Ultime notizie CarovitaNazionale italianaScuolaUcrainaVladimir Putin
ATTUALITÀFirenzeGiovaniItaliaSalute mentaleSienaTrenitalia

Tira il freno d’emergenza sul treno mentre ha un attacco di panico, ma riceve una multa di 3 mila euro: la storia di Giulia, studentessa di 21 anni

28 Settembre 2026 - 16:30 Michela De Marchi Giusto
La storia della 21enne Giulia F.
La storia della 21enne Giulia F.
La ragazza ha chiesto un rimborso a Trenitalia. Era salita «su un treno regionale esclusivamente per recuperare il telefono cellulare, lasciando bagagli, borsa e documenti sulla banchina»
Google Preferred Site

Ha avuto un grave attacco di panico su un treno regionale a Chiusi, in provincia di Siena, e dopo aver azionato il freno di emergenza ha ricevuto una multa di 3 mila euro. La protagonista della storia è Giulia F., ragazza di 21 anni iscritta alla facoltà di Statistica all’Università di Firenze, che si è trovata a dover pagare la sanzione senza poter comunicare con Trenitalia. Ora la ragazza ha chiesto il rimborso dell’intera cifra e sta seguendo un percorso psicologico per superare l’episodio di disagio vissuto sul treno.

Cos’è successo sul treno a Chiusi

Lo scorso giugno Giulia era alla stazione ferroviaria di Chiusi ed è salita «su un treno regionale esclusivamente per recuperare il mio telefono cellulare e lasciando bagagli, borsa e documenti sulla banchina» dice a Fanpage.it, quando «le porte si sono improvvisamente chiuse». Ciò ha scatenato un attacco di panico, che la ragazza ha definito «acuto e incontrollabile». La separazione dai suoi beni l’ha portata a reagire istintivamente: prima ha tentato di aprire le porte del treno appena partito, poi ha attivato la leva d’allarme. Ciò a portato all’intervento del personale di Trenitalia, che ha fermato il convoglio «per cinque minuti precisi» e ha ripristinato il sistema per procedere con il viaggio.

La multa da 3 mila euro e i 40 minuti di ritardo del treno

Per Giulia, però, il disagio non era passato. La sua borsa era rimasta sulla banchina della stazione e «per l’intero tragitto, fino alla fermata successiva, sono rimasta sdraiata a terra davanti alla porta, in preda a iperventilazione e forte sofferenza psicofisica» dice a Fanpage.it, tant’è che è stato necessario l’intervento di un’ambulanza. Giulia è stata poi identificata, «non sono fuggita, ho collaborato e ho fornito subito i miei dati personali pur senza documenti fisici appresso» racconta. Alla fine della vicenda, la ragazza ha ricevuto una sanzione di 3 mila euro.

«L’amarezza più grande è arrivata proprio dalle parole di un operatore di stazione, che ufficiosamente mi ha detto: ‘Potevi scappare come fanno tutti’». Inoltre, le sono stati addebitati anche i 40 minuti di ritardo che il treno ha subito, come ha scritto Trenitalia nelle comunicazioni ufficiali. Giulia, però, sostiene che «l’allarme ne ha causati solo 5. Mentre 18 minuti erano già preesistenti prima del mio arrivo e i restanti sono derivati dalle lunghe telefonate del personale di bordo alla stazione successiva».

Trenitalia non risponde alla famiglia della ragazza

La famiglia della ragazza ha subito contestato il verbale, con anche il supporto di un avvocato. «Abbiamo provato a mandare l’istanza del nostro legale. Ma su Internet si trovano svariate email a cui però non risponde nessuno. – afferma Giulia a Fanpage.it – Abbiamo mandato diverse PEC, diverse raccomandate, ma nessuna risposta». La studentessa non ha potuto contattare nessun call center o numero verde e anche chiedendo fisicamente al personale di Trenitalia non ha ottenuto soluzione.

La multa, inoltre, non poteva essere rateizzata e di fronte alla scadenza dei termini per il pagamento la famiglia non ha avuto alternative. Così Giulia ha effettuato il bonifico di 3 mila euro. Contemporaneamente ha inviato una documentazione di integrazione, chiedendo l’annullamento della sanzione e il rimborso facendo leva sull’Articolo 4 della Legge 689/1981. Stando alla norma, se la violazione è commessa per salvarsi da un danno grave, allora la persona coinvolta non ha responsabilità.

L’appello alla tutela della salute mentale

Un medico psichiatra ha redatto a Giulia un referto ufficiale che attesta, durante l’episodio in treno, il «disturbo da stress acuto» con tachicardia, derealizzazione, forte senso di costrizione e paura di morte imminente. E ancora oggi persistono i sintomi della spettro panico-agorafobico durante le attività quotidiane. «In passato ho sofferto di attacchi di panico e di ansia e ho fatto dei percorsi con più psicologi della zona. – racconta a Fanpage.it – L’evento sul treno è stato uno dei più acuti ed è durato per più tempo». La ragazza, infatti, sta affrontando un percorso per superare l’incidente.

Giulia continua la sua lotta per farsi restituire i 3 mila euro. Ma soprattutto si chiede: «È accettabile che una crisi di salute mentale sui trasporti pubblici venga trattata come un atto vandalico? Chiederei che la salute mentale venisse trattata in maniera differente. E che ci siano più persone a supporto di questo, non solo in Trenitalia, ma in tutti i luoghi pubblici».

leggi anche