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Trump ingloba Canada, Groenlandia, Messico e Islanda nella mappa Usa. Reykjavík: «Inaccettabile»

08 Settembre 2026 - 16:54 Michela De Marchi
La mappa del Nord America pubblicata da Trump su Truth Social
La mappa del Nord America pubblicata da Trump su Truth Social
Il post del tycoon su Truth ha scatenato l'ira dei Paesi colpiti. In Islanda convocato l'ambasciatore statunitense
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Donald Trump continua con i post provocatori sui social. In una settimana Truth e X sono stati inondati da fotomontaggi di ogni genere in cui il tycoon gioca con la geografia mondiale o con l’intelligenza artificiale. Da una foto che lo ritrae a cavallo accanto a George Washington nello Studio Ovale alla cartina dell’Iran con la sagoma della sua testa sovrapposta. Nell’ultima trovata, una mappa del nord America viene dipinta con i colori della bandiera statunitense, diventando interamente a stelle e strisce. Ma i confini statunitensi arrivano a ricoprire Canada, Groenlandia, Messico, Caraibi e anche l’Islanda.

I territori rivendicati

Dall’inizio del suo secondo mandato, il tycoon non ha mai nascosto le mire espansionistiche. Prima ha espresso la volontà di rendere il Canada il 51esimo Stato americano, entrando in conflitto con il governo di Mark Carney che ha respinto l’idea. Poi ha aperto il dossier Groenlandia con l’intenzione di imporre il proprio controllo nell’isola, strappandola al Regno di Danimarca. Un’azione necessaria secondo la Casa Bianca per proteggere il proprio emisfero da minacce esterne e supervisionare le rotte atlantiche.

Ma The Donald non ha guardato solo al Nord. Ha puntato anche al Messico, camuffando la sua sete di espansione dietro la necessità di regolarizzare l’immigrazione e combattere il narcotraffico, e a Cuba, schiacciandola in una crisi economica e umanitaria per indebolire il potere castrista. L’intento di Trump sarebbe di ricreare un “giardino di casa”, rendendo i Paesi del Sud America pedine statunitensi da utilizzare a suo piacimento.

Il capitolo Islanda

Con il suo ultimo post, il presidente si è spinto più in là, arrivando in Europa e inglobando anche l’Islanda, che dipende da Washington per la propria sicurezza. L’isola da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Danimarca nel 1944 non ha un esercito e nel 1951 ha firmato un accordo bilaterale di difesa con gli Usa. Reykjavik ha immediatamente reagito convocando l’ambasciatore degli Stati Uniti e commentando che «l’immagine è inaccettabile».

Il primo ministro islandese, Kristrún Frostadóttir, ha poi aggiunto che «È un insulto agli islandesi, ai canadesi e ai groenlandesi… Non c’è niente di divertente o di normale nel prendersi gioco della sovranità degli stati». La mano di Trump sull’isola, però, non è una completa novità. A gennaio l’ambasciatore designato a Reykjavík, Billy Long, aveva detto di essere pronto a diventare «il governatore del 52esimo Stato», per poi scusarsi dello scherzo con il governo islandese.

Le reazioni

Anche il Messico ha risposto al tycoon. La presidente Claudia Sheinbaum ha affermato su X che il Paese «non è né una colonia né un protettorato di uno Stato straniero e non lo sarà mai». Ribadendo poi l’orgoglio per un Paese «libero, indipendente e sovrano». A distaccarsi dal posto sono stati anche i groenlandesi, che stando alle parole della prima ministra danese Mette Frederiksen non hanno intenzione di piegarsi a Washington.

Nelle scorse settimane

La foto dei confini allargati arriva in settimane di rivendicazioni del tycoon. Neanche 24 ore prima, Trump aveva proposto, sempre su Truth, di cambiare il nome del New Mexico in New America perché «sarebbe molto più prestigioso e bello per gli abitanti di quello Stato potenzialmente incredibile». Per legge, però, il presidente non può modificare il nome degli Stati, quindi la sua proposta non è destinata a diventare realtà.

Altra storia sono i casi del Lago Ontario e del Golfo del Messico che con la firma di ordini esecutivi sono stati ribattezzati in “Lake America” e “Golfo d’America”. Il tutto agendo legalmente. Trump, infatti, ha la facoltà di rinominare gli elementi registrati nel Sistema di Informazione sui Nomi Geografici, il database federale gestito dal Dipartimento dell’Interno. E forse il suo prossimo tassello potrebbe essere l’oceano Atlantico o Pacifico come ha affermato alla Cnn: «Abbiamo un golfo e abbiamo un lago. Ora, tutto ciò che ci serve è un oceano».

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