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La lettera di Meloni a von der Leyen: «L’alta inflazione pesa sulla spesa, vale il 20,4% del Pil. Coi rincari più entrate, usiamoli per aiuti mirati»

01 Ottobre 2026 - 21:06 Alba Romano
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Il testo della lettera inviata dalla premier all'Ue dove mette in guardia sull’impatto dei rincari sui conti pubblici. In mattinata, la Commissione europea aveva ricordato di aver già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri. Intanto, è in corso il vertice a Palazzo Chigi sull’impatto del caro energia
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Giorgia Meloni scrive a Ursula von der Leyen. La premier chiede all’Ue maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole di bilancio europee, alla luce dell’aumento dell’inflazione e dei costi dell’energia. «Mentre entriamo nel quarto trimestre dell’anno, le speranze di una rapida risoluzione della crisi in Medio Oriente sono state deluse e i mercati energetici rimangono estremamente tesi», scrive Meloni nella lettera. «Il prezzo del petrolio greggio in euro è superiore di quasi l’80 per cento rispetto all’inizio di quest’anno», scrive, mentre il gas naturale è «più costoso del 156 per cento».

Secondo la premier, gli interventi adottati dalla maggior parte degli Stati membri per frenare l’aumento dei prezzi dei carburanti e delle bollette non hanno impedito che «il reddito disponibile reale delle famiglie» subisse un duro colpo, mentre l’inflazione complessiva a settembre ha raggiunto «un nuovo massimo». A risentirne, prosegue la premier, è anche la competitività delle imprese europee, «gravemente compromessa dall’aumento dei costi energetici».

La richiesta sulle regole di bilancio

È in questo contesto che Meloni pone il tema dei margini di manovra concessi dalle regole di bilancio europee. I percorsi di spesa netta concordati «lasciano un margine limitato per attenuare l’impatto sulle famiglie e sulle imprese senza ricorrere a misure di inasprimento», e in una fase caratterizzata da «significativi rischi al ribasso per l’economia».

La premier richiama anche l’effetto dell’aumento dell’inflazione sul gettito delle imposte indirette. «L’incremento a breve termine del gettito delle imposte indirette derivante dall’aumento dell’inflazione non può essere utilizzato per finanziare misure di sostegno di bilancio compensative», a meno che uno Stato membro non disponga di margine all’interno della traiettoria di spesa netta concordata. Meloni sostiene quindi che occorra «cercare modi per utilizzare almeno una parte delle entrate aggiuntive» per contenere l’aumento dei costi energetici «in modo temporaneo e mirato».

Il nodo dell’inflazione nel 2027: «A rischio spesa pari al 20,4% del Pil»

Nella lettera la presidente del Consiglio individua poi un ulteriore problema in vista dell’aggiornamento dei piani di bilancio per il 2027. Il tetto alla crescita della spesa netta, spiega, è fissato in termini nominali e potrebbe quindi «non tenere pienamente conto dell’impatto di bilancio di un’inflazione che superi in modo significativo le proiezioni alla base del percorso di spesa netta concordato». Il riferimento è alla spesa pubblica che può aumentare «a causa di meccanismi e processi di mercato al di fuori del controllo del governo».

L’esempio più evidente, secondo Meloni, riguarda le pensioni, i cui pagamenti sono collegati, seppure con un certo ritardo, all’andamento dei prezzi al consumo. «Nel caso dell’Italia, la dotazione di spesa direttamente influenzata da un’inflazione che supera in modo significativo le proiezioni alla base del piano di bilancio equivale al 20,4 per cento del Pil», scrive la premier. A questa voce si aggiungono altre componenti di spesa che, secondo la lettera, saranno interessate dall’inflazione più elevata già nel 2027 e che «ammontano al 12,0 per cento del Pil».

