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Il M5S della “tabula rasa”: Conte incassa il sì della base e alza la posta con gli alleati

20 Settembre 2026 - 16:47 Stefania Carboni
giuseppe conte nova
giuseppe conte nova
L'ex premier chiude la tre giorni dei 5 stelle a Milano: «Nessuno ci può chiedere di proseguire con Kiev inviando armi come Meloni»
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Un mandato plebiscitario sui temi, ma un’affluenza che conferma le difficoltà di mobilitazione della base. Giuseppe Conte chiude Nova 2026, la tre giorni milanese del Movimento 5 Stelle, tracciando una linea d’ombra ben definita attorno all’identità pentastellata. E lanciando, al contempo, un messaggio chiaro all’intera coalizione progressista: il programma di un futuro governo di centrosinistra non si limiterà a correggere la rotta, ma dovrà azzerare i provvedimenti del centrodestra. «L’Italia ripudia la guerra. È scritto nella nostra Costituzione. Che nessuno chi chieda di andare al governo per proseguire nella politica estera e internazionale del governo Meloni e qui abbiamo tanto da lavorare. È da fare tremare i polsi», aggiunge l’ex premier. «Quindi no al piano di riarmo europeo ma sì alla difesa comune». Sull’Ucraina, «noi non abbiamo nessun legame con chi aggredisce un paese ma nessuno ci può chiedere di proseguire inviando armi perché significa allontanare la pace e noi lavoriamo per la pace». Quanto al governo Israeliano e la crisi mediorientale: «Chi compie un genocidio non sarà mai nostro amico».

I numeri del voto: unanimità sui temi, ma vota meno della metà

I dati delle votazioni online consegnano a Conte un perimetro negoziale senza sfumature, da far valere al tavolo degli alleati. Su una platea di 106.829 iscritti, ha risposto alla chiamata il 42% (45.340 votanti). Se la partecipazione risente del fisiologico calo dei voti sulla piattaforma, chi ha espresso la propria preferenza lo ha fatto in modo quasi monolitico. Il 91,7% dei votanti è contrario all’invio delle armi in Ucraina, identificando le forniture militari come un ostacolo al processo di pace. Poi c’è il 94,1% dei votanti che esprimono la loro contrarietà al piano di riarmo europeo e all’aumento delle spese militari (91,8%). Su Gaza è plebiscito per il primato del diritto internazionale (98,3%) e per una Conferenza internazionale volta al riconoscimento dello Stato di Palestina (97,9%).

L’affondo interno al centrosinistra: sanzioni dirette a Netanyahu

Dal palco di Milano, l’ex premier ha trasformato l’esito del voto in un’offensiva dentro il campo progressista. Conte ha alzato l’asticella chiedendo l’interruzione di ogni accordo commerciale e militare con Israele, la revoca dello status di partner privilegiato dell’Unione Europea e l’imposizione di sanzioni dirette al premier Benjamin Netanyahu. «Chi compie un genocidio non sarà mai nostro amico», ha scandito l’ex presidente del Consiglio, annunciando la volontà di sostenere attivamente un’azione giudiziaria presso la Corte penale internazionale. Una posizione che pone un’ipoteca pesante e non priva di ostacoli nei rapporti con l’ala moderata della coalizione.

La ricetta interna: “tabula rasa” sulla giustizia e “Alleanza per la Costituzione”

Sul fronte interno, la ricetta grillina per l’eventuale approdo al governo fa leva su una controriforma radicale. Conte ha parlato espressamente di «tabula rasa» prima di avviare la fase edificante del programma progressista. Nel mirino finiscono i capisaldi della legislazione penale e amministrativa varata dalla maggioranza. Ripristino dell’abuso d’ufficio e cancellazione del provvedimento che riduce il raggio d’azione della Corte dei Conti nei confronti dei politici; eliminazione delle “norme bavaglio” e ripristino pieno degli strumenti investigativi e delle intercettazioni. Infine Conte accusa Meloni di «aver fallito con le chiacchiere» e di aver lasciato scoperte le piante organiche delle forze dell’ordine.

Dulcis in fundo l’operazione identitaria sul nome della coalizione. Per battezzare il campo largo ed evitare etichette strettamente di parte, Conte torna a lanciare l’idea di un'”Alleanza per la Costituzione“: una formula pensata per saldare le varie anime dell’opposizione, ma che da oggi poggia su un programma pentastellato tutt’altro che moderato.