L’Islanda si tiene ben lontana dall’Unione europea: fallisce il referendum per avviare il processo di adesione

Il “no” è in vantaggio nel referendum organizzato in Islanda sulla ripresa dei negoziati per l’adesione all’Unione europea, secondo i risultati dello scrutinio online di domenica, mentre lo spoglio volge al termine. Con il 51,8% contro il 48,2%, il “no” è avanti di 3,6 punti rispetto al “sì”. Restano da scrutinare soltanto una parte delle schede in due dei sei distretti elettorali islandesi, entrambi già orientati verso il “no”.
Perché l’Islanda non si fida dell’Ue: il pilastro sacro della pesca
L’Islanda ha un rapporto storicamente cauto con l’Unione Europea. Nel 2009, in seguito al grave crollo finanziario del paese, Reykjavík aveva presentato domanda di adesione, ma le trattative sono state sospese nel 2013 e ritirate formalmente nel 2015 dal governo euroscettico. La resistenza dell’Islanda all’ingresso nell’UE si spiega con diverse ragioni economiche, politiche e culturali. La prima è il controllo della pesca, uno dei pilastri dell’economia e dell’identità islandese. Aderendo all’UE, l’Islanda dovrebbe sottostare alla Politica Comune della Pesca (PCP), cedendo a Bruxelles la gestione delle quote di pesca nelle proprie acque territoriali. La paura è che le imbarcazioni di altri Paesi europei possano prosciugare le sue riserve ittiche o compromettere la sostenibilità delle sue risorse.
La tutela dell’agricoltura
Secondo aspetto: essendo una nazione con circa 390.000 abitanti, l’Islanda teme che il proprio peso politico all’interno delle istituzioni dell’UE sarebbe marginale. Inoltre, l’agricoltura islandese — piccola, fortemente sussidiata e protetta da dazi — faticherebbe a reggere la concorrenza del mercato unico agricolo.
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Perché non conviene: l’Islanda ha già i suoi vantaggi
Infine c’è una ragione basica: non conviene. Lo stato islandese già sfrutta i benefici del mercato unico (senza i vincoli UE). Fa parte dello Spazio Economico Europeo (SEE) dal 1994 e dell’Area Schengen dal 2001. Questo le permette di godere dei principali vantaggi dell’integrazione europea: con libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone. E viaggi senza controlli di passaporto con la maggior parte dei Paesi europei. In sostanza, molti islandesi ritengono che la formula attuale offra il meglio dei due mondi: accesso al mercato europeo mantenendo la totale indipendenza sulle risorse naturali. Nonostante il no storico, il dibattito sull’UE resta ciclicamente vivo. Per sbloccare lo stallo istituzionale e verificare la volontà popolare, il parlamento islandese aveva indetto un referendum per decidere se riaprire o meno i negoziati di adesione con Bruxelles. Ma gli islandesi, ancora una volta, preferiscono la cautela.

