«Non so che fine farò», Caparezza e il gelo all’ultimo concerto. Le ipotesi sulla salute e l’addio ai fan: «Lasciatemi andare»

Caparezza ha chiuso alla Reggia di Caserta il tour legato all’album «Orbit Orbit», davanti a circa 20mila persone. Quella di sabato scorso, 5 settembre, potrebbe essere stata l’ultima volta per i fan di vederlo esibirsi dal vivo. Al pubblico Michele Salvemini ha fatto un discorso in cui lasciava intendere proprio l’intenzione di dire addio agli show in pubblico. Almeno per un periodo non definito.
Cosa ha detto Caparezza sul proprio futuro artistico
Nel discorso riportato dal Fatto quotidiano, l’artista ha premesso di non sapere cosa lo attenda, dicendolo «con molta sincerità», e ha spiegato che di solito, a fine concerto, annuncia sempre che sarà l’ultimo salvo poi essere smentito dai fatti. Stavolta però la situazione sarebbe diversa, legata a una condizione personale particolare. Le sue parole, riportate integralmente dal Fatto Quotidiano: «Non so che fine farò, ve lo dico con molta sincerità. È ovvio che ogni fine concerto dico che è l’ultimo e poi puntualmente vengo smentito, però sono in una condizione particolare per cui non abbiate paura, qualsiasi cosa farò starò bene, quindi lasciatemi andare. Il mio consiglio è questo, non tenete le vostre idee dentro di voi, date loro corpo perché non ci sarà più tempo. Non c’è già più tempo». Secondo la ricostruzione del Fatto, l’uscita sarebbe collegata all’acufene di cui l’artista soffre, un tema già affrontato nel brano «Larsen» del 2018 e ripreso nell’album «Prisoner 709» del 2021.
Cos’è l’acufene, il disturbo che potrebbe aver spinto Caparezz all’addio
L’acufene, spiega ancora Il Fatto Quotidiano citando il sito dell’Ospedale San Raffaele, non è una vera patologia ma un sintomo, spesso legato a una perdita di udito anche temporanea, descritto come la sensazione di «sentire un suono che non esiste nel mondo esterno». Il disturbo riguarderebbe tra il 10 e il 15% della popolazione e può comportare ricadute emotive rilevanti, tanto che dal San Raffaele sottolineano: «Nelle persone più giovani è determinante valutare oltre alla soglia uditiva, la ricaduta emotiva dell’acufene».

