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Il car sharing di Milano si è inceppato: dopo l’addio di Zity e i tagli di Enjoy, in città resta un solo operatore

14 Settembre 2026 - 16:58 Gianluca Brambilla
crisi car sharing milano
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Nel capoluogo lombardo restano solo le vetture di Free2Move nella modalità "free floating". E ora il Comune prova a rilanciare il servizio con un nuovo bando
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Nel 2020, mentre tutta Italia si fermava per i primi lockdown della pandemia da Covid, Milano riceveva un riconoscimento che sembrava indicare la strada per il futuro della mobilità urbana: l’International Carsharing City Award. Un premio che incoronava il capoluogo lombardo come una delle città più avanzate al mondo nel car sharing, con migliaia di auto condivise che circolavano per le vie del centro e sembravano promettere una vera alternativa all’auto di proprietà tanto cara agli italiani. Oggi, a sei anni di distanza, quel modello sembra essersi inceppato.

Chi oggi cerca un’auto in sharing per le vie di Milano non ha più la certezza di trovarne una nel giro di pochi minuti. Alcuni operatori si sono ritirati, altri hanno rimodulato il proprio servizio e il risultato è che a Milano è rimasto un solo marchio di car sharing “a flusso libero”, ossia che prevede la possibilità di lasciare l’auto in un qualunque parcheggio cittadino, e non in aree predefinite. Il Comune sta provando a metterci una pezza con un nuovo bando che punta ad ampliare di nuovo il servizio di città: «Stiamo cercando di tenere insieme gli obiettivi di sostenibilità, il bisogno dei cittadini di una proposta di sharing di questa natura e la capacità di rimanere sul mercato degli operatori», spiega a Open l’assessora Arianna Censi.

La parabola del car sharing a Milano

Nel 2019, il Comune di Milano descriveva il car sharing come una delle storie di successo della mobilità cittadina, con sei operatori, più di 3.300 auto in circolazione e quasi 17mila utilizzi al giorno. Poi è arrivata la pandemia, che ha fatto crollare gli utilizzi giornalieri: 8.418 del 2020 e 8.179 del 2024. Nel frattempo, anche la flotta si è ridotta: 3.220 auto a fine 2023 contro le 3.523 dell’anno precedente. Di tutte le città italiane, Milano è quella che presenta le condizioni più favorevoli perché è lì che si concentra la domanda. Eppure, non sempre questo basta per rendere remunerativo il modello delle flotte in free floating, ossia a flusso libero. E infatti, diversi operatori si sono tirati indietro.

L’addio di Zity alla città

Il caso più evidente è Zity, il servizio di Mobilize (gruppo Renault) arrivato a Milano nel 2022 con una flotta di Dacia Spring elettriche. In tre anni e mezzo aveva raggiunto circa 136mila utenti, ma a fine 2025 è arrivato l’addio. La società ha parlato di «circostanze del mercato» e problemi di «sostenibilità a lungo termine del business nel suo formato attuale». Secondo quanto riportato dalla stampa, ogni vettura di Zity generava una perdita superiore ai 400 euro al mese.

Enjoy rinuncia al free floating

Discorso a parte per Enjoy, il servizio di car sharing lanciato dal gruppo Eni, che ha scelto di restare a Milano, ma rinunciando al free floating. Da gennaio di quest’anno, le auto sono da noleggiare soltanto dagli Enjoy Point, ossia stazioni di servizio Enilive e altri punti dedicati, dove vanno anche parcheggiate al termine dell’utilizzo. Per l’azienda questo si traduce in un maggior controllo sui veicoli, meno complessità logistica, più facilità nel rifornimento. Per l’utente, però, si perde uno degli elementi che più hanno contribuito a rendere popolare il car sharing, ossia la libertà di prendere un’auto dove capita e lasciarla dove torna più comodo.

