe lavorare di più e fare meno teatro». La frase, rilanciata sui social dallo stesso Zinzi, ha raccolto un like che nel clima di questi giorni non è passato inosservato: quello di Francesca Verdini, compagna di Salvini.

Salvini contro Vannacci: «Più figli, più schede? Una sciocchezza»

Il Capitano, intanto, da Ceglie si preoccupa di riservare qualche parolina anche all’ex compagno di partito Roberto Vannacci. Nel mirino c’è una delle ultime proposte di Futuro Nazionale: attribuire ai genitori ulteriori voti in relazione ai figli. «Qualcuno in questi giorni di agosto ha fatto una proposta politica tra le più strampalate che io abbia sentito negli ultimi anni: più figli fai, più schede elettorali ti do, come se i figli fossero un bonus elettorale», attacca Salvini. «Una sciocchezza senza capo né coda». E rincara: «Ci manca giusto di dare a queste persone sette schede elettorali e poi siamo ospiti in casa nostra e la frittata è completa».

Extraprofitti, il rilancio dopo il niet di Tajani

Se nella Lega Salvini prova a chiudere le falle, nel centrodestra invece ne tiene bene aperta una sul terreno economico. La miccia è il caro carburanti. Il governo ha prorogato fino al 5 settembre il taglio delle accise sul diesel, ma per il vicepremier «occorre qualcosa di più duraturo, di più sostanzioso che permetta a imprese e famiglie di avere una programmazione a più lungo termine». Quanto alle risorse, mette sul tavolo due strade: «O si fa, e noi saremo favorevoli, uno scostamento di bilancio», oppure si va «a chiedere dei soldi a quel tipo di imprese che stanno facendo margini, profitti, guadagni che non hanno precedenti nella storia della Repubblica». Tra queste, innanzitutto, le banche.

Fumo negli occhi per i forzisti. Tajani proprio ieri ha escluso una tassa sugli extraprofitti, arrivando a dire che «extraprofitto è una parolaccia» e che «sa di Unione Sovietica». Salvini risponde: «Qua non si tratta di andare in Unione Sovietica o di far venire l’orticaria a qualcuno. Ci tengo a dare tre dati, perché i numeri sono i numeri».

«Non ci può essere il no perché no»

Il leader leghista snocciola quindi le cifre con cui sostiene la sua proposta: «Nei primi sei mesi di questo 2026 le prime cinque banche italiane hanno superato i 15 miliardi di euro di utili». E insiste sul fatto che «una buona parte di questi utili arriva dai cittadini», tra commissioni e differenza tra gli interessi riconosciuti sui depositi e quelli chiesti sui prestiti. Di fronte al niet degli azzurri, Salvini incalza: «La contrarietà deve essere spiegata. Perché? Non ci può essere perché no. Mi si spieghi perché altri Paesi europei fanno questo intervento e mi si spieghi perché in Italia non si dovrebbe farlo».

Negli ultimi dieci anni, aggiunge, le banche «hanno chiuso 11 mila sportelli» e, secondo i dati citati dal vicepremier, si avvierebbero a terminare il 2026 con circa 50 miliardi di utili. Da qui la domanda: «Chiedere una piccola parte di questi utili garantiti dallo Stato e pagati dai cittadini con le commissioni per aiutare famiglie e imprese in difficoltà è qualcosa di utile o è qualcosa di fuori discussione? Secondo me è qualcosa di utile». E quindi l’affondo: «Preferisco chiedere un sacrificio a cinque banchieri che non a 50 milioni di italiani. E lo dico da liberale».

Foto copertina: ANSA/Donato Fasano | Il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, dal palco de La Piazza di Affaritaliani.it a Ceglie Messapica

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