«Una questione urgente»

Meloni riconosce nella lettera il rischio di modificare regole di bilancio introdotte di recente e finalizzate alla sostenibilità del debito. Ribadisce inoltre la consapevolezza degli impegni assunti dall’Italia nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi e della necessità di rispettare il percorso correttivo della spesa netta. Ritiene però che il quadro di bilancio europeo lasci alla Commissione «il margine necessario per tenere conto» dei fattori evidenziati nella valutazione ex ante del rispetto della regola sulla spesa, nell’esame dei prossimi progetti di piano di bilancio.

«Ritengo che si tratti di una questione urgente che non può più essere rinviata», conclude Meloni, chiedendo che il tema venga discusso dai ministri delle Finanze nella prossima riunione dell’Ecofin. La premier si dice infine disponibile, insieme al proprio staff, ad approfondire le questioni sollevate nella lettera e a lavorare per «dare concretezza alla nostra risposta comune».

L’annuncio dell’invio della lettera alla Cna

La premier aveva già anticipato alcuni temi della lettera inviata all’Ue dal palco degli artigiani della Cna. «Tra i dossier prioritari che abbiamo sul tavolo, tanto che quando ho finito con voi mi vado a occupare di questo, c’è la maggiore flessibilità per fare fronte alla crisi energetica», ha detto. La premier ha poi spiegato di aver inviato alla presidente della Commissione europea la lettera per porre il tema dell’impatto dell’inflazione sui conti pubblici rispetto alle previsioni di inflazione programmata. «È un problema che hanno tutti gli Stati membri – ha sottolineato -. Pensate alle pensioni, all’assegno unico: non si può non tenere in considerazione che si tratta di effetti che non dipendono dalle scelte del governo. Non siamo gli unici a chiederlo».

Il tema di una necessaria maggiore flessibilità di spesa

Meloni ha anche ricordato la richiesta avanzata dall’Italia nei mesi scorsi per ottenere maggiore flessibilità di spesa con l’obiettivo di fronteggiare la crisi energetica. «Quando lo abbiamo fatto molti dicevano che non era necessario, che non era una priorità, che il tema non era così esplosivo. Registro a mesi di distanza diversi colleghi europei che pongono la stessa questione», ha detto la premier, rivendicando la scelta dell’Italia di affrontare il tema con anticipo. Si tratta di «14 miliardi di euro per l’Italia in due anni e sono risorse che vogliamo utilizzare soprattutto per abbassare strutturalmente i prezzi dell’energia per le imprese».

La lettera e la risposta dell’Ue

In mattinata, sulla lettera, è intervenuta la Commissione europea. La portavoce Paula Pinho ha sottolineato che «abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri». Il portavoce Balazs Udjvari ha invece precisato che Bruxelles «non ha ancora ricevuto la lettera» inviata da Meloni, ricordando al contempo le caratteristiche della clausola nazionale di salvaguardia, che può essere applicata non solo agli investimenti nella difesa, ma anche a quelli nel settore dell’energia.

In corso una riunione a Palazzo Chigi

Intanto, è in corso a Palazzo Chigi una riunione in vista del varo del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), l’aggiornamento sui conti pubblici che farà da cornice alla prossima manovra e dovrà infatti contenere, come indicato dal Parlamento, anche i capisaldi della legge di Bilancio e potrebbe essere affiancato dalla relazione sulla clausola legata a energia e difesa, se il governo deciderà di attivarla. Al tavolo con la presidente del Consiglio, i due vicepremier e leader di Lega e Forza Italia, Matteo Salvini e Antonio Tajani, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Al centro della discussione, spiegano fonti di Chigi, la richiesta dell’Italia alla Commissione europea di riconoscere l’impatto delle spese aggiuntive determinate dall’aumento dell’inflazione e il tema del caro energia da tempo all’attenzione del governo. L’obiettivo prioritario per l’esecutivo è contenere l’impatto dell’aumento dei costi su famiglie e imprese, sostenendo al contempo la competitività del sistema produttivo.

Foto copertina: ANSA/EPA/MADS CLAUS RASMUSSEN| Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni a Palazzo di Amalienborg, a Copenaghen, in Danimarca, il primo ottobre 2025