E-Vai sospende il servizio ai privati, Free2Move è l’unico rimasto

L’ultimo passo indietro è arrivato proprio nei giorni scorsi. Dal primo settembre 2026, E-Vai – il servizio di mobilità del gruppo Fnm (Ferrovie Nord Milano) – ha sospeso il servizio per privati e liberi professionisti. La società continuerà a lavorare con imprese, pubbliche amministrazioni, università e altri soggetti per cui riesce a sapere in anticipo chi utilizzerà le auto messe a disposizione, per quale tragitto e in quale fascia oraria. Questa scelta ha lasciato di fatto un solo operatore di car sharing a flusso libero in tutta la città di Milano, ossia Free2Move, che peraltro proprio nei mesi scorsi è stata ceduta da Stellantis alla tedesca Mutares.

Perché il modello free floating fatica a reggere

Con l’eccezione di Zity, i passi indietro di Enjoy ed E-Vai dimostrano che la crisi del car sharing riguarda soprattutto la modalità del free floating. Con le vetture a flusso libero, infatti, l’operatore deve sostenere non solo i costi dell’auto, dell’assicurazione, della manutenzione, della pulizia e del carburante (o della ricarica), ma anche quelli legati alla gestione quotidiana di una flotta distribuita per la città. Le auto possono essere parcheggiate lontano dalle zone dove c’è maggiore domanda, devono essere periodicamente riposizionate e, quando vengono danneggiate o utilizzate in modo improprio, vanno recuperate e rimesse in servizio.

A tutto questo si aggiungono i costi di gestione delle multe, degli incidenti e delle auto che rimangono ferme per guasti o manutenzione. Perché il modello a flusso libero funzioni serve una massa critica: più auto ci sono, più è probabile che l’utente ne trovi una vicino a sé. Allo stesso tempo, più è grande la flotta, maggiori sono i costi da sostenere e il rischio di avere vetture inutilizzate in alcune zone mentre in altre non ce ne sono abbastanza. «Se si definiscono dei luoghi dove le auto possono essere lasciate nelle zone intorno alla città, io penso che sia possibile trovare una soluzione», spiega l’assessora Censi.

ANSA/Matteo Corner | Arianna Censi, assessora alla Mobilità di Milano

Il nuovo bando del Comune spinge su parcheggi gratis per le auto elettriche

Lo scorso agosto, il Comune di Milano ha lanciato un nuovo bando, valido fino al 2030, in cui riapre le porte agli operatori del car sharing a flusso libero. L’obiettivo è tamponare la fuga di aziende registrata negli ultimi anni e convincere i principali player del settore a tornare a investire nella città. L’avviso pubblico approvato lo scorso 6 agosto introduce una serie di nuove regole e incentivi. In caso di segnalazioni di problemi di sicurezza sui mezzi, la vettura dovrà essere disattivata via app entro un’ora e rimossa dalla strada entro 8 ore. Il bando, poi, fa leva proprio sul car sharing per ridurre l’inquinamento atmosferico: entro il 1° gennaio 2030 potranno circolare esclusivamente veicoli elettrici o a bassissime emissioni, oltre ai veicoli attrezzati per persone con ridotta mobilità.

Fino al 2029 restano ammessi i nuovi modelli benzina e ibridi, ma per le vetture a motore endotermico scatta il limite massimo di 100mila km di percorrenza. Anche i costi per le società dipenderanno dalle emissioni dei veicoli: il canone di occupazione del suolo pubblico parte da 200 euro al mese per le auto più inquinanti (sopra i 121 g di Co2/km), scende a 100 e 50 euro per le fasce intermedie e viene del tutto azzerato per le auto elettriche e i mezzi per disabili. «Una cosa a cui io tengo moltissimo è che la proposta di sharing superi i confini del Comune di Milano», assicura Censi. E infatti, nel nuovo bando, il Comune riconosce sconti progressivi sul canone per gli operatori che aumentano la quota di elettrico nelle loro flotte, estendono la copertura del servizio ai Comuni dell’hinterland, collegano gli aeroporti di Linate, Malpensa e Orio al Serio, o attivano tariffe agevolate per chi inizia o termina il noleggio fuori dalla cerchia della linea 90-91, ossia nelle zone più periferiche della città.

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