Ultime notizie CarovitaDelitto di GarlascoFranciaNazionale italianaSpagnaUcraina
POLITICAAdolfo UrsoGiorgia MeloniGoverno MeloniGuido CrosettoLegge di bilancioPolitiche energeticheSpese militari

Più debito per energia e Difesa, ma con 8 milliardi in meno per le spese militari: come ha fatto Meloni a convincere Crosetto. La lite con Urso: «Non ti azzardare»

03 Ottobre 2026 - 06:09 Giovanni Ruggiero
Giorgia Meloni e Guido Crosetto
Google Preferred Site

È l’ultima manovra di bilancio prima del voto quella che governo e maggioranza di centrodestra si preparano a varare entro fine anno. E perciò ogni decisione viene valutata con il massimo dell’attenzione. Il Documento programmatico di finanza pubblica approvato dal Consiglio dei ministri in un quarto d’ora ruota attorno a una frase della premier Giorgia Meloni, «Non un euro in più», spiega Simone Canettieri sul Corriere della Sera. Ma se il Cdm è stato rapido, non altrettanto sono state le fasi preliminari, con non poche tensioni soprattutto tra palazzo Chigi e il ministro della Difesa. Lo scostamento di bilancio vale 29 miliardi in due anni, per lo 0,3% del Pil l’anno su energia e Difesa, con la stessa cifra per i due capitoli. Il tetto di spesa per la Difesa era stato ipotizzato più alto: i 36 miliardi circolati nei mesi scorsi sono scesi di circa 8 miliardi. Con buona pace del ministro Guido Crosetto, convinto alla fine solo dagli argomenti della presidente del Consiglio. Il voto parlamentare sulla relazione è fissato al 13 ottobre, mentre il prossimo passo verso la Legge di Bilancio, il Dpb, dovrà arrivare in Cdm entro il 20.

I numeri su crescita, deficit e debito

Il Pil 2026 è stato rivisto dallo 0,6% all’1%, poi il passo rallenta: +0,8% nel 2027, +0,9% nel 2028, +0,8% nel 2029. Il deficit chiude quest’anno al 2,9%, sale al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, per tornare sotto il 3% solo nel 2029, al 2,3%. Giorgetti precisa che, per le regole Ue, dalle percentuali del 2027 e del 2028 si sottrae lo 0,6% legato alle clausole su energia e difesa, quindi il deficit rilevante per Bruxelles resterebbe sotto il 3%. Il debito resta sopra il 138% del Pil e secondo le stime dovrebbe scendere solo dal 2028. Prima, però, Eurostat dovrà certificare il disavanzo 2026 al 2,9%, passaggio che apre l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo. «I decimali fanno la differenza», ha spiegato Giorgetti.

Perché Giorgetti invoca prudenza sulla legge di Bilancio

«La mia risposta oggi è probabilmente diversa da un mese fa, l’approccio deve essere un attimino più prudente», ha detto il ministro dell’Economia. Pesano due pesi sul groppone del governo: il costo del debito, con lo spread arrivato a 131 punti prima di chiudere a 115, e la spesa sociale, perché pensioni e sussidi vengono adeguati all’inflazione. Come ricorda Repubblica, quella acquisita è al 3,1% e a settembre il rincaro annuo ha toccato il 4,2%. Per questo Meloni ha scritto a Bruxelles, ma Giorgetti nega che la lettera serva a chiedere altra flessibilità: i target furono fissati tre anni fa con un tasso d’inflazione «profondamente diverso». Secondo Il Giorno la prossima legge finanziaria difficilmente supererà i 20-25 miliardi, e la lista dei desiderata della maggioranza, dal taglio dell’Irpef sul ceto medio alla flat tax per gli under 35, è destinata a essere sfoltita. Le opposizioni attaccano: Antonio Misiani del Pd parla di una manovra «modesta e senza idee», Angelo Bonelli di Avs di «quattordici miliardi per armi, mentre gli italiani rinunciano a curarsi».

Come Meloni ha convinto Crosetto al taglio sulla Difesa

Guido Crosetto non era in Consiglio dei ministri. Il suo staff parla di «ragioni di agenda, non politiche», ma più fonti di governo, scrive Repubblica, raccontano che il ministro della Difesa abbia provato fino all’ultimo a evitare il taglio, con una serie di telefonate a Meloni e a Giorgetti. Il suo argomento era «rispettare i patti», cioè lo schema illustrato prima della pausa estiva. Giorgetti ha insistito sui motivi tecnici, la premier su quelli politici: secondo Canettieri, il problema sarebbe stato con Matteo Salvini e con la Lega. La premier ha aggiunto, riporta Repubblica, che con la benzina a due euro e l’inflazione fuori controllo investire più in difesa che in energia «non sarebbe comprensibile per l’opinione pubblica». Alla fine Crosetto ha accettato: gli investimenti del 2027 restano invariati, quelli del 2028 si dimezzano. Il suo auspicio è che gli 8 miliardi tornino nel 2028 e che lo 0,3% del 2027 non venga toccato.

Voto a maggio o a settembre: il nodo delle elezioni

Il contesto politico, scrive ancora Canettieri, è quello di una maggioranza che vuole piantare «più bandierine possibili». Antonio Tajani ha riunito lo stato maggiore di Forza Italia, con Roberto Occhiuto presente, e ha chiesto: «Quale posizione volete che porti al tavolo con Meloni: siete per andare alle urne a maggio con le amministrative o per arrivare fino alla fine della legislatura, cioè settembre del 2027?». La risposta è stata quasi corale: settembre. Per il Corriere, dopo il sì alla legge elettorale si aprirà un tavolo con la premier su un eventuale voto anticipato, da discutere semmai con il Colle. Secondo Repubblica, Meloni resta convinta che sia meglio votare il prima possibile. Giorgetti, intanto, ha avvertito i ministri che i rendimenti dei titoli francesi rischiano di trascinare in alto anche i nostri: «Si è già mossa la speculazione».

Perché Meloni ha litigato con Urso e cosa c’entra la Cina

Durante il Cdm, o poco prima, a seconda delle ricostruzioni, il ministro del Made in Italy Adolfo Urso ha chiesto «una legge che difenda il copyright italiano nella fabbricazione di umanoidi». Il settore, secondo lui, è attaccato dai cinesi che «ci filmano e ci copiano». Era reduce dalla visita a uno stabilimento di robot umanoidi a Genova. Meloni, scrive Repubblica, non l’ha lasciato finire. Il Corriere riporta la replica: «Non ti azzardare nemmeno: se vuoi fare una legge, prima ne parli con me». Il senso, per la premier, è che limitare la concorrenza di Pechino va bene, ma se Urso vuole decidere sulle fabbriche di robot lei lo blocca «in un nanosecondo».