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Valter Lavitola resta in carcere, la conferma dei giudici sulla bomba a Sigfrido Ranucci: resta il metodo mafioso

10 Settembre 2026 - 11:53 Giovanni Ruggiero
Valter Lavitola
Valter Lavitola
Respinta la richiesta dei legali del faccendiere «amico fraterno« dell'ex conduttore di Report di scarcerazione. Perché Lavitola aveva chiesto di andare ai domiciliari in un paesino della Basilicata
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Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa di Valter Lavitola, che si è dichiarato reo confesso come mandante dell’attentato all’ex conduttore di Report e «amico fraterno» Sigfrido Ranucci. I giudici, hanno confermato anche l’aggravante del metodo mafioso contestata all’indagato, che dunque resta detenuto in attesa dei prossimi passaggi dell’inchiesta.

Perché Lavitola voleva andare ai domiciliari in Basilicata

I legali di Lavitola, Sergio e Arturo Cola, avevano depositato una memoria al Tribunale dei Riesame con cui chiedevano il trasferimento per il faccendiere ai domiciliari a Neopoli, dove è cresciuto con la famiglia. La scelta del piccolo centro in Basilicata nel parco del Pollino era stata così spiegata dai legali: «È un domicilio fuori dal Lazio e della Campania» quindi «lontano da tutta lrete di conoscenze dell’indagato e anche da possibili vie di fuga».

Estradizione di Tavares, a che punto sono le indagini

La Procura di Roma si prepara a chiedere l’estradizione di Gomes Tavares, cittadino camerunense attualmente latitante in Africa e considerato l’anello di congiunzione tra Lavitola e il gruppo che avrebbe eseguito materialmente l’azione.

Secondo quanto ricostruisce l’Ansa, i pubblici ministeri stanno completando la traduzione in francese degli atti, passaggio necessario per avviare la rogatoria internazionale propedeutica alla richiesta di estradizione.

Potenza e Cianfoni, cosa sanno le due donne vicine al caso

Al momento non risulta fissata alcuna convocazione in Procura per Natàlia Potenza, ex moglie di Lavitola, che si è detta disponibile a riferire agli inquirenti quanto a sua conoscenza: a piazzale Clodio, precisa sempre l’Ansa, non risultano depositate memorie né richieste di audizione.

Secondo quanto scrivono alcuni quotidiani, tra il 4 e il 5 luglio la donna avrebbe ricevuto dal numero di Laura Cianfoni, vicina a Ranucci, l’ordinanza cautelare emessa a carico dei quattro esecutori materiali dell’azione dinamitarda del 16 ottobre 2019 a Pomezia. Anche per Cianfoni, per ora, non è stata calendarizzata alcuna audizione.