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Chi sono Stefano Greppi e Giovanni Piscitelli, i due italiani nella top 8 dei mondiali di Pokémon

07 Settembre 2026 - 18:44 Riccardo Lichene
Stefano Greppi e Giovanni Piscitelli
Stefano Greppi e Giovanni Piscitelli
I due talenti italiani raccontano a Open la loro partecipazione al torneo di San Francisco: «Serve molta strategia, ma viverci è ancora difficile. Il primo classificato si porta a casa 30mila dollari»
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Tutti conoscono Pikachu, Charizard e Mewtwo, ma forse non tutti sanno che ogni anno, tutto l’anno, i Pokémon hanno un vero e proprio campionato globale che culmina in un torneo mondiale. Proprio come il protagonista del cartone animato, giocatori da tutto il mondo si allenano tutto l’anno e partecipano a tornei che vanno dal piccolo evento locale ai tornei nazionali fino all’evento continentale, organizzato sempre in giganteschi centri congressi. L’obiettivo è uno solo: qualificarsi per i campionati mondiali e provare a essere incoronato come il migliore del mondo. L’Italia è da oltre un decennio una delle nazioni più rappresentate e temute. Ai mondiali di quest’anno, che si sono svolti a San Francisco, i due italiani Stefano Greppi (22 anni) e Giovanni Piscitelli (26 anni) sono arrivati tra gli otto finalisti: li abbiamo intervistati per sentire la loro esperienza.

Come si diventa giocatori competitivi di Pokémon

Il primo requisito è essere grandi fan dei Pokémon, esserci cresciuti ed essere appassionati delle loro lotte: «Sono un fan del brand da sempre, ma inizialmente mi limitavo a finire il gioco e a fare lotte in singolo con i miei amici d’infanzia» ha raccontato Giovanni Piscitelli. «Nel 2013 ho scoperto i Mondiali del Videogioco grazie alla vittoria dell’italiano Arash Ommati: i due anni dopo mi sono visto da casa tutte le finali. Il primissimo torneo ufficiale a cui ho partecipato era nella mia zona nel 2015, poi nel 2017 ho iniziato a partecipare ai tornei locali ottenendo buoni piazzamenti». Ha iniziato a frequentare di più la community Pokémon italiana: «Sono stato fortunato a trovare giocatori che poi sono diventati amici e coi quali abbiamo formato il gruppo che ancora oggi è conosciuto come Il Server». Nel 2019 ha partecipato al suo primo Mondiale, l’inizio della carriera competitiva ad alti livelli.

Per Stefano Greppi, invece, il catalizzatore dell’interesse verso il lato competitivo dei Pokémon è stata la pandemia: «Ho iniziato a giocare nel 2020 durante il lockdown. Sono sempre stato un fan dei Pokémon,  ma non avevo mai provato il competitivo. Ho cominciato a giocare seriamente, prendendo parte sia a tornei locali sia a eventi ufficiali nella stagione 2024. Al mio secondo torneo importante ho ottenuto un buon risultato, una Top 32 all’Internazionale di Londra, che mi ha permesso di qualificarmi per la prima volta ai Mondiali».

Una competizione feroce, una performance notevole

Le lotte competitive tra Pokémon sono prima di tutto un’analisi strategica: scegliere chi mettere in campo, quale mossa fare e come reagire alle sostituzioni è ciò che distingue un giocatore da un campione. C’è un elemento di fortuna (alcuni attacchi possono non andare a segno o infliggere danno critico), ma ogni partita è uno scontro di menti e il risultato di mesi di preparativi, prove e test insieme agli amici. «Al mondiale ho portato il team che è arrivato in finale all’internazionale nord americano con qualche piccolo aggiustamento» ha spiegato Greppi. Che sulla sua strategia spiega: «Aerodactyl è stato il mio pilastro portante: è il Pokémon che mi ha permesso di avere la meglio contro altre squadre forti e mi piace soprattutto per la sua versatilità».

