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Dopo sette anni di terapia online adesso Unobravo punta sulle sedute in presenza. La fondatrice a Open: «Ce lo chiedevano psicologi e pazienti»

22 Settembre 2026 - 12:43 Ygnazia Cigna
unobravo terapia presenza danila de stefano
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La piattaforma nata per rendere la terapia più accessibile amplia il proprio modello. L'intervista a Danila De Stefano: «Non siamo innamorati di un canale, ma della missione». Ecco come funziona e quali città sono coinvolte
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Per sette anni ha contribuito a portare la terapia psicologica dentro lo schermo di un computer, facendone uno spazio d’ascolto e cura. Ha registrato un boom senza precedenti e, in poco tempo, è diventato un colosso capace di rendere la terapia più accessibile e di sdoganare l’idea stessa di andare dallo psicologo, specialmente tra le nuove generazioni. Ora, però, il gigante nato con la terapia online, Unobravo, ha deciso di allargare il proprio modello anche alla terapia in presenza.

Unobravo in presenza: ecco in quali città

Il servizio in presenza, infatti, è stato attivato in 29 città. Si tratta di Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Caserta, Catania, Firenze, Genova, Grosseto, Messina, Milano, Modena, Monza e Brianza, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Perugia, Pesaro e Urbino, Pescara, Prato, Ragusa, Roma, Torino, Trieste, Varese, Venezia, Verona.

Il racconto della fondatrice Danila De Stefano

Nelle intenzioni dell’azienda, questa evoluzione non rappresenta un abbandono della terapia online. Al contrario, è proprio l’esperienza accumulata online ad aver fatto emergere nuove esigenze da ascoltare. «Quando siamo nati, sette anni fa, l’online era per noi il modo più efficace per abbattere molte delle barriere che rendevano difficile accedere alla psicologia», racconta a Open Danila De Stefano, fondatrice e amministratrice delegata di Unobravo. «Ma non abbiamo mai pensato che fosse la risposta giusta per tutti», premette. In questi anni, spiega, sono state sia le persone sia i professionisti della rete a chiedere la possibilità di incontrarsi fisicamente.

«La richiesta arriva sia dagli psicologi che dai pazienti»

La spinta a varcare i confini dello schermo non è arrivata dall’alto, ma è emersa naturalmente dalle due anime della piattaforma, psicologi e pazienti. «Nasce da entrambi. In questi anni ce lo hanno chiesto molte persone che avrebbero voluto iniziare un percorso con Unobravo, ma per cui l’online non rappresentava la modalità più adatta, per preferenza personale o semplicemente perché non avevano a disposizione uno spazio in cui sentirsi davvero libere di parlare. Allo stesso tempo, anche molti psicologi e psicoterapeuti della nostra rete ci hanno chiesto la possibilità di accogliere i pazienti in presenza, nei propri studi o in spazi messi a disposizione da Unobravo», spiega la fondatrice. «A un certo punto è diventato evidente che il bisogno delle persone fosse più ampio del servizio con cui Unobravo era nata. La scelta di introdurre la presenza nasce da qui: non chiedere alle persone di adattarsi al nostro modello, ma continuare a far evolvere Unobravo intorno ai loro bisogni».

Dove e come si può fare la terapia in presenza

Il nuovo servizio è partito da un progetto pilota a Milano e si appoggia soprattutto agli studi privati degli psicologi e psicoterapeuti che hanno aderito alla rete. A questi, però, si aggiungono alcuni spazi messi direttamente a disposizione da Unobravo. A Milano, ad esempio, oltre al centro sanitario di corso Vercelli sono previste sedi nelle zone Repubblica, Santa Sofia-Policlinico e Caiazzo; a Roma quelle di Parioli e Castro Pretorio. Il meccanismo di accesso resta quello già utilizzato per l’online in questi anni, ovvero il questionario iniziale, l’abbinamento automatico con un professionista e gestione degli appuntamenti attraverso la piattaforma.

