Alessandro Di Battista e l’operazione a Cuba: come sta

Alessandro Di Battista «è stato operato a L’Avana dai medici cubani». E adesso «sta affrontando nel migliore dei modi la fase successiva all’intervento». Lo fa sapere sui social media l’associazione Schierarsi, fondata dall’ex parlamentare M5s. «Desideriamo ringraziarli con tutto il cuore per lo straordinario lavoro svolto, per la professionalità e per la dedizione con cui hanno affrontato una situazione estremamente delicata, confermando ancora una volta l’eccellenza della sanità cubana», scrivono.
La fase post-operatoria
Schierarsi dice che «Alessandro non vede l’ora di riprendere le sue battaglie e sta affrontando nel migliore dei modi la fase successiva all’intervento. Infine, ribadiamo la necessità di mantenere la massima prudenza nella diffusione delle informazioni», fanno sapere. L’associazione rivolge quindi un ringraziamento al «reparto di Neurochirurgia dell’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras, che si è preso cura di Alessandro in questi giorni così difficili. Un ringraziamento sincero va alle autorità italiane, all’Unità di Crisi della Farnesina e, in particolare, all’ambasciatrice Simona De Martino, che ha seguito e gestito con grande attenzione e sensibilità ogni fase di questo momento così delicato per Alessandro e per la sua famiglia. Desideriamo inoltre ringraziare le autorità cubane per l’attenzione e il supporto garantiti nel corso dell’intera vicenda», conclude.
Terapia intensiva
Un paio di giorni fa Di Battista era ancora in terapia intensiva. Lo avevano confermato fonti locali interpellate dall’Ansa. Per avere un quadro preciso delle condizioni dell’ex deputato bisognerà attendere il decorso post-operatorio. Per il momento è ancora sedato e in terapia intensiva come prevede la prassi in questo tipo di interventi. Secondo Piero Barbanti, direttore dell’Unità Cefalee e Dolore dell’Irccs San Raffaele di Roma e professore di Neurologia all’Università San Raffaele di Roma, interpellato dall’AdnKronos, «quello che lui potrebbe aver avuto per i neurologi è una cefalea sentinella seguita da cefalea a rombo di tuono che come particolarità che va da zero a massima intensità in un 1 minuto. Non è una cosa comune e causa principale di questa cefalea a rombo di tuono è generalmente un’emorragia subaracnoidea (Esa) dovuta a rottura di aneurisma. Non è la causa unica, ma la più frequente».
Ti potrebbe interessare
L’operazione
L’operazione sarebbe quindi stata accelerata «perché potrebbe esserci un’emorragia dentro il cervello, un’emorragia subaracnoidea o una neoplasia. Se un soggetto viene operato dopo un forte mal di testa è per intervenire sull’emorragia che nell’85% dei casi è causata da un aneurisma meno frequentemente da un tumore». La patologia aneurismatica, spiega il dottore, «pone il problema della pressurizzazione del volo, ci possono essere degli spasmi. Serviranno diversi giorni di convalescenza. Se il problema della rottura dell’aneurisma viene risolto tranquillamente, il soggetto riprende la sua normale condizione di salute, come è accaduto per Pier Luigi Bersani che è stato operato a ‘cielo aperto’, ma c’è anche il trattamento endovascolare».

