Pamela Genini, Soncin prova a scusarsi: «So che non si può pretendere perdono». La risposta della madre – Il video
È una sorta di confessione quella che Gianluca Soncin ha fatto per la prima volta davanti ai giudici di Milano. In carcere per aver ucciso la sua fidanzata Pamela Genini con 76 coltellate nel suo appartamento di Gorla, il 52enne ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee, prima che iniziasse l’audizione dei testimoni. Seduto accanto ai suoi legali, con voce bassa e piatta, ha letto poche righe scritte a mano su un foglio in cui ha provato a chiedere scusa alla famiglia. Richiesta respinta al mittente dalla madre della ragazza uccisa.
Le scuse alla famiglia: «Il perdono non si può pretendere»
Soncin ha rivolto le sue scuse ai familiari della giovane: «In questo momento di grande dolore e profonda tristezza porgo le mie scuse alla famiglia di Pamela. Da quel giorno le nostre vite sono profondamente cambiate». Ha poi aggiunto: «So che il perdono non si può pretendere. Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori». Nel finale, Soncin ha detto di non avere altra strada che assumersi «fino in fondo le conseguenze per il dolore che ho causato con senso di responsabilità».
Il delitto del 14 ottobre e l’accusa di omicidio pluriaggravato
I fatti risalgono alla sera del 14 ottobre dello scorso anno. Secondo la ricostruzione riportata dall’ANSA, Soncin si era procurato un doppione delle chiavi di casa della giovane ed è entrato nell’appartamento di via Iglesias, nella periferia milanese. Pamela in quel momento era al telefono con l’ex. L’uomo l’ha colpita con 76 fendenti, prima sul terrazzino e poi dentro casa. L’accusa nei suoi confronti è di omicidio pluriaggravato.
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La madre sulle scuse di Sonci: «Parole di plastica»
Le scuse chieste in aula da Gianluca Soncin, imputato a Milano per aver ucciso Pamela Genini sono «respinte al mittente. Sono parole di plastica, insignificanti che non tolgono nulla». Così l’avvocato Nicodemo Gentile, a nome di Una Smirnova, la mamma della giovane uccisa quasi un anno fa con 76 coltellate dopo aver troncato la relazione con il 52enne, ha commentato le dichiarazioni rese in aula dell’uomo. «Sono molto tardive – ha affermato in una pausa di udienza – . Doveva accettare quelle scuse che Pamela gli faceva, quando lui la trascinava per i capelli sul balcone e lo implorava di non ucciderla. Là si doveva fermare».
L’avvocato Gentile, ha affermato che Soncin «poteva evitare di leggere quel foglietto scritto da chissà chi» e che «non ha convinto nessuno». Inoltre «deve fare pace con il suo carattere, con il suo orribile gesto». Ed ha sottolineato che «dimostreremo come Pamela, prima dell’omicidio, era sotto pressione perché la minacciava con dei coltelli. Poteva evitare questa tragedia, invece siamo di fronte a un femminicidio tremendo».
Il legale della signora Uma, la madre di Pamela, ha poi descritto Soncin come un «uomo corroso dal delirio del possesso e del controllo e dalla gelosia patologica». E infine oltre a ricordare che a casa «aveva un arsenale», una decina di coltelli (tra cutter e a serramanico) e quattro o cinque pistole scacciacani, e che la sua è stata «un’attività di macelleria» e che «non ha chance».
In aula oggi c’è anche Nicola, il fratello di Pamela. L’avvocato Sara Sontoli, che assiste lui e la sorella Veronica, ha dichiarato che a suo avviso le scuse di Soncin sono «inopportune, ma non ho ancora avuto modo di discutere con Nicola che non se la sente ancora di parlare».

