Prof accoltellata a Roma, Valditara: «Vietare i social agli under 15». Il vannacciano Sasso vuole i metal detector: «E 14enni penalmente punibili»

Vietare i social agli under 15, installare metal detector nelle scuole più a rischio, rafforzare la prevenzione del disagio giovanile. Sono alcune delle proposte arrivate dopo l’accoltellamento di una professoressa alla scuola media Giovanni Verga di Roma. Mentre gli investigatori cercano di ricostruire cosa abbia spinto il tredicenne ad aggredire la docente, il caso ha provocato le prime reazioni dal mondo politico e della scuola.
Valditara: «Impedire ai minori di 15 anni l’accesso ai social»
Dopo aver appreso del ferimento dell’insegnante, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha contattato la dirigente dell’Istituto Wanda Giacomini, esprimendo solidarietà alla docente e alla comunità scolastica.
Il ministro si è soffermato soprattutto sul possibile ruolo della rete nell’episodio. Secondo le prime informazioni, ancora da verificare, il tredicenne avrebbe usato il cellulare durante l’aggressione e avrebbe ripreso il gesto. Gli investigatori stanno ora analizzando il telefono sequestrato al ragazzo, anche per ricostruire la sua attività online e capire se l’uso dei social o la frequentazione di siti con contenuti violenti possano aver avuto un ruolo nella vicenda.
«Oltre alla educazione al rispetto e alla conoscenza dei rischi connessi alla rete, occorre impedire ai minori di 15 anni l’accesso a social e canali pericolosi», ha dichiarato Valditara, richiamando la giusta direzione del Kids Act europeo. Per il ministro occorre inoltre «ripristinare nella quotidianità della vita scolastica il rispetto dell’autorità dei docenti e delle regole, la disciplina e il senso di responsabilità».
Sasso: «Metal detector nelle scuole più a rischio»
Il deputato Rossano Sasso, capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione per Futuro Nazionale ha dichiarato: «Siamo dinanzi a qualcosa di gravissimo e, se dovesse essere confermato il fatto che il ragazzo stesse riprendendo tutto in diretta col telefono, quel gravissimo diventerebbe mostruoso», ha dichiarato.
Sasso ha richiamato la possibilità, annunciata nei mesi scorsi, di introdurre metal detector negli istituti considerati più a rischio, criticando quanto fatto finora: «A gennaio, dopo un fatto simile, la solita scialba circolare ministeriale aveva annunciato la possibilità di dotare le scuole più a rischio di metal detector, su richiesta dei singoli istituti. Praticamente zero». Da qui la richiesta ai ministri Valditara e Piantedosi di intervenire «d’ufficio», senza «aspettare il prossimo docente accoltellato».
Secondo il deputato, quanto accaduto rappresenta «il fallimento di più modelli educativi», a partire dalla famiglia del tredicenne. «La scuola torni a essere un luogo sicuro, serio e autorevole», ha aggiunto. Infine, la proposta di intervenire anche sulla responsabilità dei più giovani: «Per certi mali bisognerebbe usare il pugno duro: iniziamo a rendere punibili anche i minori di 14 anni».
Il Pd: «Intercettare prima il disagio e rafforzare l’ascolto»
Per Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Partito Democratico, l’aggressione impone di intervenire soprattutto sulla prevenzione. «Non possiamo rassegnarci all’idea che chi ogni giorno ha il compito di educare, accompagnare e formare le nuove generazioni possa trovarsi esposto alla violenza proprio nel luogo in cui svolge la propria funzione», ha dichiarato, esprimendo «profonda vicinanza e solidarietà» alla docente e alla comunità scolastica. Secondo Manzi, «la risposta non può arrivare soltanto dopo che la violenza si è manifestata». Per questo, ha aggiunto, occorre «intercettare prima il disagio, rafforzare l’ascolto e il sostegno agli studenti» e costruire «una collaborazione più forte tra scuola, famiglie, servizi e territorio». «La violenza va condannata con fermezza, ma la condanna da sola non basta», ha concluso: servono «strumenti, risorse e una strategia educativa di lungo periodo».
I presidi: «Più educazione al rispetto»
Sul caso è intervenuto anche Mario Rusconi, presidente dei presidi di Roma, che ha definito quanto accaduto «particolarmente grave». «È importante che la scuola reagisca subito facendo una denuncia». Per Rusconi uno dei compiti centrali della scuola deve essere «l’educazione al rispetto». Il presidente dei presidi romani ha richiamato anche il ruolo dei dispositivi digitali: «Sempre più i nostri ragazzi vengono deviati dall’uso dei device che spesso danno indicazioni di violenza, le famiglie a volte sono assenti». Da qui l’invito a rafforzare la capacità dei più giovani di relazionarsi con gli altri: «Il compito della scuola si basi sull’educazione al rispetto che vuol dire rispettare i compagni, gli ambienti e le regole».

