«Schifosi, adesso vi sbatto al muro» e botte ai bebè sul seggiolone. Le intercettazioni choc della maestra sospesa all’asilo nido di Roma

«Sei uno zingaro» e «tua madre ti ha fatto proprio di corsa», «siete proprio piccoli, brutti e mostri», «mi
sembri una gallina», «mi pari un maialino». Sono alcune frasi inequivocabili pronunciate, nel corso delle indagini, dalla educatrice 62enne, sospesa dal servizio per essere accusata di maltrattamenti dentro a un asilo nido comunale di Roma in cui lavorava da anni.
«Mo te sbatto al muro, mettiti giù, stai giù e guai se ti alzi»
Le violenze e gli insulti sono riportati oggi su Il Messaggero. Per la donna i bambini dovevano stare
fermi, in silenzio, non dovevano quasi muoversi, dovevano dormire quando era ora e mangiare tutto ciò che avevano nel piatto. Bastava un niente per far partire le vessazioni, dimostrate nelle intercettazioni raccolte nel plesso all’Appio Latino. Mentre un piccolo piangeva lei ripeteva: «I bambini così schifosi… schifoso sei». «Sei cattiva», le disse un giorno una bambina. Commento a cui l’educatrice risponde: «Ti sopporto, tanto cattiva non so’». Durante l’ora del pisolino quando un piccolo non voleva stendersi lei afferma: «Mo te sbatto al muro, mettiti giù, stai giù e guai se ti alzi». In quella stanza quella volta si sarebbe sentito anche il rumore di uno schiaffo. A un piccolo a cui all’ora di pranzo veniva sonno perché sveglio dal mattino presto, sarebbe arrivato anche lo schiaffo dietro alla testa, quando veniva piazzato sul seggiolone.
L’inchiesta
Dopo mesi di indagini silenziose, intercettazioni ambientali e riprese video, i carabinieri della stazione San Giovanni di Roma hanno notificato la sospensione alla 62enne, accusata di aver minacciato, maltrattato e percosso almeno dieci piccoli alunni. L’inchiesta, ricostruisce il Messaggero, è scattata il 18 maggio 2025, quando due madri si sono presentate dalle forze dell’ordine per sporgere denuncia. Le figlie, piccolissime, avevano dato chiari segnali di sofferenza. A rafforzare i sospetti un gesto inequivocabile ripetuto dalle bambine a casa: una manina portata dietro la testa a simulare schiaffi continui. Non solo, nel settembre 2024 l’educatrice era stata vista afferrare con violenza il polso di un bambino per portarlo a sedersi a tavola. In quell’occasione partì un punto tra genitori e scuola con tanto di lettera di richiamo all’educatrice. Le microspie e le telecamere installate dagli investigatori hanno confermato poi le paure delle famiglie. Il pubblico ministero ha contestato all’insegnante un quadro di condotte reiterate. Nello specifico, stila il quotidiano, 3 schiaffi e 64 strattonamenti; 21 minacce dirette ai piccoli; 10 offese e due imprecazioni e 2 episodi di gravi carenze igieniche. Come sottolineato nell’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) Paola Della Monica, al di là dei singoli numeri è l’atteggiamento sistematico e vessatorio della donna a configurare il reato di maltrattamenti.
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La difesa dell’educatrice e la decisione del giudice
Durante l’interrogatorio di garanzia, la donna ha respinto le accuse più gravi, ammettendo solo alcuni episodi ma giustificandoli come «interventi a scopo educativo». L’educatrice ha sostenuto la necessità di alzare la voce o correggere abitudini sbagliate concesse dai genitori (come saltare sui letti), definendo le proprie frasi un modo per «fornire ai bambini i mezzi necessari per crescere».
Argomentazioni totalmente respinte dal giudice, che ha evidenziato come le violenze non possano trovare alcuna giustificazione pedagogica, nemmeno se alternate a momenti di apparente normalità. I comportamenti aggressivi, secondo la misura cautelare, avevano il solo fine di umiliare i piccoli e infliggere loro punizioni ingiustificate.
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