Il Pd chiede di sciogliere il partito di Vannacci per «apologia del fascismo». La risposta del Viminale sulla libertà di pensiero

Il Pd chiede al governo di valutare se esistano i presupposti per arrivare allo scioglimento di Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci. E il Viminale risponde: le dichiarazioni contestate all’ex generale, per quanto «radicali e contestabili aspramente quanto si vuole», rientrano nella libertà di manifestazione del pensiero garantita dalla Costituzione. È lo scontro andato in scena oggi, 18 settembre, alla Camera durante un’interpellanza urgente presentata dal deputato dem Roberto Morassut, alla quale ha risposto la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro.
Il Pd chiede di valutare lo scioglimento
Al centro dell’interpellanza ci sono le dichiarazioni e le iniziative attribuite a Vannacci e a Futuro Nazionale che, secondo Morassut, potrebbero integrare profili di apologia del fascismo o di riorganizzazione sotto nuove forme del disciolto Partito fascista. «Qui non stiamo facendo un dibattito culturale. Qui stiamo trattando una questione politica e costituzionale fondamentale», ha detto Morassut in Aula. «C’è o no apologia di fascismo? C’è o no in questi comportamenti, in queste frasi, in queste simbologie, in queste ricostruzioni il tentativo di ricostruire non solo una storia, di rilegittimare non solo una storia, ma anche di riorganizzare intorno a quella storia dei movimenti strutturati e un partito politico?».
Il deputato dem ha poi richiamato la legge Scelba del 1952 e la legge Mancino del 1993, chiedendo al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi se siano state raccolte informative delle autorità di pubblica sicurezza e se il governo intenda «avviare delle iniziative di competenza propedeutiche alla valutazione della possibilità dello scioglimento» dei gruppi che inneggiano al fascismo. Secondo Morassut insomma nel caso di Vannacci e Futuro Nazionale esisterebbe il «rischio di forme di riorganizzazione del partito fascista sotto nuove etichette».
Ti potrebbe interessare
- La Russa contro tutti dai giovani meloniani. La data del voto, il veleno contro Report e la battuta su Vannacci: «L’avremmo già baciato in bocca»
- Scuola e classi col 30% di stranieri, è scontro alla Camera. Sasso: «Serve la remigrazione». Il ministro Valditara: «Avviata la stretta»
- Meloni saluta il generale: «Noi con Vannacci? Per me è più importante vincere per governare, che vincere per non governare» – Il video
- Roberto Vannacci, la moglie, gli amici e la Russia: il senso del Generale Fetecchia per Mosca
La risposta del Governo: «Rientrano nella libertà di pensiero»
La risposta del governo arriva da Wanda Ferro. La sottosegretaria ha sottolineato innanzitutto la rarità con cui sono stati utilizzati gli strumenti previsti dalla legislazione antifascista, sostenendo che la legge Scelba, «in quasi 75 anni di vigenza», sarebbe stata applicata due volte e che la legge Mancino avrebbe avuto «due sole applicazioni», entrambe nel 1993.
Secondo Ferro le «espressioni e manifestazioni di pensiero, radicali e contestabili aspramente quanto si vuole», «in base alla consolidata giurisprudenza di legittimità, rientrano nella libertà di pensiero garantita dall’articolo 21 della Costituzione». Il sistema costruito dai padri costituenti per proteggere la democrazia dai «possibili rigurgiti autoritari», ha aggiunto la sottosegretaria, «si fonda sulla nettissima e qualitativa diversità tra l’espressione di idee, anche poco o per nulla condivisibili, e la realizzazione di minacce violente contro l’ordinamento democratico».
Il nodo della legge Scelba: cosa prevede
Il confine richiamato dal governo è però più articolato di una distinzione tra semplici opinioni e atti materialmente violenti. Nel dettaglio l’articolo 1 della legge Scelba considera infatti ricostituzione del disciolto Partito fascista anche il caso in cui un gruppo persegua finalità antidemocratiche propugnando la soppressione delle libertà costituzionali, denigrando la democrazia e i valori della Resistenza, svolgendo propaganda razzista oppure rivolgendo la propria attività all’esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi del fascismo o compiendo manifestazioni esteriori di carattere fascista.
Allo stesso tempo, la Corte costituzionale ha fissato già nel 1957 un limite preciso per il reato di apologia previsto dalla legge Scelba: non basta «qualsiasi difesa elogiativa del fascismo». Perché assuma rilevanza penale, l’esaltazione deve essere tale da poter condurre alla riorganizzazione del disciolto Partito fascista, e quindi risultare idonea e specificamente rivolta a questo obiettivo.
Il procedimento trasmesso alla Procura di Roma
Ferro ha inoltre riferito che il ministero della Giustizia ha comunicato l’esistenza di un procedimento aperto in seguito a un esposto presentato da un avvocato del Foro di Catania e successivamente trasmesso, per competenza territoriale, alla Procura di Roma. La sottosegretaria ha poi richiamato le notizie relative agli accertamenti sui militari in servizio che sarebbero attivi all’interno di Futuro Nazionale.
Una risposta «debole e reticente» per i dem. Secondo Morassut, la posizione del governo avrebbe una «falla» proprio nel ricondurre la questione prevalentemente al tema della violenza perché «le leggi Mancino e la legge Scelba, applicative del dettato costituzionale, non fanno riferimento soltanto all’esercizio di violenze. La storia non si ripete sempre con le stesse forme», sottolinea, «ma può ripetersi attraverso comportamenti che possono innescare processi simili».

