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Pier Silvio Berlusconi, l’ex cuoco chiede 500mila euro di straordinari: la vicenda legale e la decisione della Cassazione

10 Settembre 2026 - 17:28 Alba Romano
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Il 49enne chiede arretrati per 11 anni di servizio tra lo yacht Suegno e il castello di Paraggi. Dopo il verdetto d'Appello, la parola passa alla Suprema Corte. L'udienza è fissata per il 29 settembre
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È stata fissata per il 29 settembre l’udienza davanti alla Corte di Cassazione chiamata a pronunciarsi sulla controversia tra Giacomo Canale, ex cuoco e marittimo di Viareggio oggi 49enne, e Pier Silvio Berlusconi. Al centro del contenzioso ci sono oltre 500mila euro di straordinari che il lavoratore sostiene di non aver ricevuto negli 11 anni trascorsi alle dipendenze della famiglia Berlusconi.

Una vicenda iniziata nel 2018

Il rapporto di lavoro si è concluso nel 2018, dopo undici anni di servizio. Canale aveva lavorato come cuoco a bordo dello yacht Suegno e nelle cucine del castello di Paraggi, in Liguria, dove Pier Silvio Berlusconi vive con la compagna Silvia Toffanin e i figli. Da allora è iniziata una lunga battaglia giudiziaria che ha visto contrapporsi i legali delle due parti: l’avvocato Claudio Lalli di Carrara per Canale e l’avvocato Fabrizio Daverio, dello studio milanese Daverio e Florio, per Berlusconi.

L’accordo del 2019

Nel 2019 Canale aveva firmato un accordo relativo alle somme che riteneva di dover ricevere per il lavoro straordinario, festivo e notturno. L’intesa prevedeva una somma complessiva che, secondo il lavoratore, era nettamente inferiore a quanto effettivamente spettante, in cambio della rinuncia a ulteriori pretese economiche.

Canale ha successivamente contestato la validità dell’accordo, sostenendo di averlo sottoscritto in una situazione di necessità e senza un’adeguata assistenza sindacale. La firma sarebbe avvenuta nello studio del suo precedente legale e non in una sede sindacale. Inoltre, secondo la sua versione, il rappresentante sindacale presente non sarebbe stato informato del contenuto dell’intesa.

Il primo e il secondo grado

In primo grado, il Tribunale del lavoro di Genova aveva dato ragione a Pier Silvio Berlusconi, ritenendo valido il verbale di conciliazione e respingendo così la richiesta di pagamento degli arretrati. In Appello è stato confermato il rigetto, ma con una motivazione diversa. La Corte è entrata nel merito e ha stabilito che non aveva comunque diritto a nulla, condannandolo anche alle spese. Ha poi tentato la revocazione, perdendo anche quella. Il suo legale, tuttavia, ha deciso di ricorrere in Cassazione, contestando il fatto che le dichiarazioni prese in considerazione dalla Corte d’Appello non coprirebbero l’intero periodo interessato dalla richiesta economica.

La decisione della Cassazione

Il prossimo passaggio sarà dunque l’udienza del 29 settembre davanti alla Suprema Corte. La decisione potrebbe arrivare entro la fine dell’anno e segnare la conclusione di una controversia giudiziaria iniziata diversi anni fa. Interpellati dal Tirreno, i legali di Pier Silvio Berlusconi hanno preferito non rilasciare dichiarazioni.

Foto copertina: ANSA/MATTEO CORNER | Pier Silvio Berlusconi parla con i cronisti all’uscita dall’Ospedale San Raffaele, Milano 13 Aprile 2023

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