Quella di Greppi è stata un’avventura in salita: «Il mondiale è un torneo a cui ho sempre faticato. Ho sempre perso al round 1, cosa che non mi è successa quasi mai negli altri tornei. Quest’anno sapevo di essere migliorato e di avere chance migliori di fare bene, quindi ero molto motivato. Al secondo giorno delle qualifiche ho affrontato Takuma Yamazaki, che poi sarebbe diventato campione del mondo vincendo 2-0. In Top16 ho dovuto giocare contro uno dei miei migliori amici con cui mi preparo a ogni evento: Cary D’ortona». La partita è stata bella e combattuta, ha raccontato Greppi, e la vittoria gli ha permesso di arrivare nella top 8. «A questo punto ho affrontato di nuovo Takuma sapendo di avere un’ottima strategia ma le cose non vanno come previsto: Aerodactyl è caduto in entrambe le partite e ho perso 2-0».

Greppi è arrivato tra il quinto e l’ottavo posto, proprio come Piscitelli: «Sono arrivato un pochino teso ma fiducioso delle mie capacità e della mia preparazione per questo torneo. Durante le qualifiche sono passato da 0-1 a 7-1 alla fine del primo giorno, battendo anche due giocatori con un team contro cui non avevo molte possibilità. La mattina del secondo giorno mi sono trovato contro Justin Tang, uno dei migliori giocatori statunitensi, che ho battuto 2-0. Quando sono passato alla Topcut ero strafelice, ma volevo andare ancora avanti. Il primo round tra gli ultimi 16 è stato contro Shohei Kimura, il campione mondiale del 2023, e l’ho battuto guadagnandomi un posto nella Top 8. La mia partita è stata contro il brasiliano João Felipe Leite, astro nascente della scena. Avevo già vinto contro un brasiliano con il suo stesso team: sono andate storte un paio di variabili e ha giocato meglio, si è meritato la vittoria».

Quanto si guadagna ai mondiali di Pokémon

Un campione mondiale di Pokémon porta a casa 30.000 dollari, ma è una vera rarità che qualcuno riesca a viverci. «È difficile dare cifre precise – spiega Piscitelli – ci sono vari fattori in mezzo e i giocatori stipendiati da un team si contano sulle dita di una mano. È ancora impossibile vivere solo di vincite dei tornei, molto spesso fanno rientrare nelle spese del viaggio e basta, nonostante negli ultimi due anni siano stati aumentati abbastanza i premi. I giocatori che vivono solo di Pokémon hanno attività parallele, come content creator o come coach. Il restante 90% dei giocatori ha un altro lavoro, io ad esempio sono un graphic designer freelance».

Lo stesso ha raccontato Greppi: «Non si guadagna molto, soprattutto se si considerano anche tutti i costi necessari per partecipare ai tornei. Per rientrare anche solo delle spese bisogna raggiungere almeno la Top 16, cosa per niente facile e scontata, mentre per andare in positivo devi arrivare tra i primi otto o meglio. Inoltre Pokémon è un gioco volatile, quindi non è garantito arrivare sempre a vincere dei soldi, anche se sei uno dei migliori giocatori del torneo».

Rappresentare l’Italia sul palco più importante

Come in tutte le competizioni agguerrite e globali, le rivalità nascono, crescono e si evolvono in veri e propri fenomeni in grado di attirare migliaia di occhi sulle dirette streaming delle gare. L’Italia è una delle nazioni più temute alle competizioni internazionali perché i suoi giocatori sono molto forti e costanti. Rappresentare il Paese su un palco che guardano decine di migliaia di persone (negli ultimi due anni i mondiali si sono svolti negli stadi in cui gioca l’NBA) è un’emozione fortissima per i concorrenti: «Mi piace andare a riguardarmi i match e leggere il tifo italiano, sia nelle chat delle live, sia nei messaggi nei vari gruppi. Ho veramente tante persone che mi sostengono e fanno il tifo per me, mi spiace aver perso entrambe le volte in streaming perché non ho potuto ringraziarli pubblicamente nella live ufficiale» ha detto Piscitelli.

Con Greppi, su quel palco c’erano anche amici, famiglia e una community molto affiatata: «Poter arrivare così avanti a un mondiale è stato un grande onore. Per prepararmi a questo evento ho lavorato con tantissimi giocatori italiani, confrontandomi con loro su team, combinazioni e idee. Per questo non l’ho vissuto solo come un risultato personale: in un certo senso sentivo di portare con me anche tutto il lavoro fatto insieme e la community italiana che mi aveva aiutato ad arrivare fin lì».

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