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«Bastava una persona», la salma di Pamela Genini e il test dei carabinieri: cosa svelano le manovre al cimitero – Il video

11 Giugno 2026 - 21:24 Giovanni Ruggiero
L'unico iscritto nel registro degli indagati è Francesco Dolci, sedicente ex dell'imprenditrice uccisa a Milano dal suo compagno Gianluca Soncin. La simulazione dei carabinieri: come è stata fatta
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Un test condotto dai carabinieri al cimitero di Strozza, su disposizione della Procura di Bergamo, ha chiarito un punto chiave del caso legato alla profanazione della salma di Pamela Genini, la giovane uccisa a Milano a cui qualcuno ha aperto la bara e asportato la testa: anche un singolo individuo sarebbe stato in grado di estrarre e poi ricollocare il feretro nel loculo. La simulazione si è svolta martedì mattina, mentre i risultati sono stati resi noti oggi. All’operazione hanno partecipato i carabinieri del nucleo investigativo, il sindaco Riccardo Cornali, personale comunale e il titolare dell’agenzia funebre che aveva curato la tumulazione.

Come si è svolta la simulazione al cimitero

Per riprodurre le condizioni originarie nel modo più fedele possibile, è stata usata una bara analoga a quella della vittima per caratteristiche e peso, appositamente zavorrata fino a raggiungere un peso corrispondente a quello in vita della donna. Durante le prove sono state testate diverse modalità: prima con strumenti tipicamente usati nelle operazioni cimiteriali, poi senza alcun ausilio meccanico, contando solo sulla forza fisica. Sia un dipendente comunale addetto alla manutenzione sia un appartenente alle forze dell’ordine hanno estratto, posizionato temporaneamente e reinserito il feretro nel loculo, ciascuno da solo.

Francesco Dolci indagato per la profanazione della salma

Al momento l’unico iscritto nel registro degli indagati per vilipendio del cadavere è Francesco Dolci, sedicente ex compagno di Pamela Genini, che ha sempre respinto ogni addebito proclamandosi innocente. Il test serve a fare luce sulle concrete modalità con cui sarebbe avvenuta la profanazione, e la possibilità che un solo soggetto abbia agito in autonomia apre scenari investigativi che la Procura di Bergamo è ora chiamata a valutare.

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