Quanti pazienti ha Unobravo

È una differenza importante rispetto alla storia con cui Unobravo si è fatta conoscere. Nata nel 2019 proprio per sfruttare il digitale e ridurre le barriere geografiche e organizzative all’accesso alla psicologia, la società sostiene di aver seguito finora oltre 500mila persone, per più di 10 milioni di sedute online. Nel primo semestre del 2026, secondo i dati interni forniti dall’azienda, le persone seguite in Italia attraverso percorsi online sono state oltre 194mila, quasi sei volte quelle dello stesso periodo del 2022.

«La terapia online non è adatta a tutti»

La crescita della domanda, però, non significa che tutti vogliano o possano fare terapia davanti a uno schermo. «Non tutti si sentono a proprio agio a parlare di sé attraverso uno schermo. C’è chi preferisce incontrare il proprio terapeuta faccia a faccia, condividere uno spazio fisico e costruire la relazione in presenza. È una preferenza assolutamente legittima e, se vogliamo davvero rendere il supporto psicologico accessibile a più persone possibile, dobbiamo essere in grado di accoglierla», spiega De Stefano. E talvolta è anche una questione di veri e propri limiti logistici. «Non tutti vivono in una casa in cui possono chiudere una porta e parlare liberamente per un’ora, senza preoccuparsi che qualcuno possa ascoltarli. In questi casi lo studio del terapeuta può diventare non soltanto una preferenza, ma la condizione che permette alla persona di affrontare il percorso con la necessaria serenità», aggiunge.

«Non deve esserci gerarchia tra online e in presenza»

Su un punto, però, De Stefano è categorica. Non esiste una terapia di “Serie A” e una di “serie B”. «L’efficacia di un percorso psicologico non dipende semplicemente dal fatto che avvenga davanti a uno schermo o all’interno di uno studio e la scelta del setting va valutata sulla base della persona, del momento che sta attraversando e del giudizio clinico del professionista», puntualizza De Stefano. «Per molto tempo Unobravo è stata identificata, comprensibilmente, con la psicologia online. Ma il valore che abbiamo costruito in questi anni non coincide con il canale attraverso cui avviene una seduta. Sta nella capacità organizzativa applicata alla qualità clinica: nella selezione dei professionisti, nell’abbinamento paziente-terapeuta, nella formazione e nel supporto continuo, nella tecnologia, nel customer care, nei processi di qualità e sicurezza», aggiunge.

L’Italia investe (poco) sulla salute mentale

La società si muove intanto in un mercato in cui la domanda di supporto psicologico è cresciuta, mentre l’offerta pubblica continua a essere un tema di discussione. L’Italia destina alla salute mentale il 3,4% della spesa sanitaria nazionale, contro il 5,7% della media europea. È in questo spazio che l’azienda colloca la propria espansione, precisando di non voler sostituire il servizio pubblico ma contribuire, attraverso una rete privata di professionisti, ad aumentare la capacità complessiva di risposta alla domanda. Anche la composizione della platea che si rivolge a Unobravo, secondo i dati interni dell’azienda, è cambiata. Le donne rimangono la maggioranza e la fascia tra i 25 e i 34 anni quella più rappresentata, ma dal 2022 al 2026 la quota degli over 45 è passata dal 5,4 all’11,2%, mentre quella degli uomini è cresciuta dal 27,6 al 35,3%.

Il prossimo passo: una terapia senza confini tra online e presenza?

L’espansione fisica potrebbe essere solo la prima fase di una rivoluzione più ampia. All’orizzonte, infatti, potrebbe esserci anche un modello terapeutico ibrido e fluido, dove un paziente potrebbe alternare sedute di persona ad altre in videochiamata. In questo modo, durante un viaggio di lavoro o un trasferimento temporaneo, il percorso potrebbe proseguire da remoto senza subire interruzioni. Ma De Stefano ci tiene a sottolineare che in questo percorso trasformativo l’innovazione tecnologica non deve mai prevaricare quella clinica. «Il setting fa parte del percorso terapeutico e qualsiasi forma di flessibilità deve rimanere all’interno della relazione tra professionista e paziente, con il terapeuta che valuta insieme alla persona quale modalità abbia più senso mantenere», conclude.

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