L’Ue blinda i giocattoli smart: per proteggersi dagli hacker scattano i primi obblighi del Cyber Resilience Act

Nell’Unione Europea scattano infatti i primi obblighi per i fabbricanti di smart toys e dispositivi elettronici per l’infanzia previsti dal Cyber Resilience Act, la normativa che stabilisce nuove e più severe regole di sicurezza per tutti i prodotti connessi alla rete. D’ora in avanti, se i produttori scoprono che una vulnerabilità è stata sfruttata o che si è verificato un grave incidente informatico, non potranno più limitarsi a «metterci una pezza» in silenzio: saranno obbligati a segnalare tempestivamente l’accaduto alle autorità competenti.
Come funzionano i nuovi obblighi: la comunicazione della vulnerabilità entro 24 ore
Il nuovo meccanismo impone tempi di reazione rigidissimi. Entro 24 ore dalla scoperta di un problema o di una violazione, la società produttrice deve inviare un primo allarme con le informazioni essenziali, specificando il prodotto coinvolto, il tipo di falla e l’eventuale presenza di attacchi in corso. Nei successivi due giorni l’azienda ha il compito di integrare la segnalazione con una descrizione tecnica dettagliata e un piano di contromisure che, entro due settimane, deve trasformarsi in una soluzione definitiva. La gestione è affidata a una piattaforma europea unica che distribuisce le allerte alle agenzie di cybersicurezza dei Paesi UE in cui il prodotto è commercializzato. Chi non si adegua rischia sanzioni fino a 15 milioni di euro o pari al 2,5% del fatturato globale.
Non solo smartphone ma anche giocattoli elettronici
Il raggio d’azione della legge è vastissimo: oltre a computer, smartphone, router, smartwatch ed elettrodomestici, nel mirino finiscono proprio gli oggetti destinati ai più piccoli, dai baby monitor ai giocattoli interattivi capaci di parlare, registrare video o geolocalizzare un bambino. Si tratta solo del primo step di una riforma che entrerà pienamente in vigore dall’11 dicembre 2027, data a partire dalla quale tutti i prodotti digitali dovranno essere progettati, fin dall’origine, secondo criteri di sicurezza estremamente stringenti.
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I precedenti
La necessità di un intervento normativo è data dalla lunga lista di criticità emersa negli ultimi anni. Nel 2017, come ricostruisce Avvenire, fecero scalpore i CloudPets, peluche che permettevano lo scambio di messaggi vocali via Bluetooth: un database vulnerabile espose oltre due milioni di audio, usati in seguito per tentativi di riscatto informatico. In Germania invece fu tolta dal mercato My Friend Cayla, una bambola parlante il cui sistema audio era facilmente intercettabile da terzi. Anche il Garante della privacy italiano invita costantemente alla cautela, raccomandando ai genitori di limitare i permessi concessi alle app, disattivare la geolocalizzazione quando non necessaria, aggiornare regolarmente i software e spegnere o scollegare i dispositivi intelligenti quando non vengono utilizzati.
(Foto di Alex Bodini su Unsplash)

