Un aspirante avvocato vince il ricorso al Tar perché l’esame era stato svolto con la porta chiusa per l’aria condizionata

Una porta accostata e un avviso per il risparmio energetico sono bastati per riaprire l’esame di un candidato bocciato. Il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso di un aspirante avvocato e disposto la sua ammissione a una nuova prova, ritenendo che non fosse stata garantita la pubblicità dell’esame, prevista dalla legge. Durante la prova la porta dell’aula era chiusa, anche se non a chiave.
L’esame da avvocato
Il caso risale al 14 luglio, quando il candidato si è presentato per sostenere l’esame. La porta di ingresso dell’aula era accostata, seguendo un’indicazione affissa all’esterno dalla dirigenza. L’avviso spiegava che, per assicurare il corretto funzionamento dell’impianto di condizionamento e favorire il risparmio energetico, «potrebbero necessitare la chiusura della porta dell’aula». Non si trattava, riferisce il Corriere della Sera, della porta abitualmente chiusa a chiave, ma dell’ingresso principale lasciato semplicemente accostato.
La decisione del Tar
È proprio su questo punto che si è concentrato il ricorso. Secondo il Tar, l’avviso non sarebbe stato sufficiente a dimostrare che la porta fosse stata chiusa soltanto per le esigenze legate al condizionamento. Nell’ordinanza, il giudice rileva che il documento «non reca né data né sottoscrizione» e che «non ve n’è traccia nel verbale» dell’esame. A sostenere la versione del candidato ci sono poi due testimonianze, quella della madre del ragazzo e quella di un altro candidato. Entrambi hanno confermato che la prova si era svolta a porte chiuse. Per il tribunale amministrativo, dunque, non è stato dimostrato che fosse garantita quella possibilità di accesso e controllo dall’esterno prevista dal principio di pubblicità delle prove. Una circostanza che ha portato all’accoglimento del ricorso. Il candidato potrà ripetere l’esame.

