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Como, la procura chiede di archiviare Cappato per il suicidio assistito di Massimiliano Scalas

28 Settembre 2026 - 09:58 Alba Romano
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L'uomo era malato di sclerosi multipla. Stessa richiesta per Lalli e Maltese
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La procura della Repubblica di Como ha chiesto l’archiviazione dell’accusa di “aiuto al suicidio” mossa nei confronti di Marco Cappato, rappresentante dell’associazione Luca Coscioni, e delle due attiviste – Chiara Lalli e Felicetta Maltese – che nel 2022 accompagnarono in Svizzera Massimiliano Scalas, ammalato di sclerosi multipla, morto l’8 dicembre in seguito ad autosomministrazione di un farmaco letale. Lo riportano La Provincia di Como e Il Giorno.

L’archiviazione

Secondo la Procura – competente per territorio, poiché Cappato, Scalas e i volontari che li accompagnavano varcarono il confine alla dogana comasca di Chiasso – non vi fu alcuna aggressione al bene “vita” né in astratto né in concreto, se non da parte della malattia. Per questo il contributo fornito dai tre indagati si tradusse «in un atto di solidarietà materiale verso una scelta già definita”, quella del malato di porre fine alle sue sofferenze. «Ipotizzare una pena in tal caso appare fuori dal circuito costituzionale, significherebbe sottoporre a sanzione soggetti estranei a contesti lesivi di diritti altrui” perché “verrebbe punita ingiustamente una condotta che agevola niente di più di quanto già adeguatamente e liberamente ponderato dal malato».

La storia di Scalas

Scalas morì in una clinica elvetica l’8 dicembre 2022. Il 17 gennaio 2024 il gip di Firenze si era rivolto alla Consulta proprio per chiedere «se subordinare la non punibilità del suicidio assistito alla condizione che la persona fosse tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale» potesse ritenersi costituzionale. La Consulta rispose sottolineando che «i trattamenti di sostegno vitale devono ritenersi sussistenti anche se rifiutati dalla persona malata». E quindi «il diritto di accesso all’aiuto al suicidio è riconosciuto non solo a coloro che hanno accettato di sottoporsi a trattamenti di sostegno vitale e che decidono di interromperli, ma anche a coloro che li rifiutano».

Nel provvedimento citato dall’Agi c’è anche scritto che nel 2026 nel caso di due persone malate accompagnate in Svizzera da Marco Cappato il gip di Milano aveva fatto un altro passo nell’ampliare la possibilitù di accedere all’aiuto al suicidio e archiviato le accuse per il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. Evidenziando che il trattamento di sostegno vitale era stato da entrambi rifiutato «in quanto inutile, espressivo di un accanimento terapeutico secondo la scienza medica e da entrambi ritenuto non dignitoso secondo la propria sensibilità e percezione».

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