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Come sta Christa Pike, la donna sopravvissuta a due iniezioni letali in Tennessee. «Attaccata a un respiratore»

02 Ottobre 2026 - 21:28 Antonia Verderosa
christa pike
La 50enne, nel braccio della morte in Tennessee dal 1996, è rimasta viva dopo la somministrazione di pentobarbital. Ora è ricoverata in condizioni critiche. Il governatore repubblicano Bill Lee ha sospeso tutte le esecuzioni nello Stato fino alla fine dell’anno
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Christa Pike è ricoverata in ospedale in condizioni critiche dopo il tentativo di esecuzione nel braccio della morte del Tennessee. La 50enne, condannata alla pena capitale per un omicidio commesso quando aveva 18 anni, è sopravvissuta alla somministrazione di due dosi di pentobarbital. Dopo quanto accaduto, il governatore repubblicano Bill Lee ha sospeso tutte le esecuzioni nello Stato almeno fino alla fine dell’anno. Secondo quanto riferisce il “New York Times”, che cita i legali di Pike, la donna è incosciente, intubata e collegata a un respiratore artificiale in un ospedale di Nashville. Al suo arrivo in ospedale, emerge da un atto depositato dai suoi avvocati, «entrambe le braccia erano gonfie, ustionate e ricoperte di vesciche».

Il tentativo di esecuzione durato quasi due ore

Secondo i giornalisti presenti al Riverbend Maximum Security Institution di Nashville, la procedura è durata molto più del previsto, dalle 19 alle 20.56 ora locale. Pike sarebbe rimasta cosciente anche dopo l’inizio della somministrazione del farmaco: ha parlato e cantato insieme alla sua guida spirituale e, dopo la prima dose, avrebbe continuato a muoversi e a respirare in maniera udibile. Dopo il fallimento della procedura, gli avvocati della donna hanno presentato un’istanza d’urgenza per chiedere che l’esecuzione venisse fermata. Pike si trova nel braccio della morte del Tennessee dal marzo del 1996.

Lo stop, poi il via libera della Corte Suprema

L’esecuzione aveva già attraversato ore di incertezza. La donna avrebbe dovuto essere uccisa con un’iniezione letale circa dieci ore prima dell’intervento della Corte Suprema. I familiari della vittima erano già arrivati nel carcere di Nashville quando una corte d’appello federale, con una decisione presa a maggioranza di due giudici contro uno, aveva sospeso la condanna.

Secondo la corte, durante il processo del 1995 non sarebbe stata adeguatamente ricostruita la storia personale della donna, che aveva raccontato di aver subito abusi e violenze sessuali fin dall’infanzia. La difesa dell’epoca, secondo quanto emerso, non avrebbe raccolto elementi che avrebbero potuto essere utilizzati come attenuanti.

La Corte Suprema ha però successivamente autorizzato l’esecuzione, annullando la sospensione. Le giudici Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson hanno votato contro la decisione, definendola «sconcertante» perché avrebbe consentito di procedere prima dell’esame delle contestazioni legali ancora pendenti.

L’omicidio di Colleen Slemmer

Christa Pike venne condannata a morte per l’omicidio di Colleen Slemmer, 19 anni, avvenuto il 12 gennaio 1995 a Knoxville, in Tennessee. Pike, che all’epoca aveva 18 anni, insieme al fidanzato diciassettenne e a un’altra ragazza attirò Slemmer in un bosco.

La giovane venne picchiata, accoltellata e infine colpita con un pezzo di asfalto. Sul corpo fu inciso anche un pentagramma, elemento che inizialmente aveva alimentato l’ipotesi di un rituale satanico. Il fidanzato di Pike confessò di aver inciso il simbolo, negando però che avesse un significato legato a Satana. Pike venne condannata alla pena capitale. Il fidanzato, minorenne all’epoca dei fatti, ricevette l’ergastolo con possibilità di libertà condizionale. La terza ragazza, che testimoniò contro gli altri due, uscì invece dal carcere dopo alcuni anni.

Negli ultimi anni Pike aveva sostenuto di essersi pentita e di essere una persona diversa rispetto a quella che aveva commesso il delitto nel 1995. Nel corso della sua detenzione le era stato diagnosticato anche un disturbo bipolare. Era l’unica donna attualmente condannata a morte in Tennessee e la sua sarebbe stata la prima esecuzione di una donna nello Stato da oltre due secoli.