«Metti “like” e ti paghiamo»: come funziona la truffa dei “mi piace” che ha fatto perdere 4.500 euro a una ventenne
L’hanno chiamata “truffa dei mi piace” perché parte da un’attività entrata nella quotidianità di tutti: mettere un like a una foto o a un video. Un’offerta di lavoro sfruttava questo sempre gesto promettendo ricompense economiche in cambio di like. A cascarci è stata una ragazza di 20 anni, che prima è stata “conquistata” con piccoli pagamenti e poi è stata convinta a versare 4.500 euro con la promessa di guadagni sempre più alti. Per il raggiro sono state denunciate all’autorità giudiziaria sei persone residenti in Italia, indiziate di truffa.
Come funziona la “truffa dei mi piace”
L’indagine è partita dalla querela presentata dalla ragazza: la ventenne era stata inizialmente inserita in una chat di gruppo su WhatsApp, dove riceveva link a contenuti pubblicati sui social network. Il compito era semplice: cliccare “mi piace” oppure iniziare a seguire determinati account. In cambio riceveva piccole somme di denaro. È stato proprio questo passaggio a rendere il raggiro particolarmente insidioso: i primi compensi sono stati realmente versati sul conto della ragazza, così da convincerla lche il sistema fosse affidabile.
Una volta ottenuta la fiducia della ventenne, i truffatori sono passati alla fase due: la ragazza è stata aggiunta a un canale Telegram, dove le sono state proposte operazioni che promettevano guadagni molto più consistenti. A rassicurarla c’erano anche i messaggi pubblicati da numerosi altri account presenti nel gruppo, ritenuti complici e utilizzati per dare l’impressione che altri partecipanti stessero realmente guadagnando.
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La ventenne è stata così convinta a effettuare diversi versamenti, fino a raggiungere complessivamente 4.500 euro, finiti sui conti indicati dai truffatori. Dopo aver ricevuto il denaro, gli interlocutori hanno però fatto perdere le proprie tracce.
Le indagini sui conti correnti
Gli accertamenti della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Matera, coordinati dalla Procura della Repubblica, hanno permesso di individuare gli intestatari e gli utilizzatori dei conti correnti sui quali erano confluite le somme sottratte alla ventenne. Sei persone sono state quindi deferite all’autorità giudiziaria. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari.

