Ravenna, i 20 medici perquisiti nell’inchiesta sui falsi certificati agli immigrati

Una ventina di medici non iscritti nel registro degli indagati sono stati perquisiti dalla procura di Ravenna nell’indagine sulla presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false per impedire l’invio di cittadini stranieri irregolari nei Centri di Permanenza e Rimpatrio. A eseguire le perquisizioni la polizia, lo Sco di Roma e la squadra mobile di Ravenna. Le perquisizioni sono locali, personali e informatiche. L’attività giudiziaria interessa oltre venti professionisti nelle città di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese.
I falsi certificati per i Cpr
L’indagine si inserisce nel contesto dell’inchiesta che mesi addietro aveva portato ad analoghe perquisizioni, su delega della pm Angela Scorza, a carico di otto medici all’epoca tutti in servizio al reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna. Gli otto sono indagati per falso e interruzione di pubblico servizio per 34 certificati considerati falsi. Per tre di loro era scattata, su ordinanza della Gip Federica Lipovscek, l’interdizione dalla professione per 10 mesi. Per gli altri il divieto di occuparsi di certificati per i Cpr.
L’indagine
L’indagine risale a luglio 2025, quando una delle dottoresse indagate aveva inviato in questura insieme a un certificato un modulo prestampato della Simm, la società italiana di medicina delle migrazioni, relativo alla non idoneità. Nelle chat poi la dottoressa si era preoccupata: «È arrivato l’ispettore e ora mi vogliono fare un verbale». Tra il settembre 2024 e il gennaio 2026 dei 64 irregolari accompagnati in ospedale per la visita, 44 erano tornati liberi perché in 34 erano stati ritenuti non idonei e 10 si erano rifiutati di sottoporsi agli accertamenti medici.
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Le chat
Una decina di loro poi aveva commesso reati. Tra settembre 2025 e il 16 gennaio 2026 nessun irregolare aveva ottenuto idoneità. Una delle indagate l’aveva negata per 11 volte di fila. «Per me la cosa dei cpr è molto chiara – commentava una delle dottoresse – e oramai ci siamo dentro così tanto». E poi: «È una rottura ma la scelta è puramente etica. Noi avremmo dato più di 20 non idoneità e non è successo niente. La cosa importante è essere uniti e non succede nulla».
In un’altra chat, una dottoressa si definiva «anarchica e antagonista». E ancora: «Ho dato la non idoneità per un cpr e il ragazzo è tornato a ringraziarmi». Nelle chat parlavano anche altri: «Bene! Gli facciamo il c…o a questi maledetti sbirri», scriveva un infettivologo a una collega di Ravenna . E poi: «Se vi va mandatemi copia delle certificazioni che sto tenendo una mappatura».

